Cimitero della Misericordia

L’aspetto odierno del Cimitero della Misericordia è frutto di successive modifiche occorse nel primo trentennio del nostro secolo, delle quali resta memoria soprattutto nei numerosi progetti e disegni conservati presso l’Archivio della Confraternita, dovuti agli ingegneri Niccolò Niccolai e Severino Crott e all’architetto Ugo Giusti. Da questa documentazione si deduce che il luogo doveva assumere l’aspetto di un vero e proprio cimitero monumentale, mentre le realizzazioni si sono poi sempre limitate a interventi di ampliamento e riassetto delle aree di seppellimento.

Nella zona della Cappella Maggiore una serie di lapidi sono decorate da formelle con la Croce in grès naturale, adagiate su pannelli ceramici verde scuro.

Nell’ex cappella di sinistra, il sepolcro di Pio Chini è evidenziato da una bella ghirlanda in grès e decorato da piccoli rilievi in ceramica policroma. Il lavoro delle Fornaci è testimoniato anche nelle due grandi cappelle affrontate dedicate alla Santa Croce e ai Caduti oltre che nelle cappelle, scaglionate a intervalli regolari lungo il muro di cinta nel 1929 e appartenenti a famiglie borghigiane (Borelli, Toccafondi, Monti, Maestrini). Sia la decorazione esterna, rifiniture in ceramica delle cornici, dei fregi, dei frontoni, che gli arredi, vetrate, piastrelle, colonnine, furono prodotti infatti dalla manifattura borghigiana, sotto la direzione artistica di Tito Chini, che si avvalse probabilmente della collaborazione di suo zio Pietro Chini per le decorazioni pittoriche. Il disegno è prevalentemente geometrico e punta spesso sui forti contrasti di colore.

 

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