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Home»Copertina»L’omaggio di Ronta a Sauro Albisani, tra musica e parole
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L’omaggio di Ronta a Sauro Albisani, tra musica e parole

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BORGO SAN LORENZO – È stato un bel pomeriggio di musica e parole quello di ieri, sabato 13 Giugno, nel giardino della Pro Loco di Ronta. Le volontarie del gruppo “Un biblioteca per Ronta” avevano infatti organizzato un incontro con il poeta e drammaturgo Sauro Albisani, intitolato “Sul filo dell’autobiografia”.

Nato a Ronta nel Febbraio del 1956, Albisani si è laureato in Storia del Teatro. È stato poeta e drammaturgo, autore di testi attore e regista. Nella sua carriera ha diretto il Teatro Giosuè Borsi di Prato, ed ha collaborato con il Teatro della Pergola. Albisani, di recente tornato ad abitare nel suo paese natale, si è prestato a raccontare le sue esperienze di insegnamento nel mondo della scuola, di teatro e poesia, guidato dalle domande di Ezio Alessio Gensini. Il tutto impreziosito da intermezzi musicali nei quali lo stesso Albisani si è esibito al sax accompagnato dai musicisti Giangiuseppe Alberti e Massimo Milli.

Per il resto tutto si è sviluppato con la naturalezza e la profondità semplice di una chiacchierata, durante la quale Albisani ha ripercorso la sua lunga carriera. “Da bambino – ha raccontato rispondendo alla domanda su come fosse scoppiata la sua passione per la poesia – avevo il problema di capire la mia identità ed il mio posto nel mondo. Un disagio – ha affermato – accresciuto con trasferimento in città poco dopo la prima elementare. Un giorno a scuola – ha raccontato ad un pubblico attento – il maestro chiese a tutti di scrivere una poesia. La mia fu scelta come la migliore, anche dai compagni. Vissi questo momento come una conferma e l’assegnazione di un ruolo, iniziai così a capire come la poesia fosse la mia strada, convinto poi che poesia e teatro potessero andare di pari passo“.

Una visione unitaria delle arti,  ottimamente espressa da una serata che infatti ha unito letteratura, musica e poesia. Molto toccante ad esempio le lettura di una poesia sulla ricerca della felicità, della quale non ci si rende conto se non a posteriori, per rimpiangerla e non per viverla. Tra note di jazz e letture in rima la serata ha toccato anche livelli molto alti, con le riflessioni sull’opera comune contrapposta ad una concezione che mette il proprio io al centro, con un paragone tra concezione tolemaica e copernicana. Oppure quando con estrema naturalezza Albisani ha illustrato il metodo onirico di fare teatro e interpretare i personaggi.

Il dicorso di Albisani è stato prima di tutto un tributo ai due maestri che, nel campo della poesia e in quello del teatro, sono stati altrattanti mentori per la sua crescita culturale, ovvero Carlo Betocchi e Orazio Costa. Del primo infatti ha curato molti degli ultimi libri, del secondo è stato assistente alla regia, accompagnandolo in numerose rappresentazioni.

Per chiudere Gensini ha chiesto al suo ospite quale sia stato il filo rosso che ha unito tutte le arti che ha praticato, e anche di tracciare un bilancio. “Se penso a quanto ho ricevuto – ha detto Albisani – forse avrei potuto anche fare di più. Ma quel filo rosso – ha concluso – è stato l’amore per le arti”.

Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 Giugno 2026

Borgo San Lorenzo
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