
BARBERINO DI MUGELLO – Un bellissimo programma quello della rassegna “LeggiamoBahia” proposto sulle sponde del lago di Bilancino, per tutto il mese di luglio, dalla libreria Capitolo 7 di Barberino di Mugello e Bahia Cafè, con il patrocinio del Comune e la collaborazione di Artemisia centro antiviolenza, presente agli incontri (leggi qui articolo di presentazione)
Lunedì 14, un vasto pubblico ha partecipato alla presentazione dell’ultimo libro di Vera Gheno, “Nessunə è normale”. Un titolo già di per sé provocatorio, per quel simbolo – detto schwa – utilizzato come desinenza neutra (laddove il neutro non esiste nella nostra lingua), al fine di evitare l’uso abituale del “maschile sovraesteso”.

Un evento di richiamo perché Vera Gheno, sociolinguista e attivista impegnata nelle questioni di genere, diversità, ecc., si è fatta conoscere negli ultimi anni al grande pubblico attraverso numerosi articoli e ben 17 libri, con i quali analizza sotto vari aspetti la comunicazione e il linguaggio, il loro utilizzo e le loro evoluzioni. Ed è anche autrice di un seguitissimo podcast, “Amare parole” che esce ogni domenica sul quotidiano online Il Post. La sua esperienza in campo scientifico (ha collaborato per vent’anni con l’Accademia della Crusca, ed è ricercatrice all’Università di Firenze), ne fanno una voce autorevole negli ambiti oggetto dei suoi studi, che analizza con un’ottica interiezionale.

Accolta da Valentina del Bahia Cafè e da Martina di Capitolo 7, l’autrice ha incantato la platea per oltre un’ora filata con il suo fare simpatico e appassionato, rispondendo alle domande intelligenti e mirate della scrittrice barberinese – ed a sua volta attivista sui temi del lavoro e dell’ambiente – Simona Baldanzi.

Chi, nell’arco della propria vita, non si è sentito o sentita definire “normale”, o “non normale”, attribuendo a sua volta tali etichette a cose e persone, in modo quasi automatico e del tutto inconsapevole degli effetti? Ecco, il libro analizza le insidie e le arbitrarietà del termine partendo dalla sua definizione, per concentrarsi poi sul pensiero sociale e il linguaggio. Con capitoli dedicati al corpo, alla società, allo stile di vita, perfino all’odio, e al bisogno che tutto aderisca a canoni prestabiliti. Con un “gran finale” che ci traghetta – come nel precedente volume, “Grammamanti” – oltre l’inclusione, per ampliare gli orizzonti verso nuovi paradigmi cognitivi e sociali. Perché, non dimentichiamolo, le parole sono importanti, e il superamento delle criticità legate alle disuguaglianze sociali passa anche dalle sfaccettature della comunicazione. Un libro senz’altro da leggere da tutti e tutte; peccato che il pubblico fosse in maggioranza schiacciante femminile.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Luglio 2025

