
MUGELLO – In un recente post sui social, Simone Bettini ha raccontato come è nata l’idea di verniciare le scaffalature prodotte dalla sua azienda con colori vivaci e insoliti per l’industria.
“Una volta Paolo Parigi incontrò mio padre e complimentandosi per la qualità dei suoi prodotti, aggiunse che per la verniciatura avrebbe potuto fare di meglio. Fu così che pensammo di identificare la nostra produzione con colori innovativi per l’epoca.”
In seguito la Rosss rese riconoscibile la sua produzione con una sorprendente serie di colori comprendente una tonalità di fucsia che la distinse dalla concorrenza, e che è tuttora quella di maggior successo.
Questa storia industriale mi ha fatto considerare alla bizzarria del destino che fece nascere un designer industriale di valore internazionale nel Mugello, una terra che con l’industria ha scarsa simpatia e dimestichezza.
Il suo genio ideò il marchio Mukki agli inizi della sua carriera da pubblicitario, e tuttora fa bella mostra sulle confezioni di prodotti consumati quotidianamente nelle nostre case. Passato dalla pubblicità al design, rivoluzionò il concetto di tecnigrafo trasformandolo da strumento meccanico sgraziato, grigio e freddo come l’acciaio, in una macchina razionale e bella come una scultura moderna.
Per un ventennio dagli studi tecnici e di architettura di tutto il mondo scomparvero molle, contrappesi e colori grigi. Poi la rivoluzione digitale che introdusse computer e programmi che relegarono nel passato tiralinee, matite e china. La Heron Parigi rispose creando nuovi concetti di arredamento per ufficio e residenze altrettanto unici e di successo, poltrone, sedie, tavoli e moduli d’arredo che oggi sono pezzi da collezione.
Paolo, che apparteneva al ristretto gruppo degli antesignani del Made in Italy e dei designer capaci di tenere la matita in mano, nel 1979 vinse il compasso d’Oro, forse il più importante riconoscimento a livello mondiale. Il suo tecnigrafo “A 90” (qui un articolo) entrò nell’albo d’oro del premio accanto a nomi come Ettore Sottsass, Gio Ponti, Vico Magistretti e Joe Colombo. Per comprenderne il valore basta ricordare che vinsero il Compasso d’Oro la Fiat 500 (1959), la Lettera 22 (1954) Olivetti, la Lampada Eclisse (1967) des. Vico Magistretti e la Ferrari Purosangue.
Per non dilungarmi, cito soltanto altri riconoscimenti a Tokio, New York, Chicago, Lucerna, Hannover, Amsterdam. La sua sedia Polo vinse il Premio Smau e altre furono le Menzioni d’Onore del Compasso d’oro.
A 24 anni dalla sua scomparsa sono riconoscente a un mugellano illustre come Simone Bettini, Presidente di Rosss e di Federmeccanica, per averlo ricordato. Grazie per la citazione e l’aneddoto che vale una lezione di marketing e per farmi pensare ancora una volta se lo straordinario curriculum vitae di una persona che ha portato con onore nel mondo il nome di Borgo San Lorenzo nell’indirizzo della sua azienda, non meriti un riconoscimento pubblico. Mi piacerebbe che a Borgo San Lorenzo, fra tanta toponomastica dedicata a persone che non appartennero al nostro territorio o che la storia rende ogni giorno più sbiadite, ci fosse almeno una via Paolo Parigi, industrial designer.
Renzo Bartoloni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 Marzo 2026