MUGELLO – Lorenzo Shoubridge è un giovane fotografo naturalista che ora abita in Mugello. In questo suo primo articolo ci dice del suo lavoro e ci mostra anche alcune sue bellissime foto. Raccontando anche una recente disavventura in Alto Mugello, dove gli sono state trafugate tutte le apparecchiature.

Mi chiamo Lorenzo e il mio lavoro nasce dall’incontro tra fotografia naturalistica, osservazione sul campo e monitoraggio faunistico svolto in completa autonomia. Negli anni questo percorso mi ha portato a ottenere riconoscimenti internazionali, con quattro piazzamenti al Wildlife Photographer of the Year, premi al GDT – European Wildlife Photographer of the Year e collaborazioni con realtà editoriali di primo piano come BBC Wildlife Magazine e Nature Picture Library. Traguardi che rappresentano non un punto di arrivo, ma una conferma della solidità e della credibilità del lavoro svolto sul campo. Da anni dedico tempo, studio ed energie alla conoscenza degli ambienti montani e forestali, con particolare attenzione agli equilibri delicati che regolano la presenza dei grandi e piccoli mammiferi più elusivi.

Il percorso che oggi mi porta nel Mugello affonda le sue radici in esperienze precedenti come Apuane Terre Selvagge e Attitude: progetti che hanno rappresentato una vera e propria eredità metodologica ed etica. Da lì ho portato con me un approccio rigoroso, rispettoso e paziente, fondato sull’assenza di disturbo, sulla conoscenza profonda del territorio e su un rapporto diretto e continuo con la natura, vissuta in tutte le stagioni e condizioni.

Nel Mugello, soprattutto nelle aree montane, sto sviluppando un lavoro di documentazione e monitoraggio che si inserisce in un contesto di collaborazione con l’Unione dei Comuni. Proprio da questo territorio nasce anche una delle immagini che più ha contribuito a dare visibilità internazionale al mio lavoro: la fotografia di un tasso realizzata nel Mugello, oggi in tour nelle principali mostre europee del GDT European Nature Photographer of the Year. Un’immagine che sta viaggiando in tutta Europa, riscuotendo grande entusiasmo soprattutto all’estero e diventando, di fatto, una potente forma di promozione del patrimonio naturale mugellano. Un impegno che non si limita alla produzione di immagini, ma che punta a restituire valore scientifico, culturale e divulgativo a specie spesso invisibili, ma fondamentali per la salute degli ecosistemi.

Tra queste, il gatto selvatico occupa un ruolo centrale. È una presenza discreta, simbolo di ambienti ancora integri e complessi, e allo stesso tempo una delle specie più difficili da studiare e documentare. Il mio lavoro su questa specie nasce da anni di osservazioni, tracciamenti indiretti, analisi comportamentali e monitoraggio continuativo, con l’obiettivo di contribuire a una conoscenza più approfondita e consapevole della sua distribuzione e delle sue dinamiche.

Accanto al gatto selvatico, un’altra specie di grande interesse è la puzzola europea. Non solo ho avuto modo di fotografarla, ma anche di documentarne la presenza e studiarne alcuni aspetti ecologici e comportamentali, contribuendo a dare visibilità a un animale spesso sottovalutato ma estremamente importante negli equilibri naturali.

Nelle prossime settimane sarà mio impegno avviare e consolidare collaborazioni con enti scientifici e realtà di ricerca, presentando in modo strutturato il lavoro di monitoraggio svolto, in particolare sul gatto selvatico, ma anche sulle altre specie target come la puzzola europea. Un percorso che mira a trasformare l’esperienza sul campo in dati utili, condivisibili e a supporto della conservazione.

Questo lavoro viene portato avanti interamente in autonomia, con strumentazioni regolarmente autorizzate e con un’attenzione costante alla tutela degli animali e degli ambienti monitorati. Proprio per questo, ha rappresentato un duro colpo il recente furto e danneggiamento delle attrezzature utilizzate per il monitoraggio, un episodio grave che ha colpito non solo il lavoro in sé, ma anche l’impegno profuso nella tutela della fauna. Su quanto accaduto sono attualmente in corso le indagini da parte delle autorità competenti.

Raccontare questi animali significa raccontare equilibri fragili, presenze silenziose e un patrimonio naturale che esiste solo se viene rispettato e compreso. È significativo notare come questo lavoro venga spesso riconosciuto e valorizzato con grande attenzione in ambito internazionale, mentre localmente passi talvolta inosservato: un contrasto che non è una critica, ma uno stimolo a prendere maggiore consapevolezza del valore che il Mugello esprime e comunica, oggi, anche attraverso la fotografia naturalistica.

I prossimi articoli saranno dedicati proprio a questo: al gatto selvatico, alla puzzola europea e al picchio nero, specie diverse ma unite da un filo comune fatto di foreste, tempo, discrezione e responsabilità.

Un lavoro che non cerca scorciatoie né sensazionalismi, ma che vuole restituire dignità, profondità e futuro alla fauna del Mugello.

Lorenzo Shoubridge
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2025

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