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Home»Interviste»INTERVISTA – Katia Beni. Il bisogno della leggerezza
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INTERVISTA – Katia Beni. Il bisogno della leggerezza

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BORGO SAN LORENZO – Katia Beni, attrice di teatro, cinema e televisione racconta la sua esperienza puntando molto sul lato positivo di aver lavorato in più settori. L’attrice, che ha portato spesso le sue opere al Teatro Corsini di Barberino, spiega quanto ci sia bisogno di ridere e, a tal proposito, svela l’origine dei suoi lavori con Anna Meacci. Inoltre, puntualizza come tale voglia di leggerezza non equivalga ad una mancanza di contenuti, poiché, per realizzare un’opera divertente, bisogna fare scelte intelligenti nella preparazione.

Lei ha lavorato in diversi settori: teatro, cinema e anche televisione, non si è limitata, come molti preferiscono, ad un unico ambito. Quale crede che sia il lato positivo di passare da una modalità all’altra? A me piacciono moltissimo tutti e tre i settori. Il fatto di aver lavorato in ognuno dei tre dipende anche dalla mia formazione. Infatti, sono nata dalle piazze, dalle serate di paese, dalle feste dell’Unità, poi ho fatto la scuola di teatro Alessandra Galante Garrone a Bologna. Ho creato poi il gruppo “Le Galline”, con cui facevo produzioni teatrali, pensavo a progetti nuovi, non volevo fermarmi al teatro classico. Poi ho fatto anche cinema e televisione. Mi piace molto stare sul set, non mi pesa svegliarmi presto la mattina, che era sempre stato il mio incubo: sono felice di sbrigarmi per andare a girare. Non mi importa neanche che ci siano poche comodità o uno scarso budget, so arrangiarmi quando serve. L’aver fatto sia teatro che cinema mi permette di notare maggiormente tutte le sfaccettature dell’uno e dell’altro. Infatti, se prendiamo una scena girata in teatro e la trasportiamo in televisione, si nota che i tempi devono necessariamente cambiare. La scrittura stessa è diversa, non è detto che uno sketch molto apprezzato in teatro funzioni anche in televisione. Questa poliedricità permette di sperimentare sempre tecniche nuove.

Per quanto riguarda la televisione, in molti si lamentano poiché i contenuti che essa ci offre a volte sono di basso livello. Cosa proporrebbe di trasmettere in T.V. che sia culturale ma al tempo stesso accattivante? A me piace molto guardare i film, non sono neanche un’amante delle fiction, poiché mi piace vedere una cosa che so avere un principio e una fine. Non so quale potrebbe essere un programma accattivante oggi, poiché vedo che i varietà non prendono più e detesto i reality che fanno su molti canali. Credo che oggi vada fatto un ragionamento accurato a causa del periodo che stiamo vivendo, serve un certo grado di leggerezza, perché la situazione è seria. Servono trasmissioni che aiutino a distrarsi, la gente ha bisogno di ridere. La leggerezza non è equivalente alla stupidità, i contenuti devono sempre essere intelligenti.

Lei è venuta al Teatro Corsini di Barberino anche per recitare in duo con Anna Meacci. Quali sono i valori che volete trasmettere con la vostra collaborazione? Quando abbiamo deciso di lavorare insieme, non avevamo in mente un messaggio da trasmettere. Tutto è nato da una casualità: io dovevo andare in scena in un teatro, ma mi erano saltati gli appuntamenti dello spettacolo. La Meacci mi consigliò di recitare ugualmente in quelle date e così pensammo a qualcosa. Ci piacque l’idea di fare uno spettacolo basato sul libro “Goodbye Kareggi”, che raccoglie una serie di telefonate dell’ospedale di Firenze, uno degli autori era infatti il centralino. Avevamo pensato ad una serie di letture tratte da quel testo, poi però a me venne anche l’idea di andare a chiedere alle persone il racconto della loro esperienza con la malattia. Così nacque lo spettacolo Ticket & Tac. Ci hanno chiamato dappertutto, siamo state ringraziate da diverse persone, molte delle quali erano malate, affette da Sla o da tumori, alcuni erano parenti di bambini con patologie gravi. L’opera conteneva un messaggio molto importante, ma è venuto in seguito, non lo avevamo pensato all’inizio. Un altro spettacolo che abbiamo fatto insieme è stato Scoop, che ci venne commissionato dalla Coop. Quello è stato più difficile: ci era stato imposto il tema del supermercato e c’erano dei messaggi obbligati che dovevamo mandare al pubblico. Poi è venuto molto bene, ma la preparazione è stata lunghissima. A differenza di Ticket & Tac, in cui ci ha impegnato maggiormente la scrittura, in Scoop ci siamo mosse con l’improvvisazione: ci davamo temi e interpretavamo dei tipi, come poteva essere il barbone fuori della Coop o le coppie a fare la spesa.

Lei è anche una scrittrice. In questo momento in cui i teatri sono chiusi e il mondo dello spettacolo ha avuto una battuta d’arresto, sta scrivendo qualcosa? No, non sto scrivendo niente, ma potrebbe essere un’idea, vedo che molti si mettono all’opera (ride). Però non credo che lo farò, ne ho già scritti due e in collaborazione con altri autori, come Donatella Diamanti e Fabio Genovesi. È stata una bella avventura, mi sento onorata per aver lavorato con persone di questo spessore, ma non so se ho voglia di mettermi a scrivere ancora.

Fra tutti i personaggi che ha interpretato, ce n’è uno che ci potrebbe dire qualcosa sulla situazione che stiamo vivendo oggi? Mi viene in mente Tina, la donna delle pulizie di Carabinieri. Direbbe “Sanifico tutta la Toscana, la faccio tornare gialla come i miei capelli!”.

Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 novembre 2020

Interviste katia beni
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