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Home»Copertina»Quarantesimo anniversario del “grande gelo” del 1985
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Quarantesimo anniversario del “grande gelo” del 1985

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MUGELLO – Luca Varlani ci riporta indietro nel tempo, per l’esattezza nel gennaio del 1985, quando il nostro territorio venne colpito da un’ondata di gelo da record.

Il 40° anniversario di una delle più intense e durature ondate di gelo degli ultimi 150 anni rappresenta un evento significativo nella storia meteorologica d’Italia, in particolare per le nostre latitudini. L’8 gennaio 1985 segna una data memorabile per gli appassionati di meteorologia e per i residenti del Mugello e della Toscana. In quel giorno, è stata registrata la temperatura minima assoluta mai rilevata in queste regioni, pari a -26°C presso la stazione meteorologica di Firenzuola. Questo record, che si mantiene imbattuto da quasi quattro decenni, testimonia l’eccezionalità del clima di quel periodo e la severità delle condizioni invernali.

Queste le registrazioni delle temperature di inizio Gennaio 1985 presso la stazione meteo di Firenzuola:

03/01   -12,2°

04/01   -15°

05/01   -17,5°

06/01   -20,5°

07/01   -23°

08/01   -26°

09/01   -19°

10/01   -16°

11/01   -18°

12/01   -17°

13/01   -10°

14/01   -6,6°

15/01   -3,6

 

Anche a Borgo San Lorenzo e Vicchio si registrarono valori  molto prossimi al record di Firenzuola con rispettivamente -22° e -20,2° tutti dovuti all’effetto albedo, ovvero a quel fenomeno che occorre in casi di terreni innevati, quando la maggior parte delle radiazioni solari non vengono assorbite dal terreno, ma rispedite verso la stratosfera incrementando in maniera esponenziale il raffreddamento notturno. Oltre al record di temperatura, il 1985, è rimasto nella memoria di chi lo ha vissuto anche per l’Arno  e la Sieve ghiacciati per molti giorni consecutivi (ci si poteva pattinare sopra…) la strage degli ulivi nel fondovalle e dei gloriosi lecci (all’infuori che uno…) del Viale IV Novembre a Borgo San Lorenzo.

Ma a cosa fu dovuta questa eccezionale ondata di freddo ? 

Facciamo un po’ di cronistoria meteo di quel periodo: Dicembre e il periodo Natalizio passarono con temperature decisamente superiori alla media e giornate più primaverili che invernali, niente faceva presagire a quello che sarebbe successo di li a pochi giorni. Un rapido surriscaldamento della troposfera sopra la Groenlandia causò la divisione (split) del vortice polare e l’innalzamento dell’anticiclone delle Azzorre, ben sopra l’Islanda, aprì il Mediterraneo all’arrivo di aria artica dalla porta del Rodano e successivamente da quella della Bora.

Il 2 gennaio l’aria artica, proveniente dal Mare di Kara in Russia settentrionale cominciò a scendere verso l’Europa. Le temperature scesero repentinamente in modo vistoso: giorno di ghiaccio a Bolzano e Torino, che registrarono massime rispettivamente di -1,8 °C e -1 °C. Intanto fronti freddi collegati all’aria artica cominciavano a scendere dalla Scandinavia, portando condizioni di tempo perturbato sull’Italia. Neve con accumulo di 2 cm a Grosseto (non accadeva dal 1963), su quasi tutte le zone interne  e lungo tutta la costa adriatica.

Il 5 gennaio un’irruzione di aria artica molto fredda colpì in pieno l’Italia, passando prima attraverso la porta del Rodano e poi anche quella della Bora. Il contrasto tra l’aria fredda e quella assai più calda del mar Mediterraneo provocò nevicate su tutta la Toscana centro-settentrionale.Il 6 gennaio una perturbazione di origine africana raggiunse il Lazio e l’Italia centro-meridionale richiamando aria calda da sud che strisciò sopra l’aria gelida.

L’8 gennaio continuarono copiose le nevicate su Toscana, Lazio, Umbria, Campania e pianura Padana centro-orientale; temperature gelide su Alto Adige (-30,0 °C a Dobbiaco e -15 °C a Bolzano), in Veneto (-23 °C a Cortina d’Ampezzo, -27 °C a Santo Stefano di Cadore -31 °C sul Passo Pordoi) e in Irpinia (-18 °C). Cominciarono a gelare fiumi come il Po, l’Arno e alcuni fiumi marchigiani. In Mugello furono raggiunti -26,0 °C di temperatura minima presso la stazione meteo di Firenzuola: tale dato risulta essere il valore ufficiale più basso registrato presso le varie stazioni meteorologiche della Toscana dall’inizio delle relative serie storiche. 

Il 9 gennaio la coltre di neve raggiunse i 40 cm su Firenze, mentre in alcune zone dell’Alto Mugello, come Firenzuola e Palazzuolo sul Senio si raggiunsero e superarono gli 80 cm. A Bologna, caddero 30 cm di neve in poche ore. Ancora neve su Roma e anche su Napoli (10 cm), a Capri e lungo tutte le coste della Campania.

Nel corso della mattinata, si aprirono le prime schiarite in Toscana e sull’Italia settentrionale, che furono la causa dell’intenso raffreddamento durante le notti successive. La giornata si concludeva in serata con la neve che, con alcuni fiocchi, raggiungeva anche il litorale della Sicilia.

L’11 gennaio la minima all’aeroporto di Firenze precipitò a -22,2 °C, mentre l’osservatorio Ximeniano in città registrò -11 °C. Le massime furono rispettivamente di -0,4 °C e -1,2 °C. L’Arno ghiacciò completamente; la stazione meteorologica di Arezzo Molin Bianco scese a -20,2 °C; presso la stazione meteorologica di Pisa Facoltà di Agraria il termometro scesa a -12,2 °C. In Pianura Padana, la stazione meteorologica di Brescia Ghediscese a -19,4 °C stabilendo così il nuovo record assoluto di freddo, mentre la stazione meteorologica di Verona Villafranca raggiunse una temperatura minima di -18,4 °C eguagliando lo storico record del 15 febbraio 1956. Gelo storico anche in Emilia-Romagna, con minima assoluta di -19,4 °C alla stazione meteorologica di Ferrara; ad Anzola la temperatura minima scese invece “soltanto” a -14,5 °C, ben lontana sia dal record storico di -26,2 °C del 15 febbraio 1956 che dal record mensile di -19,6 °C del 25 gennaio 1963.

Il 12 gennaio, complice il cielo sereno e l’effetto albedo, a Firenze Peretola si raggiunsero i -23,2 °C, mentre l’Osservatorio Ximeniano nel centro cittadino registrò “soltanto” -10,6 °C grazie all’effetto isola di calore della città. Presso la stazione meteorologica di Pisa San Giusto la temperatura scese al record storico di -13,8 °C, mentre a Lucca la minima arrivò a -13,4 °C; lungo le coste della Versilia le temperature massime non riuscivano a superare lo zero.

Il 13 gennaio un’altra perturbazione giunse sull’Italia. Mentre la Sardegna era già uscita dalla morsa del gelo e nella vicina Corsica i venti di scirocco facevano salire le temperature fino ai 15 °C di Ajaccio e ai 10 °C di Bastia, a Bologna la minima era di -14 °C e a Milano di -12 °C. Ricominciò a nevicare su tutta la Toscana centro-settentrionale: a Firenze 8 cm di neve c on la minima di -13,4 °C, a Pisa 5 cm di neve con la minima di -9 °C.

Sulle regioni centro-meridionali furono invece le abbondanti piogge, anche a carattere temporalesco, a caratterizzare lo scenario meteorologico, monitorato continuamente dagli esperti per il rischio alluvioni, amplificato dallo scioglimento delle nevi precedentemente accumulate.

Il 14, il 15, il 16 gennaio si scatenò sull’Italia settentrionale, per l’azione di un ciclone centrato sul mare della Corsica che fece scivolare aria calda africana sopra l’aria fredda presente al suolo, un’autentica bufera di neve, considerata da molti come la “nevicata del secolo”. Nei primi due giorni caddero 20 cm di neve a Genova, 30 cm a Verona e Venezia, 40 cm a Udine, Treviso e Padova, 55 cm Vicenza, 60 cm a Belluno, 62 cm a Varese e 65 cm a Como; la sera c’erano 70 cm a Milano e addirittura 130 cm a Trento, mentre l’alta Valtellina con Bormio (dove a fine mese si sarebbero svolti i mondiali di sci) non vedeva ancora un fiocco. Intanto era già iniziato il riscaldamento che aveva già portato piogge in Toscana e nel Veneto, ma la neve continuò a cadere in alcune zone anche il giorno successivo, portando l’accumulo totale a 100 cm a Milano, 110 cm a Como e a 150 cm a Trento.

Luca Varlani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 gennaio 2025

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