
Chiesa di San Jacopo a Castro, al Montale o alla Traversa
L’atto di fondazione della chiesa di San Jacopo è noto e risale al 1203. Rogato a Galliano, documenta la donazione da parte di madonna Porpora degli Ubaldini di un terreno situato al Monte, o Montale, al pievano di Cornacchiaia affinché vi istituisse una cura dedicata a San Jacopo.
Nel 1912, dalla chiesa della Traversa fu rubata una Madonna con Bambino, attribuita ad Andrea della Robbia. L’opera venne recuperata alcuni mesi più tardi e ricollocata nella chiesa di San Jacopo il 30 agosto 1913. Fu nuovamente trafugata nel 1944 e ne venne recuperata soltanto una parte. Su questa vicenda ho pubblicato un approfondimento consultabile sul sito del Il Filo del Mugello.
“Il mio ministero è attualmente ostacolato da varie cause gravi: la chiesa è scoperchiata di quasi tutto il tetto, il campanile e la sagrestia quasi del tutto. La canonica è pure in tristi condizioni, perché non ha più né porte né finestre e tanto meno mobilia e utensili casalinghi. Per lo più siamo impossibilitati a provvedere, perché gli americani si sono accampati in prossimità della chiesa e hanno occupato la parte salvabile della canonica. […] Inoltre, credo avrete saputo che anche la pregevolissima immagine della Madonna dei Della Robbia è stata rubata di chiesa il 2 ottobre u.s., mentre c’era in canonica un reparto di soldati americani.” (1)
L’eremo di San Donnino
Tra i monumenti più suggestivi del territorio si ricordano i resti dell’eremo di San Donnino, del quale oggi sopravvivono soltanto poche testimonianze.
Il romitorio fu abitato almeno dal Trecento da monaci cistercensi. Le dimensioni originarie dell’edificio, caratterizzato da una pianta piuttosto estesa e da murature di notevole spessore, risultano tuttavia poco compatibili con una semplice struttura eremitica. È quindi probabile che i religiosi si siano insediati in un edificio preesistente, forse un antico castellare bizantino o una successiva fortificazione fiorentina.
Secondo la tradizione, due piccole campane appartenute all’eremo sarebbero oggi conservate nelle chiese di San Matteo al Covigliaio e di San Jacopo alla Traversa.
Il borgo
L’abitato della Traversa si sviluppò in seguito all’apertura della strada carrozzabile della Futa, che favorì lo spostamento delle attività economiche e dei collegamenti verso questo nuovo asse viario, trasformando progressivamente la località in uno dei principali punti di riferimento della zona.
Tra gli edifici di maggiore interesse si ricordano il fabbricato noto come la Fattoria, appartenuto alla famiglia Torrigiani, e Casa Barondolo, originariamente proprietà di Giovanni Marondoli, nato nel 1810 e residente nel 1841 nel popolo di San Jacopo. Intorno al 1870 l’edificio fu acquistato da Guadagno Guadagni, che lo trasformò nella propria residenza estiva. Uno dei suoi figli, Bernardo Guadagni, ricoprì successivamente la carica di sindaco di Firenzuola.
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento la Traversa conobbe anche un discreto sviluppo turistico, favorito dalla posizione lungo la strada della Futa e dal clima salubre. Oltre alla storica Osteria della Traversa, attiva fin dal Settecento, sorsero numerose strutture ricettive, tra cui l’Albergo Berti, noto anche come La Posta e, successivamente, Cianti; la Pensione Fioravanti, in località I Ponti; l’Albergo Il Sasso di Castro, poi Baroni; e l’Albergo Lo Scoglio del Castro, destinato dagli anni Cinquanta a colonia estiva.
Di particolare interesse è infine il castello neomedievale situato a sud della strada Bolognese. Costruito alla fine dell’Ottocento dai Visconti di Cremona, probabilmente sui resti di un’antica torre, fu acquistato pochi anni dopo dalla famiglia Gerini. Durante la Seconda guerra mondiale subì gravi danni, essendo stato utilizzato dapprima come comando tedesco e successivamente come quartier generale delle truppe americane. Restaurato nel dopoguerra, fu interessato da diversi interventi, tra i quali il più evidente è l’abbassamento della sua imponente torre. Nelle vicinanze sorge inoltre un piccolo oratorio dedicato alla Santissima Annunziata, che conserva al suo interno un pregevole ciclo decorativo realizzato dalla manifattura Chini di Borgo San Lorenzo.
La situazione sociale
Uno sguardo alla situazione sociale della parrocchia di San Jacopo a Castro a metà Ottocento ci è offerto dal censimento del 1841. Si tratta di una comunità di piccole dimensioni, composta da 314 abitanti, distribuiti in 49 famiglie che occupano 48 abitazioni. I nuclei familiari contavano in media 6,4 componenti, un dato piuttosto elevato se rapportato a un’epoca caratterizzata da una bassa aspettativa di vita e da un’elevata mortalità infantile. La quasi perfetta corrispondenza tra il numero delle famiglie e quello delle abitazioni suggerisce inoltre che la convivenza di più nuclei familiari sotto lo stesso tetto fosse un fenomeno piuttosto raro.
L’economia locale era prevalentemente agricola. Accanto a 13 agricoltori possidenti, generalmente piccoli o piccolissimi proprietari terrieri, il censimento registra 9 coloni, che coltivavano poderi a mezzadria, e 26 lavoratori salariati, comprendenti operanti, braccianti e altre figure agricole. Tra questi ultimi, 13 sono qualificati come “indigenti necessari”, definizione che indicava coloro che, per periodi più o meno lunghi dell’anno, rimanevano privi di occupazione e quindi di un reddito stabile, trovandosi in condizioni di particolare precarietà economica.
Le attività artigianali e di servizio risultano invece assai limitate. Il censimento registra 2 osti, 2 sarti, 1 mercante di bestiame, 1 stalliere, 1 cantoniere e 1 tessitrice, della quale si specifica che viveva sola e provvedeva autonomamente al proprio sostentamento, circostanza non comune nella società rurale dell’epoca. Le donne sono generalmente classificate come “attendenti a casa”, ad eccezione della tessitrice e di una sarta.
A queste figure si aggiungono 5 garzoni e 4 serve, giovani lavoratori, spesso provenienti da altri luoghi, che vivevano presso le famiglie per cui prestavano servizio e svolgevano mansioni di aiuto o apprendistato nelle attività agricole, artigianali o commerciali.
Il livello di istruzione appare molto modesto. Soltanto 8 persone sapevano esclusivamente leggere, mentre 17 erano in grado di leggere e scrivere. Complessivamente gli alfabetizzati rappresentavano appena il 7,96% della popolazione, il che significa che oltre il 92% degli abitanti era analfabeta. Le persone alfabetizzate appartenevano soprattutto alle categorie sociali più agiate o qualificate: il parroco, i piccoli proprietari, gli artigiani e coloro che esercitavano attività commerciali.
Anche la struttura per età testimonia le condizioni di vita dell’epoca. Solo 19 persone avevano superato i 60 anni, appena 2 i 70 e una sola aveva oltrepassato gli 80 anni: Maddalena Sozzi, che aveva raggiunto l’età di 87 anni.
Nel complesso emerge il profilo di una società ancora profondamente tradizionale, nella quale il lavoro della terra, la famiglia e la comunità parrocchiale costituivano i principali pilastri dell’organizzazione economica e sociale. Il censimento del 1841 rappresenta pertanto una fonte di particolare interesse, poiché consente di cogliere non soltanto la composizione demografica della popolazione, ma anche le relazioni tra proprietà, lavoro, istruzione e condizioni di vita in un piccolo centro della Toscana rurale nella prima metà dell’Ottocento.
1 – Preti fiorentini. Giorni di guerra 1943-1945. Lettere al Vescovo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1992.
Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 agosto 2026