
L’opera, dall’evidente carattere controriformistico, per la teatrale, didascalica e chiara esposizione del soggetto trattato, appartiene certamente al pieno Seicento e la presenza dei due santi domenicani rende più che probabile l’originaria collocazione all’interno della pieve. Più problematica appare l’attribuzione del dipinto, la cui qualità pittorica denuncia comunque una mano di primo rilievo: si sono fatti i nomi di Jacopo Vignali, di Matteo Rosselli e di Fabrizio Boschi all’inizio della sua attività.
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