
Gagliano o Galliano fu, infatti, fin dal XIII secolo un’importante base operativa e militare fiorentina dove venivano addestrati i soldati reclutati nel contado. Voi capirete che era pertanto un centro pieno di fermento, botteghe artigiane, vita sociale e anche molto transitato perché non distante dal Passo dello Stale e vicino all’antico Passo dell’Osteria Bruciata che a quel tempo era il più importante della zona. Il padre di Marco, Zenobi, era un laborioso artigiano nativo di Galliano e di umili origini; aveva ben sette figli ed era diventato con intraprendenza un celebre maestro d’intaglio, e anche di quelli bravi. Nel 1580, rendendosi conto dell’emarginazione economica del Mugello, tentò di incrementare le entrate necessarie a mantenere la numerosa prole spostandosi con la moglie Camilla a Firenze e prendendo in seguito il figlio Marco (il secondogenito) a lavorare in bottega; questo accadde intorno al 1596. Il figlio lavorava volentieri col babbo e lo ammirava pure tanto, però nel frattempo cresceva nel suo cuore l’amore per la musica e non ci poteva far niente.
Con il benestare del padre, che ne intravide le doti, andò a studiare composizione da Luca Bati, maestro di cappella della Basilica di San Lorenzo; doveva essere piuttosto bravino visto che cominciò a sostituire il suo mentore quando aveva solo vent’anni. Si accontentava di un ben misero stipendio: 2 scudi mensili e, se la borsa era modesta, spero almeno che fosse accompagnata da vitto e alloggio gratuiti. Negli stessi anni Marco frequentò la Compagnia dell’Arcangelo Raffaele detta della Scala di cui faceva parte Cosimo de’ Medici e altri famosi fino a diventarne maestro di cappella dal 1607 con un salario annuale di 40 scudi. La borsa si gonfiava e ora si poteva fare qualche spesa extra. La veloce nomina dimostra la stima goduta negli ambienti musicali dove il suo nome era legato alla produzione di quattro libri di madrigali, pubblicati a Venezia dal 1602, e al primo volume di musica sacra.
Era un genio precoce ed ebbe l’incarico di organizzare la musica per la settimana santa fondando con altri musicisti l’Accademia degli Elevati la quale ottenne il patronato dal principe Ferdinando Gonzaga. Marco non perse l’occasione per chiedere al nobile di essere impiegato a corte; e così nel dicembre 1607 si trasferì a Mantova per le nozze di Francesco IV Gonzaga con Margherita di Savoia celebrandole con una strepitosa versione della favola pastorale “La Dafne”. Tenuto in grande considerazione dalla corte lombarda, si trattenne fino al giugno 1608 ricevendo per i servizi resi un compenso di ben 200 scudi. A Mantova erano decisamente meno…tirchi che in Toscana e la sua borsa stava ormai per scoppiare! Ebbe comunque grandi riconoscimenti pure a Firenze dove gli fu offerto il posto di compositore dei Medici diventando “Maestro di Cappella” della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e nella Basilica di San Lorenzo come successore del suo insegnante.
Marco da Gagliano fu senza dubbio una delle personalità di spicco nella Firenze del primo Seicento, ultimo periodo di fasti cortigiani e sponsorizzazioni artistiche. Celebrò gli eventi più significativi della famiglia granducale dimostrando grande modernità compositiva e fu pure uomo di successo in campo teatrale. Purtroppo, molte musiche di Marco “Affanno” sono andate perdute; si conservano solo dei libretti e alcuni giudizi critici dei contemporanei mentre alcuni suoi manoscritti si trovano nella Biblioteca Medicea Laurenziana.
Si diceva fino a ieri che fosse nato a Galliano nel 1575 ma di recente è stata accertata una nascita fiorentina nel 1582 grazie all’atto battesimale rinvenuto nell’Archivio di Santa Maria del Fiore. Tuttavia, visto che sono un “partigiano del Mugello”, in questa storia c’è qualcosa che non quadra; se fosse vero che era nato nel 1582 vuol dire che s’iscrisse alla Compagnia dell’Arcangelo Raffaele a soli sei anni, e mi sembrerebbe fin troppo prematuro! Ma il suo luogo di nascita, in fondo, ha relativa importanza; quello che conta e che il suo cuore fu senz’altro mugellano come quel nome che scelse, “Marco da Galliano”, sta pienamente a dimostrare.
Il suo sangue umile di modesti artigiani nobilitò una Galliano forse piccola e isolata nel contado, ma capace comunque di far nascere lui e, qualche decennio dopo sempre nella stessa zona, un vero genio degli strumenti musicali, Domenico Del Mela. Insomma, a Galliano si suona davvero… tutta un’altra musica!
Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 ottobre 2026