
L’oratorio della SS. Trinità occupa interamente il lato settentrionale della piazza, ormai da lungo tempo non più identificato come primario riferimento sacro dei popolani, ma come ambiente destinato a funzioni non propriamente spirituali.
Il luogo infatti, è divenuto attualmente sede di esposizioni ed eventi culturali, noto popolarmente come Vecchia Propositura, sconosciuto a molti come oratorio della SS. Trinità o come antica chiesa parrocchiale dei SS.Jacopo e Filippo.
La chiesa fu eretta probabilmente agli inizi del XIV secolo per le esigenze della nascente “terra nuova” di Castel San Barnaba e assegnata come suffraganea alla pieve di Santa Maria a Fagna. Divenne parrocchiale con atto vescovile del 1375, momento in cui le fu concesso il Fonte Battesimale e la facoltà di battezzare. Da quel momento il suo territorio parrocchiale, fino ad allora circoscritto alla sola area fortificata di Scarperia si sarebbe esteso verso nord, fino alle falde dell’Appennino.
Ristrutturazioni e adattamenti dell’aula per le esigenze di un naturale incremento demografico del popolo di Scarperia si registravano già nel primo Quattrocento, momento in cui nel patrimonio di arredi liturgici della chiesa iniziarono a comparire opere artistiche di pregio notevole.
Alla seconda metà del XV secolo dovrebbe appartenere infatti, la dotazione del raffinato tabernacolo in marmo per la custodia del SS. Sacramento scolpito da Domenico Rosselli e ora collocato nella cappella di sinistra dietro l’Altar Maggiore in propositura, la chiesa attuale di Scarperia.
Danneggiata gravemente dal terremoto del 1542, la chiesa fu ricostruita secondo la planimetria e le forme originali, impreziosita da nuovi arredi e con almeno sette altari al suo interno.
Nel 1593 fu nominata prioria, un ruolo perseguito per oltre un secolo e fino al 1704 momento in cui finalmente fu elevata a propositura con il titolo dei SS.Jacopo e Filippo e sotto il patronato del popolo.
Sostenuta dalle elemosine dei fedeli e dalle cospicue donazioni delle famiglie più facoltose, la propositura proseguì nel suo cammino pastorale divenendo il fulcro spirituale e sociale della comunità. Un organismo nel quale il popolo si riconosceva profondamente contribuendo concretamente ad accrescerne il beneficio parrocchiale e a garantire il sostegno dei rettori. Tra il XV e per tutto il XVII secolo al suo interno erano attive varie Compagnie costituite e sostenute dalle famiglie più importanti della zona che in chiesa avevano fatto costruire altari sotto titoli diversi e davanti ai quali si adunavano gli iscritti.
Al tempo sopra l’Altar Maggiore era una splendida Natività di Maria fra i Santi Jacopo e Filippo dipinta da Matteo Rosselli nel 1633-35 e ora visibile sul secondo altare di destra nella nuova propositura. Raccolta da una ricca cornice intagliata la tela mostra i due Santi che indicano la grandiosità dell’evento mistico, con la neonata Maria in grembo alla madre, Sant’Anna.
Secondo la descrizione di Giuseppe Maria Brocchi, alla metà del Settecento la chiesa doveva apparire al culmine del proprio splendore, con gli altari laterali sorretti da colonne di pietra, impreziositi da dipinti ed arredi di pregio. La cantoria con l’organo erano collocati sopra l’ingresso e addossati alle pareti laterali erano il Fonte Battesimale in marmo ed un pulpito di legno. Sotto l’Altar Maggiore, in una teca lignea, si custodivano le spoglie di San Prospero martire donate da Cosimo III Granduca di Toscana.
Quando le soppressioni religiose del primo Ottocento determinarono l’allontanamento degli Agostiniani da Scarperia, la loro chiesa conventuale più ampia e adatta alle esigenze del popolo, divenne sede principale della propositura, nella quale fu traslato poi anche il titolo parrocchiale dei Santi Jacopo e Filippo.
Da quel momento il primitivo edificio di culto divenne sede della Compagnia della SS.Trinità, e identificato popolarmente come Vecchia Propositura. Successivamente anche gli arredi e le opere sacre furono spostati nella nuova sede.
Il terremoto del 29 giugno 1919 provocò il crollo della copertura e il danneggiamento degli altari laterali.
Dopo il drammatico evento sismico furono indispensabili interventi radicali di restauro che si conclusero solo sul finire della decade successiva.
Nella seconda metà del Novecento, in seguito al secondo conflitto mondiale, fu necessario intervenire nuovamente per il consolidamento generale delle strutture, i rifacimenti del tetto e dei pavimenti.
L’aspetto dell’edificio che abbiamo oggi è dovuto al restauro complessivo intrapreso nel 2013.
Alle pareti laterali restano le imposte di cinque altari, ormai tutte prive di mensa, sormontate da colonne di pietra che sostengono timpani interrotti dal simbolo eucaristico.
Qualche fregio dei committenti ben conservato resta ancora visibile alla base delle strutture.
Il presbiterio è rialzato di due gradini e sulla parete di fondo si appoggia l’imposta possente dell’Altar Maggiore, con alte colonne che sostengono il timpano arcuato interrotto anch’esso dal simbolo eucaristico. Sui due plinti di base è il fregio policromo dei Consorti, la famiglia che aveva commissionato e fatto erigere l’altare nel 1646.
Sulle pareti della sacrestia restano affisse un’acquasantiera di pietra ed un tabernacolo murale in pietra serena usato come contenitore per le elemosine. Il manufatto databile al XVII secolo si propone con una mostra coronata da arco ogivale su valva di conchiglia a scanalature.
Massimo Certini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 ottobre 2024