
SAN GODENZO – Poco prima di arrivare a San Godenzo, con i miei amici Franco e Piero ci fermiamo in località Ponticino, dove la strada per il Muraglione si fermò per decenni in attesa che l’aspra mulattiera verso il crinale, a forza di mine, venisse trasformata dai granduchi lorenesi in qualcosa di decente. I regnanti non erano solo lungimiranti, avevano la necessità di favorire i collegamenti con l’amata Austria. Imbocco insieme ai compagni una stradella e subito, non senza preoccupazione, incrociamo un gruppo di cacciatori che, però, ci rassicurano; la caccia al cinghiale è appena terminata. Meno male, io non ho le setole, però oggi mi ero vestito decisamente troppo di scuro. In breve, arriviamo al medievale Ponte del Cicaleto (XIV sec.); silenzio assoluto, eppure siamo poco lontani dalla statale.
Questo, cari amici, era l’antico e importante percorso medievale legato a Guido Novello il giovane quando accolse il suo tutore-notaio, il grande Giovanni di Buto, nel Palazzo dello Specchio (cfr. il libro Il visconte di Ampinana). Questa era la strada percorsa da Dante quando se ne andò in esilio e anche quando tornò per firmare il famoso atto nell’abbazia di San Godenzo nel giugno 1302. Quell’atto fu scritto in punta di penna dal prezzolato notaio Giovanni di Buto, che il poeta aveva conosciuto a Firenze (altrimenti Dante, a mio avviso, quella firma antifiorentina non l’avrebbe mai messa). E… chissà, forse fu proprio su questo percorso medievale che avvenne il leggendario incontro tra Dante e i soldati fiorentini che lo volevano catturare. Incrociato il poeta, chiesero se avesse visto un certo Dante, e lui rispose svelto “Quando io c’ero, lui c’era!”. I militari non compresero e andarono via perplessi. Evidentemente, avevano mangiato pane e volpe.
Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Gennaio 2020