MUGELLO – In Toscana, fra ‘800 e ‘900, il grano delle varietà “da paglia” si coltivava nel Valdarno e soprattutto nella provincia fiorentina. Utilizzando i preziosi “fili” le abili Trecciaiole confezionavano i famosi cappelli di paglia di Firenze oppure diverse composizioni decorative; i manufatti grezzi venivano ritirati dalle piccole industrie sparse sul territorio che provvedevano alle “rifiniture” necessarie alla vendita diretta o all’esportazione.

Verso la fine del XIX secolo la concorrenza di altri distretti produttivi (Carpi – Marostica – Montappone – Luzzara) e quella avanzata dai competitori esteri (Cina – Giappone – Panama) contribuirono a determinare una profonda crisi commerciale; una importante responsabilità ricade ugualmente sui mutevoli capricci della moda.

Questo difficile contesto comunque aggravò il peso dell’intermediazione esercitata dai “Fattorini” che distribuivano il lavoro alle donne e poi lo remuneravano, a cottimo, per conto degli industriali.

La clamorosa rivolta delle Trecciaiole scoppiò appunto il 15 maggio 1896, sulla piazza di Peretola, quando le retribuzioni proposte scesero a livelli davvero insopportabili: capitanate dalla mitica popolana Barsene Conti il loro grido < Pane e Lavoro ! > arriverà pure in Mugello.

Barberino, in particolare, rientrava a pieno titolo nel “mondo della paglia”: già il celebre Dizionario compilato nella prima metà del XIX secolo dal geografo Emanuele Repetti segnala qui una diffusa lavorazione della treccia; sempre in proposito la dettagliata “Guida del Mugello e della Val di Sieve” pubblicata nel 1914 dal prof. Francesco Niccolai evidenzia, oltre allo stesso Capoluogo, le Frazioni di Cavallina – Latera e Campiano.

Dobbiamo ancora al cospicuo lavoro di ricerca condotto dal prof. Fabio Bertini, edito a cura della Regione Toscana nel 2019 sotto il titolo “Barberino di Mugello dalla Comunità alla Repubblica attraverso la Resistenza”, ulteriori interessanti approfondimenti: leggiamo infatti che nel Comune operarono 6 fabbricazioni di cappelli di paglia che occupavano insieme una quindicina di operaie, 3 negozianti di cappelli (Ferdinando Ignesti, Baldassarre Tredici, Leopoldo Tredici), 1 negozio di trecce di paglia (Pellegro Cantini).
Peraltro troviamo notizie sull’esito locale dello sciopero a Barberino: il 28 maggio un corteo animato da una cinquantina di Trecciaiole esasperate raggiunse il palazzo comunale e una delegazione venne ricevuta; le Autorità però “presero soltanto tempo” in attesa delle decisioni di una specifica commissione a valenza comprensoriale istituita presso la Camera di Commercio.

D’altra parte anche sul piano generale la prima grande mobilitazione femminile della storia toscana cessò, pochi giorni dopo, senza risultati significativi per le lavoratrici.

Renato Sassaroli 
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 settembre 2026

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