Questa finestra, stamattina, mi affaccia

su un lembo di esistenza passata,

con te che mi appari in tutto te stesso,

ieratico e carismatico

nel tuo portamento a me tanto familiare,

imponente ed elegante

nel tuo vestito scuro,

mai senza camicia, mai senza cravatta;

mai banale nel parlare, mai sciatto nel vestire.

Ecco che, tra le brume mattutine,

ti presenti al ricordo dei miei occhi, alla vista della mia memoria,

al profumo lieve e al tatto delicato dei miei sensi;

il sorriso perlaceo che risalta

tra la pelle olivastra e i capelli corvini

e prepara la spartana tenerezza, l’affettuosa durezza,

la parca dolcezza di una timida carezza.

Così per poco più di due lustri hai riempito la mia vita,

per poi lasciare un vuoto mai colmato, un bisogno mai più appagato.

Tu, carissima radice della mia pianta,

dei miei rami, che già ci sono,

delle mie foglie, che devono ancora spuntare,

tu, carissima radice strappata dal terreno,

nella stagione primaverile

che per me si chiudeva 

in una triste domenica di inizio aprile. 

Bruno Becchi

Vicchio, 21 marzo 2020

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Marzo 2020

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