
MUGELLO – Un monte mitico, un Olimpo, e non scherzo. In primavera, il pellegrinaggio al Falterona è una delle cose migliori che ti possa capitare. Un tempo, quando gli umori non interferivano sulla limpidezza della volta celeste, da lassù potevi imbatterti sia nel Tirreno che nell’Adriatico. Un colpo d’occhio e ti specchiavi in due mari. Oggi non so. L’Arno nasce ancora da quelle sorgenti prima di calare a valle, in Casentino. Le foreste sono quelle da cui Firenze, seicento anni fa, traeva il legname per costruire il duomo e i suoi palazzi. Impenetrabili, sovrani il lupo e il cinghiale. Dante, che conobbe e cavalcò la montagna sacra, ne rimase affascinato. Più di una volta si arrampicò sulle pendici e percorse i viottoli di valle, sempre in fuga dai Guelfi neri che gliel’avevano giurata. Del resto, le strade giravano qui attorno, sia che tu andassi verso Forlì, che ti dirigessi a San Godenzo per partecipare al convegno segreto di ghibellini e bianchi, sia che fuggissi verso il castello dei Guidi di Romena.
Come sai, nella Divina Commedia il poeta dedica più di un verso alla cascata dell’Acqua Cheta, a poche miglia da lì. È l’unico riferimento agli Appennini? Temo di no. Il magnifico cielo stellato disegnato nel Paradiso potrebbe essere proprio l’azzurro lapislazzuli del Falterona.
Un maggio di sole è un mese propizio per circumnavigarlo. Tappa a Castagno, panini nel parco, sosta con la Commedia, almeno mezz’ora di ritiro nel silenzio assoluto della montagna, in perfetta solitudine.
Rovescia la testa. C’è un falco nel blu. Piroetta proprio nel quadrante di cielo che impressionò Dino Campana. Veniva da Campigno e si avventurava nell’alpe con le scarpe sfondate e una giacchetta così lisa da sembrare trasparente. Dormi all’aperto, come lui, e due giorni ti sembreranno l’eternità.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 maggio 2019