La puzzola europea, fotografata nei boschi dell'Alto Mugello
La puzzola europea, fotografata nei boschi dell’Alto Mugello

MUGELLO – Lorenzo Shoubridge è un giovane, ma quotato fotografo naturalistico, recentemente stabilitosi in Mugello. E nei nostri boschi, con il suo lavoro fatto di tecnica e profonda conoscenza degli ambienti naturali e della fauna, va a cercare immagini di grande rarità e bellezza. Stavolta ci parla di un altro animale poco noto, presente nel nostro Appennino, la puzzola europea.

Dopo il ritorno silenzioso del gatto selvatico, raccontato come il segnale più evidente di una natura che nel Mugello tenta di ricucire le proprie fratture, c’è un altro abitante dell’Appennino che percorre gli stessi sentieri, utilizza gli stessi boschi e le stesse radure, ma che si sottrae ancora di più allo sguardo umano. È la puzzola europea, un animale elusivo fino all’estremo, un vero gioiello naturalistico del nostro Appennino, tanto importante dal punto di vista ecologico quanto fragile nella sua presenza.

Gatto selvatico e puzzola condividono gli stessi ambienti, gli stessi equilibri sottili, le stesse necessità di continuità territoriale. Ed è proprio questa condivisione a rendere il Mugello un territorio chiave, non marginale ma centrale, nella conservazione della biodiversità appenninica. Qui non siamo davanti a un’area isolata, ma a una vera cerniera ecologica, un corridoio naturale già esistente che collega due grandi sistemi protetti riconosciuti a livello nazionale: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. In mezzo, il Mugello. Un territorio che unisce, che permette agli animali di muoversi, disperdersi, sopravvivere, mantenere un patrimonio genetico vitale.

La puzzola europea è una specie che non tollera la semplificazione del paesaggio. Ha bisogno di boschi, di margini, di zone umide, di corsi d’acqua, di un’agricoltura non intensiva, di un mosaico ambientale complesso. È un predatore discreto ma fondamentale, che contribuisce al controllo delle popolazioni di micromammiferi e anfibi, e che diventa rapidamente assente dove il territorio viene frammentato, artificializzato o banalizzato. La sua presenza è quindi un indicatore biologico di altissimo valore, molto più sensibile di altre specie più adattabili come la faina, suo diretto competitore, o come la martora, legata a boschi maturi e continui. In questo stesso sistema trovano spazio anche specie come l’istrice, ingegnere dell’ecosistema, e la lepre, tasselli diversi ma interconnessi di un equilibrio che funziona solo se il territorio resta integro.

Una faina

Raccontare la puzzola significa però anche raccontare la difficoltà di studiarla. Il monitoraggio di questa specie in Mugello è parte di un lavoro più ampio di ricerca sulla fauna elusiva appenninica, portato avanti in gran parte in autofinanziamento, tra ostacoli pratici, costi elevati e tempi lunghissimi. I numeri parlano da soli: in un anno di lavoro, tre fototrappole dedicate hanno registrato soltanto due passaggi di puzzola. Due immagini appena. Eppure sufficienti a confermare che questo corridoio ecologico non è un’astrazione teorica, ma una realtà biologica concreta, ancora funzionante, ma estremamente vulnerabile.

Ed è qui che il discorso non può restare confinato alla sola divulgazione naturalistica. Se il Mugello è davvero, come dimostrano questi dati, un nodo strategico per la connessione ecologica dell’Appennino, allora la sua tutela e valorizzazione non possono continuare a poggiare solo sulla buona volontà dei singoli, sul lavoro volontario o sull’autofinanziamento di chi monitora il territorio. È necessario un salto di scala. Un’assunzione di responsabilità politica.

Un istrice in Mugello

La Regione Toscana non può limitarsi a riconoscere a parole l’importanza della biodiversità senza investire in modo strutturale su questi corridoi naturali. Le fondazioni, che per statuto dovrebbero sostenere la valorizzazione del territorio, la ricerca e la cultura, non possono restare spettatrici di fronte a un patrimonio ambientale di questo livello, documentato e dimostrabile. I dati ci sono, le immagini ci sono, le competenze anche. Manca una visione condivisa che trasformi il Mugello da area di passaggio a spazio strategico di connessione ecologica riconosciuto, tutelato e finanziato.

Una volpe

Questo lavoro di monitoraggio viene portato avanti anche grazie alla collaborazione con l’Unione Montana dei Comuni del Mugello, in un dialogo concreto tra ricerca sul campo e amministrazioni locali. Ma senza un impegno più ampio, regionale e sovraregionale, il rischio è che queste presenze restino solo tracce isolate, documentate ma non protette nel lungo periodo.

La puzzola europea, con la sua apparizione rarissima, quasi invisibile, ci manda un messaggio chiaro: questo territorio funziona ancora, ma non lo farà per sempre se non viene riconosciuto come ciò che è realmente. Un corridoio ecologico di importanza nazionale, un patrimonio naturale che merita attenzione, risorse e scelte politiche coraggiose. Ignorarlo oggi significherebbe accorgersene troppo tardi domani.

testo e fotografie di Lorenzo Shoubridge

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 gennaio 2026

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5 commenti

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  2. Articolo davvero prezioso.
    Da proprietario di una dimora storica vincolata con giardini e parco e terreni agricoli dismessi a Bivigliano – Vaglia, e come vicepresidente ADSI Toscana e delegato per il Mugello, viene spontaneo chiedersi se, accanto ai boschi e ai corridoi naturali, anche questi luoghi possano essere letti come presìdi discreti di biodiversità.
    Forse uno spunto su cui ragionare insieme?

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