
Bisogna premettere che gli Dei sono stati presenti in Toscana fino all’ottavo secolo dopo Cristo, per poi sparire completamente intorno all’anno 1000, quando la regione divenne il fulcro di ordini monastici autoctoni come i Camaldolesi ed i Vallombrosani e vi trovarono un terreno fertilissimo gli ordini mendicanti dei Francescani e dei Domenicani. Quindi fino all’anno 1000 si può parlare di Vie degli Dei, dopo non più.
Ma procediamo con ordine e facciamoci introdurre da don Stefano Casini ai primi abitanti delle nostre terre ed alle prime strade o viottoli che fossero.
È cosa tenuta per certa che le colline vennero abitate molto prima dei bassi piani, sia per essere state prosciugate prima di questi, sia per essere i monti selvosi più confacenti all’ indole rubesta e Selvatica degli uomini primitivi. …
Per queste ragioni è da credere che i nostri monti fossero tolti assai per tempo alla loro selvaggia solitudine. Di un popolo aborigeno parlano difatti tutte le tradizioni.
… noi possiamo essere serti che i primi abitatori del nostro Appennino non dovettero essere che i Liguri Magelli e poi gli Umbri ed i Boi. Il nome storico di Monte Frenario che da antico è dato al gruppo dei monti che stanno a su-est di Firenzuola … ci rammenta la tribù dei Freniti, creduti ramo degli stessi Magelli.
Quegli uomini ini venuti a far quassù la loro dimora, feroci d’animo come di aspetto, di vita e di usanze selvagge, non potettero certamente in principio che esser rari e senza centri importanti. Dopo coll’avvicinarsi fra loro, anche per la necessità di sicurezza dalle bestie feroci dei boschi d’intorno, dovettero unire capanne a capanne, così si ebbero i primi borghi. … Questi Liguri Magelli debbono dirsi adunque, secondo gli indagatori delle prime origini, i primi abitatori de’ nostri luoghi, ma per essere i nostri luoghi come di passaggio fra due grandi pianure per la loro grande fertilità ricercate da ogni qualità di invasori, questo popolo aborigeno e primitivo dové di necessità confondersi con molti altri. …
È opinione comune che a quei primi abitatori dei nostri monti si aggiungessero tribù di Umbri e di Boi e che circa cinquecento anni prima della fondazione di Roma, il che vuol dire dodici secoli e più avanti Gesù Cristo, vi si riversassero gli Etruschi trapassando gli Appennini è fondando una nuova Etruria nei piani di Bologna. Ai loro vittoriosi passaggi, gli Etruschi mettevano in fuga i Liguri e gli Umbri, cacciandoli dai loro territori; ma non possedendo questi sui nostri monti nè città nè castelli che potessero fare insospettire i vincitori, è più probabile che non dessero loro nè cacciate nè sfratti, ma che piuttosto le razze si mescolassero fra loro …
Sotto di loro cresciuti grandemente di potenza come di gloria e saliti come tutti sanno a grandissima civiltà, per la grande forza del loro dominio, tutto quassù fra le due Etrurie, leggi, religione, vita e costume si fece etrusco. …
Gli Etruschi essenzialmente agricoltori e amatori di commerci, traverso i paesi conquistati creavano centri nuovi e aprivano vie e sbocchi fra provincia e provincia e fra borgo e borgo. Così rendevano più facili i loro scambi di bestiame e biade. Fra queste vie commerciali è da porsi anche la nostra di Fonte Manzina.
Aperta per mettere in comunicazione le due Etrurie, da Firenze salendo per Sant’Agata ai monti, scendeva per Cornacchiaia al pian di Santerno e per le Valli e i contrafforti di Pietramala metteva a Bologna. Era via di grandissima importanza per la comunicazione diretta fra le due regioni e perciò i Romani stessi ne seguirono il tracciato per una delle loro vie militari …
Per questa via, … traversarono anche tutte quelle orde guerresche di barbari, che successivamente invasero la Toscana. Fra questi va messo quei ferocissimi Galli che al tempo del re Tarquinio scese le Alpi … Questi l’anno 297 avanti Gesù Cristo con donne fanciulli e attrezzi di guerra, in grande moltitudine dai piani di Bologna salirono fino a noi. Gli Etruschi si videro a mal punto, ma per questa volta contenti delle depredazioni e dell’oro acquistato, i feroci depredatori tornarono indietro. …
Sirca gli anni 230 avanti Gesù Cristo, le nostre terre caddero sotto i Romani e si dovette sentire il peso anche delle terribili legioni marcianti per le nostre vie militari, alla conquista della Gallia. La floridezza ed anche la virtù etrusca era venuta meno e al sorger dell’Impero le condizioni d’ Italia si fecero le più dure che immaginare si possa.
Stefano Casini, Dizionario biografico geografico storico del Comune di Firenzuola. volume III
pag. 287 Stab. Tip. G. Campolmi, 1914
Fidandoci del Casini, si può quindi ritenere che ai primi popoli che hanno abitato le nostre zone, si sovrapposero gli Etruschi che da Fiesole, raggiunsero questa zona portandovi la loro civiltà di tipo agricolo e commerciale, facendo lavori di bonifica, regimando la Sieve e costruendo strade, per espandersi nei territori al di là dell’Appennino verso Bologna, il cui tracciato fu poi seguito dalle vie romane e medioevali.
La penetrazione etrusca in Val di Sieve è attestata da una notevole quantità di reperti, i quali continuano anche verso l’Appennino bolognese, sì da documentare efficacemente la tesi del passaggio d’una via commerciale. Ancora in maggior numero sono i reperti dell’epoca romana, ed allineati lungo il probabile percorso della strada aperta da Flaminio nel 187 av. Cr., utilizzando … l’antico cammino etrusco. Da Arezzo questo saliva a Mulino di Bucchio (m. 561) e traversava per Valdatena (m. 730) e il valico di Colla di Caspriano (m. 940) la giogaia del Falterona, ridiscendendo per Caiano («praedium Cajanum»), Londa, Poggio e Frascole a Dicomano. Di qui la via, costeggiando il lato sinistro della Sieve, giungeva per Vicchio e Borgo S. Lorenzo alle colline mugellane, presso S. Agata, donde saliva al passo del Giogo (m. 854) che dava accesso alla valle del Santerno. La strada toccava Firenzuola, dov’era un tempio etrusco, e per le Valli e Pietramala perveniva al Passo della Radicosa (m. 968), iniziando quindi la discesa per Monghidoro, Loiano e Pianoro, lungo la valle del Savena su Bologna. L’unica variante apportata, nel 187 av. Cr. dal console Flaminio è costituita dal tronco rettilineo Pietramala-Cornacchiaia-Passo dell’Osteria bruciata (o di Ca’ Bruciata)-S. Agata, che abbrevia il percorso ma lo rende più difficile. In tutte le località citate, ed in molte altre lungo questa strada, sono state trovate in varie epoche tracce di vita etrusco-romana…
Mario Lopes Pegna, Itinera Etruriae, Studi Etruschi XXI, p. 418
Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici
Limitandoci a quanto necessario ai fini della presente, senza divagare troppo, è da rilevare la presenza nell’area di reperti etruschi a giustificare quello che è stato il principale tracciato che ha interessato il percorso tra Fiesole e Felsina (la Bologna etrusca).
La stele di Sant’Agata
La stele con antemio intero da Sant’Agata rinvenuta nel 1888, è la ‘pietra fiesolana’ finora rinvenuta più a nord. Scoperta probabilmente in situ, lascia supporre l’esistenza di un’antica via di comunicazione che lungo la valle dell’Idice tramite Monte Bibele andava in direzione di Felsina.
Oltre che per il piccolo scudo rotondo, il guerriero di Sant’Agata si distingue per il suo elmo del tipo Negau. In concomitanza alla Grecia, intorno alla fine del VI sec. a.C. anche in Etruria l’elmo corinzio, che copre gran parte del volto, subì la concorrenza dei modelli più aperti. L’immagine della stele corrisponde quindi a tendenze dell’armamento reale.Petra Amann
Le ‘pietre fiesolane’: repertorio iconografico e strutture sociali
Edizioni ETS 2017 (1)
Lo Zeus del Peglio
Questa la descrizione che la presenta:
ZEUS da Firenzuola – Pegli
(Fine VI – prima metà V sec. A.C.)
Rinvenimento del 1728
Dono di Domenico Girolamo Venuti (1666-1729)
auditore fiscale dei Granduchi
Dal 1718 educatore dei nipoti Marcello,Ridolfino
e Filippo Venuti.
Vicino alla statuetta vi è una Barra di età ellenistica in bronzo fuso con caratteri incisi con l’iscrizione ARCENZIOS, nella cui descrizione si legge: stessa provenienza dello Zeus?
I numerosi studi oggi disponibili, portano a poter sostenere che i Fuochi di Pietramala erano noti fin dall’antichità e proprio per la loro presenza, creavano fenomeni di grande suggestione, impressionanti soprattutto la notte. Il luogo, era considerato sacro dapprima dell’epoca etrusca, ed era sede di culti legati alle divinità del cielo e del sottosuolo.
Adriano Maggiani, una delle maggiori autorità e personalità nel campo dell’archeologia e dell’etruscologia internazionale, docente all’Università di Venezia e vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, nel testo sopracitato a proposito della lamina, così si esprime:
La forma di verghetta rettangolare allungata in metallo è a quanto pare, se la ipotesi sopra formulata coglie nel segno, attestata per la prima volta dalla sors bronzea dal santuario montano di Firenzuola, frequentato da antiche popolazioni italiche. In questo santuario doveva essere onorata una divinità folgoratrice, che assunse, forse in seguito al controllo etrusco dell’oracolo, caratteri catactoni o addirittura inferi.
Quella che viene chiamata la civiltà Etrusca ha inizio nel VII secolo a.c.
Nel corso della loro storia formarono una serie di città-stato federate, prima lungo la costa tirrenica (Vetulonia, Populonia, Tarquinia, Caere, Rusellae, Vulci), e più tardi più all’interno (Orvieto, Volaterrae, Volsinii, Felsina, Cortona, Arretium, Clusium, Perusia, Veii) ed è in questo periodo che prende corpo la strada di cui stiamo trattando che da Fiesole arrivava dove poi verrà Sant’Agata e scendeva nella valle del Santerno, dal Passo dell’Ospedaletto (poi Passo dell’Osteria Bruciata), fino a dove poi verrà Cornacchiaia e guadato il fiume, risaliva a Le Valli, scendeva al torrente Diaterna, dove vi erano dei mulini e probabilmente alcuni luoghi sacri, comprovati dalle testimonianze sul Vulcano del Peglio e sulla abbazia benedettina di Santa Maria a Branchi di origine longobarda, per poi risalire al Peglio e proseguire verso il Sasso di San Zanobi, e da qui entrare nella Valle dell’Idice, dove esistevano gli abitati etruschi di Monte Bibele e Monterenzio e quindi arrivare a Felsina, l’attuale Bologna.
Questa è la più antica strada per questi luoghi, che è stata transitata ai tempi degli Dei e che lo rimarrà fino alla caduta degli Ubaldini da parte della repubblica Fiorentina, con una parentesi Romana, ancora non ben definita di cui se ne fa solo un cenno.
(La Flaminia militare) … I resti di una strada romana, recentemente ritrovati da alcuni studiosi, che l’hanno così chiamata per distinguerla dalla via Flaminia, tracciata nel 220 a.C. da Gaio Flaminio Nepote, per collegare Roma con Rimini. Questa strada sarebbe opera di suo figlio, il console Gaio Flaminio e risale al 187 a.C. per collegare Bononia (Bologna) e Arretium (Arezzo). Le tracce ritrovate sono ubicate nella parte alta di valico, tra Monte Bondone ed il passo della Futa.
Daniele Sterpos (2), così si è espresso:
…” noi riteniamo che la Flaminia “minore” sia esistita ed abbia varcato lo spartiacque appenninico proprio all’Osteria Bruciata, scendendo di lì a Galliano e poi passando da Pratolino diretta alle pendici di Fiesole dove trovava la via pedemontana etrusca per Arezzo.”
Altri indicano invece il passaggio da Montecarelli per poi scendere a Barberino e quindi a Fiesole.
Sembra comunque che questa strada non abbia avuto molta importanza a seguito del consolidarsi della presenza romana nei territori emiliani e l’affermarsi di Florentia su Arretium nel versante toscano, venendo quindi meno la sua utilità militare.
Dalla realtà ora si entra nell’immaginazione che ha dato vita ad una importante attività turistica
La via degli Dei
La Via degli Dei è un percorso di 130 km che attraversa l’Appennino Tosco-Emiliano: da piazza Maggiore a Bologna, fino a piazza della Signoria a Firenze.
Boschi, sentieri e antiche strade millenarie, vi porteranno a scoprire il fascino delle montagne tra l’Emilia e la Toscana. https://www.viadeglidei.it/
Il percorso trekking di 4/6 tappe tra Bologna e Firenze (che nel bolognese ricalca in parte il supposto tracciato della Flaminia Militare è stato ideato, battezzato e tracciato modernamente solo all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso da un gruppo di escursionisti bolognesi. Il nome pare sia stato scelto ispirandosi in parte alla celebrità del già noto sentiero amalfitano ed il suo successo riporta al padre di tutti i cammini, quello che conduce a Santiago di Compostela e perché no, a Finisterre.
A FIANCO il tracciato completo e qui sotto la prima tappa Toscana, provenendo da Bologna dove segue il tracciato ritrovato della Flaminia minore proseguendo poi sul crinale fino al Passo dell’Osteria Bruciata e quindi a Sant’Agata e poi San Piero a Sieve.
Va tutto bene? Forse … serve ancora qualcosa!
Sento dire da chi, come me, ha fatto il cammino di Santiago seguendo le conchiglie gialle ed azzurre, che indicano il percorso da seguire, accompagnato dal saluto “buen camino”, fa una certa impressione vedere, a partire dalla Futa nel versante toscano, tanti pellegrini spaesati, quasi persi che si muovono ai bordi delle strade asfaltate, senza banchina, cercando cartelli che non ci sono, per poi ritrovarli sparsi nelle strade del Mugello sempre cercando la via…
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Petra Amann – Le ‘pietre fiesolane’: repertorio iconografico e strutture sociali CIPPI, STELE, STATUE-STELE E SEMATA Testimonianze in Etruria, nel mondo italico e in Magna Grecia dalla prima Età del Ferro fino all’Ellenismo Atti del Convegno internazionale Sutri, Villa Savorelli, 24-25 aprile 2015 Edizioni ETS 2017
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Daniele Sterpos, Evoluzione delle comunicazioni transappenniniche attraverso tre passi del Mugello, in Percorsi e valichi dell’Appennino tra storia e leggenda, Futa Osteria Bruciata Giogo. Arti grafiche Giorgi e Gambi 1985
Parte 1 – segue
Fausto Giovannardi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 ottobre 2026