
FIRENZUOLA – Continua il dibattito sull’utilizzo come spazio culturale del cimitero germanico della Futa, dopo la decisione, di parte tedesca, di interrompere l’autorizzazione a effettuare spettacoli dal 2027. Oltre ad Archiviozeta un’altra compagnia teatrale, la fiorentina Underwear Theatre, diretta da Filippo Frittelli, negli ultimi sei anni ha utilizzato quegli spazi, ogni volta per una-due rappresentazioni, di vario genere – le ultime su Van Gogh e Pasolini. E interviene per appoggiare la decisione di dire basta col teatro nel cimitero della Futa.
Il dibattito, che si è acceso in queste giornate sulla fine delle rappresentazioni teatrali al Cimitero Germanico della Futa, non può non coinvolgerci. Essendo stati anche noi destinatari della lettera da parte del Direzione del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge – dopo sei anni di autorizzazioni consecutive per i nostri progetti – che sancisce dal 2027 il divieto ad ogni “spettacolo teatrale o di altro genere”.
Archivio Zeta, nota compagnia di teatro contemporaneo del panorama nazionale, in questa sua ventitreesima (e dunque ultima) filata di spettacoli, chiede in queste ore aiuto “a gran voce” alle istituzioni locali per far soprassedere l’ente tedesco sulla decisione presa
Quale compagnia di teatro emergente dell’area fiorentina siamo cresciuti con le azzeccate messe in scena presso il cimitero militare della Futa, e non è in discussione l’opera compiuta anno dopo anno sulla valorizzazione del territorio da un punto di vista culturale e sul pregio teatrale degli spettacoli; la considerazione che tuttavia ci fa riflettere e non essere solidali con la compagnia bolognese e porci dal lato della scelta della direzione cimiteriale, proviene proprio dalla motivazione espresse nella comunicazione ricevuta:
“… Ciò è dovuto al fatto che dipendenti, membri, sostenitori e familiari dei caduti esprimono ripetutamente critiche molto aspre a tal riguardo. In Germania, per molte persone gli spettacoli teatrali sulle tombe o nei Cimiteri sono del tutto inconcepibili e riteniamo che gran parte della popolazione italiana la pensi allo stesso modo.
L’idea di utilizzare i Cimiteri di Guerra come luoghi per spettacoli è moderna e innovativa, ma per rispettare la concezione culturale del rispetto dei defunti dei nostri membri e sostenitori e per non irritarli ulteriormente, dopo una attenta riflessione abbiamo deciso di compiere questo passo e confidiamo nella Vostra comprensione.”
Ringraziamo per la buona collaborazione e porgiamo distinti saluti”
cit. lettera del VKD 09.04.26 a underweARTheatre
Debbo ammettere che lo scorso giugno, nella nostra usuale annuale tre giorni di spettacoli al Cimitero della Futa (dal 2021), mi sono ritrovato da solo, quale regista ed attore, alla fine dell’ultima rappresentazione dedicata quest’anno a Pasolini, a guardare i campi di sepoltura e le fila di lapidi, con in pancia il disagio, lo stress, il dolore risuonante dalle parole della lettera, inconsciamente, mi sono interrogato sulla necessità del teatro di venire, di esistere, di “forzare” certi luoghi. O se non fosse maggiore il peso della quota di vanità degli artisti coinvolti nel voler cercare un successo “a tutti i costi”. E ascoltandomi dentro ero in quegli istanti di tramonto contento di non tornare più lì a disturbare i morti, i 30.000 ragazzi tedeschi della linea Gotica, ad appropriarmi di qualcosa, di fatto non mio, come la memoria, il tempo, l’amore dei cari e la storia stessa, per la nostra operazione artistica.
L’esperienza dello spettatore è certamente unica in un luogo del genere, sono stati scritti libri interi sul tema – a quale prezzo però? Se il numero delle rappresentazioni è mutato da pochi giorni in mesi interi, se il gesto teatrale è sconfinato sopra tombe e lapidi, se le manifestazioni sono divenute spazio di adunanza massiccia di spettatori paganti rendendo improbabile, se non impossibile, la visita per i non interessati al teatro nei periodi di rappresentazione.
Pare allora perdersi il senso dell’osservanza del sacro, del contegno morale che il luogo impone e anche di semplici regole (scritte) d’attenzione che mirano proprio alla salvaguardia della sensibilità dei famigliari dei caduti, per trasformarsi in un veicolo funzionale di suggestione plastico intrigante, per accattivare un linguaggio che fuori di lì allora sarebbe senza valore (?)
Calma. Non siamo al puntare il dito contro nessuno, ma ad esprimere rispetto per la decisione presa nella sua piena legittimità dal VDK – comunicataci con largo anticipo: che danneggia anche noi, relativamente, sia in termini economici sia in termini reputazionali – vista la nostra non abbondante presenza – comunque certamente meno rispetto ad una compagnia che opera annualmente con un mese intero di rappresentazioni, cosa più unica che rara nel panorama dell’uso dei “beni comuni” (senza nessuno costo d’affitto!), per rifarsi ad una delle motivazioni sollevate per la contestazione della decisione. E anche il far appello, sinceramente, alla valorizzazione turistica ci pare razionalmente poco coerente con un sito cimiteriale.
Si capisce male, senza voler far polemica, anche una certa presa di posizione politica delle istituzioni locali– eccetto la giunta del Comune di Firenzuola – contro una decisione di un ente (militare) straniero su un luogo di specifica competenza a difesa della sensibilità dei parenti dei caduti che non è affatto deputato ad accogliere spettacoli (essendo un cimitero ripetiamo), che inoltre è totalmente sostenuto dai soldi dei cittadini tedeschi; presa di posizione politica poi a favore dell’interesse privatistico di una singola compagnia (che non effettua rappresentazioni a libero ingresso): come se l’attività culturale svolta negli anni desse diritto ad un “impossessamento” del cimitero stesso, ad una sorta di usucapione artistico. Verrebbe di conseguenza di interrogarsi sulla funzione dell’arte nel sociale, se la sua funzione non sia quella di ascoltare invece di chiedere, ascoltare anche i propri limiti, come quelli del rispetto dello spirito di un luogo e dei suoi fini primari, ma il discorso ci porterebbe molto lontani.
La situazione è probabilmente sfuggita di mano, condotte errate, incidenti di percorso, mancato controllo, non possiamo esattamente sapere da dove è sorta l’irritazione dei familiari delle vittime per far cambiare drasticamente l’orientamento al VKD al quale esprimiamo un fortissimo ringraziamento per averci per sei anni dato la possibilità di esprimere il nostro teatro e per riconoscerci la validità della collaborazione.
Pensiamo che forse dopo tanti anni (23 nel caso di Archivio Zeta) potrebbe essere anche salutare fermarsi, che il luogo sia stato sufficientemente valorizzato, che forse è necessario un ripensamento, che ciò che è stato creato è stato diffuso e assorbito, e che sicuramente una compagnia teatrale avrà la forza e la fantasia per trovare altri luoghi, anche vicini o altri lontani per esprimere le sue idee, e vieppiù l’auspicio che il teatro ritrovi i suoi spazi più consoni, che sono ben distinti, da sempre, da quelli dove i “morti riposano”.
E’ una decisione che senz’altro addolora anche noi come compagnia, per il filo che avevamo iniziato a tessere con la comunità locale, ma l’accogliamo con piena comprensione e solidarietà.
Filippo Frittelli
underweARTheatre
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Agosto 2026