MUGELLO – Il prossimo ventotto aprile esce nelle librerie italiane il nuovo libro di Riccardo Nencini edito da Mondadori. Nencini, che già aveva dedicato pubblicazioni a Oriana Fallaci, torna a scrivere su questa importante figura del giornalismo italiano del dopoguerra, capace di far discutere e di lasciare una traccia indelebile nella cultura italiana del novecento. Abbiamo incontrato l’autore per parlare di questo libro:

Perché questo nuovo libro di Riccardo Nencini su Fallaci? Ricorre quest’anno il ventennale della morte di Oriana ed è giusto ricordarla a ‘tutto tondo’, con uno sguardo oggettivo, più storico che non legato alla cronaca spicciola, alle polemiche destate dai suoi ultimi scritti. Ora si può tracciare il profilo di tutta un’esistenza, dall’adolescente staffetta partigiana alla Fallaci della ‘Rabbia e l’orgoglio’. Affascinante, eretica, antipatica, scrupolosa, ‘la più grande inviata di guerra’ la definì Le Monde.

Cosa porta di nuovo? Le novità sono davvero tante. Documenti inediti delle settimane che precedono la liberazione di Firenze, lettere tra Oriana e Pasolini, carte d’archivio dimenticate, il racconto dei nostri incontri che spaziavano dall’attualità allo stile letterario con la pubblicazione del suo ‘decalogo’, i criteri cui si atteneva scrupolosamente quando doveva scrivere un saggio, un romanzo. C’è anche un pezzo di Mugello, la resistenza legata a Monte Giovi. Sul monte c’erano anche la ragazza di Bube e Franco Zeffirelli.

Puoi ricordare il tuo rapporto con Oriana, come l’hai conosciuta, come l’hai frequentata? Ho conosciuto Oriana nel 2002, quando Firenze stava preparando il Social Forum e lei era preoccupata per le sorti della città. Aveva di faccia il dramma di Genova dell’anno prima: un morto, feriti, le cariche della polizia, il centro storico devastato dai black bloc. Si rivolse a me, ‘socialista come sono io’, perché le istituzioni si convincessero a non farne di nulla. Da allora ci siamo sentiti costantemente. Da lì è nata un’amicizia fatta di grandi litigate, confidenze, intimità. Le sono stato accanto fino alla morte. Eravamo davvero in pochi.

Che scriverebbe oggi Fallaci di fronte a un mondo così impazzito? Scriverebbe, lo aveva già detto, che l’Europa non conta più niente nello scenario internazionale. Scriverebbe, penso, che Trump non rappresenta nulla dello spirito americano. Tornerebbe tra il Libano e Gaza a toccare con mano la tragedia per scriverne in presa diretta. Consiglio di rileggere l’intervista fatta a Sharon nel 1982. Di una preoccupante attualità.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 aprile 2026

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