La chiesa di Santo Stefano in un disegno di metà Novecento

DICOMANO – La chiesa di Santo Stefano a Vicolagna è collocata poco fuori l’abitato di Dicomano, sulla sinistra della strada forlivese che sale a San Godenzo.

Il grazioso edificio occupa un modesto rilievo sul fianco meridionale della collina del Vivaio, luogo che avrebbe dato il nome alla famiglia Vivai, patrizi fiorentini che qui ebbero grandi proprietà e scrissero le pagine più antiche della storia di Dicomano.

Nonostante l’assenza di documenti e tracce di reperti archeologici, insiste nel luogo la tradizione popolare oralmente tramandata, di un primo edificio di culto intitolato a Santo Stefano, presente in antico sul fianco sinistro del torrente Comano, a una latitudine poco diversa da quella attuale.

Tuttavia, la chiesa di Vicolagna appare documentata ufficialmente già sul finire del XIII secolo e poi nel 1324, per la nomina alla sua cura di un tal prete Biliotto.

Ancora nel primo quarto del XIV secolo, tutto il territorio di Dicomano era sottomesso al potere dei Conti Guidi, che adottando il Torrente Comano come linea di confine, lo avevano diviso in due Contee distinte; quella del Pozzo sulla sponda sinistra, e la Contea di Belforte sul lato destro della valle.

La chiesa e il popolo di Santo Stefano erano allora in dote alla Contea del Pozzo, pur collocandosi sulla destra del fiume, quindi nella Contea di Belforte.

Poco più a valle della chiesa, era al tempo una bettola o taverna, un luogo di ordine infimo, frequentato dalle soldataglie dei Conti, ma punto di riferimento essenziale sulla strada per San Godenzo.

Sul finire del Trecento il patronato della chiesa apparteneva al popolo, che aveva il compito di eleggere il proprio curato, presentandolo e chiedendone conferma di investitura al pievano di Santa Maria.

Madonna in trono col Bambino e Santi, scuola del Ghirlandaio, XV sec. – Ora nella pieve di Santa Maria a Dicomano

Nel 1456, Piero Franceschi pittore, lasciò alla chiesa alcuni beni con il cui ricavato fu probabilmente fatta realizzare una pala da porsi dietro l’Altar Maggiore. L’opera, ora conservata nella pieve di Dicomano, è databile all’ultimo quarto del XV secolo o agli inizi di quello successivo. Attribuita a un pittore gravitante nella bottega di Domenico Ghirlandaio, la tavola a olio  riproduce l’immagine della Vergine in trono con il Bambino. Fra le figure che l’affiancano si riconoscono i Santi, Stefano, Giovanni evangelista, Antonio abate, Pietro, Paolo e Girolamo.

Nel corso del XVI secolo il popolo di Vicolagna si accrebbe delle anime fino ad allora appartenute alla soppressa chiesetta di Santa Croce alla Ginestrella.

Nel 1747 vi era parroco don Taddeo Bartolozzi da Dicomano, rettore di un popolo in costante crescita demografica, che nel 1833 avrebbe raggiunto il consistente numero di circa 300 anime.

Gravemente danneggiata dal terremoto del 1919, particolarmente violento nella zona di Dicomano, la chiesa fu quasi completamente ricostruita e poi nuovamente restaurata dopo i danneggiamenti subiti durante il secondo conflitto mondiale, conferendogli un aspetto poco diverso da quello attuale.

Negli anni settanta del Novecento la chiesa manteneva ancora il proprio ruolo di parrocchiale. Don Lino Checchi fu l’ultimo parroco di Vicolagna, testimone degli interventi decorativi avvenuti all’interno dell’aula nel 1987.

Sagrato e ingresso alla chiesa

Il complesso parrocchiale si colloca dunque, in posizione elevata rispetto alla strada per San Godenzo; vi si accede con una breve deviazione sulla sinistra poco prima di giungere a Villa Passerini.

L’asperità e la natura ascendente del terreno, hanno condizionato la costruzione degli edifici, eretti su livelli diversi, con la chiesa in posizione più elevata rispetto alla canonica.

Alla chiesa si accede da un passaggio a gradini posto sul fianco sinistro della canonica che sale in breve al piccolo sagrato. L’edificio orientato secondo l’asse est ovest, è affiancato sul lato sinistro dal piccolo cimitero, a sua volta rialzato rispetto il piano della chiesa.

La facciata è a capanna, con l’ingresso preceduto da quattro ampi gradini di pietra che danno accesso al portale, protetto a sua volta da una piccola tettoia sopra la quale si apre l’oculo circolare.

Santo Stefano a Vicolagna, interno

L’interno è a navata unica, coperto a cavalletti e illuminato da una sola finestra centinata collocata sulla parete sinistra dell’aula. Il pavimento è posato in leggera ascesa verso il luogo del sacrificio, secondo i canoni edilizi tipici degli edifici di culto più antichi.

Altare e presbiterio

Un grande arco a tutto sesto divide l’aula dal presbiterio, che si conclude in un piccolo coro illuminato da una finestrella circolare aperta sul lato destro.

L’altare, di recente costruzione, mantiene l’orientamento antico versus Deum e mostra una struttura di pietra compatta e lineare, sormontata da un tabernacolo dello stesso materiale e da un piccolo Crocifisso.

Parete destra dell’aula, particolare

Nel 1987 Posò Shahidi, artista di origine iraniana e di fama internazionale, ha decorato completamente aula e presbiterio dipingendovi un singolare murales che avrebbe conferito alla chiesa un’identità particolare, con caratteri di unicità che la distinguono dagli altri luoghi di culto del Mugello.

Il dipinto si offre al visitatore con grande impatto cromatico che sembra alterare la normale percezione dello spazio sacro, amplificando le dimensioni reali. Praticamente tutte le pareti appaiono decorate interrottamente dal pavimento al soffitto, per una superficie dipinta che si aggira attorno ai 220 metri quadri.

Il tema proposto pone non pochi interrogativi di gusto estetico e una complessa interpretazione delle figure, spesso di natura astratta, ma che per certi aspetti sembrano integrarsi al contesto religioso dell’edificio.

Del resto, l’opera rispecchia ampiamente lo stile pittorico dell’artista, espresso secondo il misticismo tipico del “sufi”, la dimensione spirituale dell’islam tesa alla ricerca della pace universale e all’unione con il soprannaturale.

Ogni angolo, ogni spazio pittorico, si propone dunque, con una scena che riproduce l’unione di elementi naturali e astratti, in continua fusione, ad esaltare grandezza e bellezza del creato, sottolineando la magica atmosfera della natura in ogni sua forma.

Il Crocifisso dipinto sulla parete sinistra dell’aula
Cappella parete sinistra

Cappella parete destra

Massimo Certini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Giugno 2026

Share.
Leave A Reply

Exit mobile version