Close Menu
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Facebook Instagram
Ultime notizie
  • Il cinema Garibaldi di Scarperia compie 25 anni
  • “Amici per la vita” a San Piero una storia dei tragici anni della Shoah
  • Fedora e il suo amore grande per Marradi: presentato il libro dei suoi scritti
  • A Firenzuola torna il festival letterario “Storie in cammino”
  • “Via col venti – Storie di un tranviere bolognese” di Nick Lombardo presentato alla Biblioteca di Ronta
  • PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Quinta parte
  • “L’antica osteria di Novoli”. Ottima anche la presentazione a Villa Adami
  • Il ritorno del picchio nero e la qualità dei boschi del Mugello
Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
  • Italiano
    • English (Inglese)
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Home
  • News
  • Le Arti
  • Storia e storie
  • Personaggi
  • Palazzi e chiese
  • Opere
  • Scienza e tecnica
  • Teatro in Mugello
  • Libri
    • Gli Autori
    • Lo Scaffale mugellano
  • I collaboratori
Il Filo – Il portale della Cultura del Mugello
  • Italiano
    • English (Inglese)
Home»Copertina»La storia millenaria della Pieve di Cornacchiaia
13 Mins Read Copertina

La storia millenaria della Pieve di Cornacchiaia

Nessun commento13 Mins Read
Share Facebook Twitter Pinterest Copy Link LinkedIn Tumblr Email VKontakte Telegram
Condividi
Facebook Twitter Pinterest Email Copy Link

FIRENZUOLA – Benché alcuni studiosi ritengano del 1025 la prima testimonianza scritta dell’esistenza di una Pieve a Cornacchiaia, le sue vicende iniziano alcuni secoli prima. Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata, tra il IV e il V secolo da San Zanobi, recatosi in questi luoghi per evangelizzare le popolazioni e per incontrare gli emissari del Vescovo Ambrogio di Milano per uno scambio di reliquie. Questa ipotesi è sostenuta dal ritrovamento, avvenuto negli anni 70, di alcuni reperti di epoca tardo antica (circa V secolo), tra cui due lacrimatoi di vetro colorato iridescente, una coppetta sempre in vetro, molti frammenti sempre in vetro, un frammento in avorio con decorazione a fogliame e un pendaglio rotondo con incisa una croce greca, manufatto quest’ultimo che testimonierebbero la presenza di un luogo di culto paleocristiano.

La tradizione dice anche che il complesso attuale, edificato su una chiesa preesistente, sia stato costruito da Matilde di Canossa, che lo dedicò a Santa Maria; in realtà risale alla seconda metà del XII secolo, ed è contemporaneo alla Pieve di Sant’Agata con la quale ha numerosi particolari architettonici comuni. La dedicazione a San Giovanni Decollato si ebbe a partire dal XIV secolo quando la zona cadde sotto l’influenza fiorentina.

Trovandosi su quella che all’epoca era la più importante via di collegamento tra Firenze e Bologna, la Pieve raggiunse una notevole importanza in epoca medievale, che andò via via diminuendo quando la Repubblica Fiorentina aprì, intorno al 1361, il tracciato del Giogo. Iniziò da lì un periodo di declino che culminò nel ‘600 quando, a causa delle cattive condizioni dell’edificio, si pensò addirittura di demolirlo e di costruirne uno nuovo più vicino alle case del Borgo. L’abbattimento non fu poi attuato, anche per la presenza di numerose infiltrazioni di acqua nel luogo dove doveva sorgere la nuova chiesa, e quindi venne presa in considerazione l’idea di recuperare l’antica Pieve.

A tal proposito fu eseguita, intorno al 1641, una perizia e una relazione fatta da Vincenzo Muratori detto il Maestrino, che ci ha lasciato anche una pianta della chiesa con una curiosa descrizione in rima delle condizioni e dei lavori da fare, che inizia così:

“Signori, mi convien dar questa pianta
Di questa chiesa detta Cornacchiaia
Mostrarla per l’appunto tutta quanta
Col campanile e colla colombaia
E dirvi come il tutto si dispianta
Per amor di decrepita vecchiaia
E se non si rimette avanti il verno
La vuole andar nell’acqua del Santerno”.

Non sappiamo però se e quali lavori furono realizzati dopo questa perizia. Nel 1778 il Capitolo Fiorentino, che aveva il Patronato sulla Pieve dal 1491, decise di effettuare degli interventi di restauro a causa delle sempre precarie condizioni del fabbricato. Venne eseguita una ricognizione, con accurata relazione finale, da parte dei Camarlinghi Vitalissimo Arrighi e Tommaso dei Conti della Gherardesca, affiancati dai muratori Calamai di Firenzuola e Bettini di Scarperia, nella quale relazione si stabilì la necessità di intervenire subito per il restauro del tetto, della tribuna e di altre parti della chiesa. Fu probabilmente in questo momento che furono eseguiti quei lavori che in parte snaturarono l’originale edificio romanico, vale a dire: la demolizione del presbiterio, lo smontaggio degli architravi che posti sulle colonne sorreggevano la tettoia, la tamponatura degli spazi da colonna a colonna, e lo sbassamento delle parti laterali del tetto, tanto da dargli una fisionomia a saliente, abbandonando quella originale a capanna.

Disegno di Tito Chini del 1861, raffigurante il campanile e la parte retrostante della chiesa e della canonica.

Nel 1865 il Pievano Ubaldini fece intonacare le pareti interne della chiesa.

E’ con don Stefano Casini, che reggerà la Pieve tra il 1885 e il 1909, che l’edificio recupererà un po’ del decoro passato.

Nel 1888 intonacò le pareti esterne della chiesa, attirandosi non poche critiche.

Nello stesso anno fece costruire in corrispondenza dell’allora murato portale nord, un altare, con timpano e colonne, in cui fece collocare una statua in terracotta rappresentante la Madonna del Carmine. Nel 1897 ne fece costruire un altro uguale, dirimpetto, dove fu collocato il seicentesco Crocifisso della Compagnia del SS. Sacramento.

Interno della chiesa prima dei restauri di don Stefano Casini

Ai primi del Novecento vennero effettuati altri lavori di restauro che determinarono la configurazione attuale. Le opere più importanti furono la ricostruzione del presbiterio e degli altari laterali. Fu eseguita anche un’interessante serie di pitture interne ad opera di Vittorio Pittaco, aiutato dal firenzuolino Cesare Ulivi; nelle volte dell’altar maggiore furono raffigurati i quattro evangelisti, sulle pareti gli stemmi del Capitolo Fiorentino e della famiglia Casini e nella parete di fondo una ghirlanda di fiori e frutti di stile robbiano. Nella Cappella di sinistra, detta dei Terziari, furono effigiati Sant’Antonio e San Francesco; le figure oggi sono scomparse a causa della demolizione di un muro, durante i restauri degli anni 70. Nella cappella di destra, detta del Sacro Cuore, ancora ben conservata, sono dipinte le figure di Gesù e di San Giovanni Battista. Sia il presbiterio sia le cappelle laterali erano impreziosite da numerose decorazioni, oggi in parte scomparse. Nel Cronicon del Pievano Casini si legge che nella navata centrale era stata commissionata la realizzazione, da parte del predetto pittore Pittaco, di dodici medaglioni raffiguranti: S. Pietro, S. Paolo, S. Stefano, S. Barnaba, S. Luigi, S. Giuseppe, l’Angelo Custode, S. Lodovico,   S. Elisabetta, S. Lucia, S. Antonino che moltiplica i pesci a Cornacchiaia e S. Antonio Abate; di questi medaglioni oggi non rimane alcuna traccia.

Nel 1944 la chiesa, requisita insieme alla canonica dall’esercito tedesco, venne adibita ad ospedale militare.

Il lato nord della chiesa

Intorno al 1970 vennero eseguiti, dall’allora Pievano don Giovanni Breda, alcuni lavori che permisero il ritrovamento di alcune strutture dell’antica chiesa romanica, vale a dire due mezze colonne, con interessanti capitelli figurati, nella controfacciata, una parte dell’antica abside, una monofora, alcune ampie porzioni di muratura interna e il recupero del portale nord, tamponato in epoca granducale.

Successivamente, tra il 1999 e il 2006, si realizzarono alcuni lavori di riqualificazione tra i quali la sistemazione del piazzale antistante la chiesa, lo spostamento della via che passava adiacente al muro dell’edificio e la costruzione al suo posto di un percorso pedonale, il rifacimento del tetto del presbiterio, il consolidamento delle volte sottostanti e il parziale restauro delle pitture murali.

Parte esterna

La facciata è preceduta da un portico sorretto da quattro colonne, già presente in epoca cinquecentesca. Originariamente era parte del cimitero della pieve, qui si trovavano le sepolture dei bambini e delle vedove; lo spazio tra l’ultima colonna di destra e la parete, ospitava un piccolo locale adibito a cappella mortuaria. Il portico è sovrastato dalla facciata della chiesa, al centro si trova un oculo rotondo, costruito dopo il terremoto del 1919 in sostituzione di un finestrone rettangolare. L’oculo è a doppio vetro: dalla parte esterna mostra una croce, dall’interno la decapitazione di San Giovanni Battista.

La facciata originariamente presentava un tetto a capanna, trasformato a saliente dopo i lavori di consolidamento del XVIII secolo.

Al centro si apre un bel portale sui pilastri laterali un motivo a intreccio di gusto preromanico e due semicolonne con capitelli di difficile lettura a causa della corrosione. Alla base del capitello di destra dodici bottoni scolpiti (alcuni mancanti).

Alla sommità un architrave, che riporta il solito motivo a intreccio con al centro una croce greca.

Il tutto è sormontato da una lunetta con dipinto un Cristo Pantocratore, eseguito da Vittorio Pittaco nel 1903. Precedentemente nella lunetta vi era un quadro della Madonna e la scritta JANUA COELI ORA PRO NOBIS.

Il fianco laterale, esposto verso nord, presenta un portale coevo a quello principale. I pilastri laterali presentano una fitta scalpellatura, che probabilmente ha cancellato la decorazione a intreccio simile a quella dell’altro portale; all’interno son incassate due semicolonne con capitello assai deteriorate. La lunetta oltre ai soliti motivi a treccia, presenta al centro un cerchio con all’interno una croce greca e i simboli dei quattro evangelisti.

Il lato nord della chiesa

A destra troviamo un triangolo, raffigurante una mezza scacchiera, composto da caselle in alberese e serpentino. Ce n’era uno anche a sinistra, ma fu demolito per aprire una finestra. Osservando la parete si possono notare altri due triangoli in pietra di dimensioni più modeste, dei quali ci sfugge la funzione o il significato.

Proseguendo verso il campanile è visibile la scarsella, costruita dal Pievano Casini, per riportare la chiesa alle dimensioni originarie, modificate con le mutilazioni del 1778.

Il campanile, che probabilmente era un’antica torre di avvistamento, fino alla seconda metà dell’ottocento non aveva alla sommità la cella campanaria, ma una piccola vela con due campane, le cui corde scendevano direttamente in chiesa. Delle due campane, la più antica, chiamata Maria Maddalena, era datata 1317; fu danneggiata durante i lavori per la costruzione della nuova cella campanaria, eseguiti intorno al 1880, e dato che non poteva più essere utilizzata per la sua funzione, fu venduta come bronzo da fondere. L’altra, datata 1333 e tuttora presente, fu probabilmente donata dal comune di Firenze quando la Pieve e il borgo passarono sotto la sua influenza. Oltre che per le funzioni religiose fu utilizzata per le adunanze del comunello di Cornacchiaia, finché mantenne la sua autonomia, cioè fino al 1776, quando Firenzuola venne trasformata da Vicariato a Podesteria.

Il campaniletto a vela fu demolito all’epoca del pievano Teodoro Cavini (1875 – 1885), che iniziò la costruzione della nuova cella campanaria, che fu poi terminata dal pievano Casini.

Il portale d’ingresso alla chiesa

Parte interna allo stato attuale

Controfacciata

Sono interessanti i due capitelli posti sulle due semicolonne, risalenti all’epoca romanica. Quello sulla destra mostra due aquile con le ali spiegate; sul fronte: un volto umano stilizzato con sotto un serpente aggrovigliato; ai lati, sotto l’ala dell’aquila: un motivo a intreccio che riprende quello del portale. Sul capitello di sinistra sono raffigurate due fiere che lottano tra loro.

Sulla lunetta è posto un busto raffigurante Sant’Antonino, che secondo la tradizione fu in visita pastorale a Cornacchiaia.

Fonte battesimale

Dell’antico fonte rimane solamente la tazza, anche se il labbro e gli archetti sono rielaborazioni posteriori. La colonna di sostegno è stata eseguita negli anni 70 da Antonio Tagliaferri. Parte del basamento originale è allocato sotto il porticato della Pieve.

Dipinto Battesimo di Cristo

Il quadro, di epoca settecentesca, fu donato dal Capitolo Fiorentino, nel 1848, per essere posto presso il fonte battesimale della chiesa. Negli anni 70 fu spostato nell’adiacente cappellina e poi all’interno della canonica, a causa delle cattive condizioni. Il dipinto presentava numerose mancanze e lacerazioni, cadute di colore e una patina opaca diffusa su tutta la superficie; grazie alla restauratrice Daniela Lippi, abbiamo assistito a una vera e propria rinascita della scena sacra. Sono riemersi i colori originali e rimediati tutti quei guasti dovuti al trascorrere del tempo.

Altare della Madonna del Carmine

L’altare della Madonna del Carmine fu costruito nel 1888 in muratura e pietra serena con colonne e timpano, grazie alla donazione di una famiglia benestante del posto: i Petrucci. Al suo posto vi era precedentemente un altare dipinto, eseguito nel 1865 dai Chini di Borgo San Lorenzo, con mensa in pietra, e sormontato da un quadro del pittore fiorentino Francesco Mati (1561-1623), raffigurante la Vergine in trono tra San Giovanni Battista e Santa Lucia. Il dipinto, tolto perché estremamente degradato, era stato portato nella sala capitolare in attesa di restauro, ma poi ne sono state perse le tracce.

Don Stefano Casini pensò di mettere nel nuovo altare, che fece dipingere a finto marmo, una statua della Madonna del Carmine in cartapesta prodotta dai Vitanè di Faenza, specializzati in quella manifattura. Sconsigliato, perché quel materiale mal si adattava alla forte umidità della chiesa, ripiegò su una statua in terracotta, acquistata direttamente da lui a Bologna. Il 18 e 19 agosto 1888 si tenne la solenne inaugurazione, alla presenza della popolazione e di monsignor Francesco Lorenzi rettore del seminario di Firenzuola. La corona della statua fu donata dall’avvocato Maggiore di Milano.

Cappella del Sacro Cuore

La cappella è dedicata al Sacro cuore; fu edificata da don Stefano Casini a partire dal 1901, durante i lavori di ampliamento della chiesa. L’altare in marmo fu acquistato, insieme a quello della cappella a destra del presbiterio, dalla vedova di un marmista fiorentino per 700 lire. Sulla parete sono dipinte le figure di Gesù con il Sacro Cuore e di San Giovanni Battista, eseguite nel 1903 dal pittore veneto Vittorio Pittaco.

Monofora di epoca romanica

Presbiterio e coro

Con la costruzione di coro e presbiterio, Don Casini riportò la chiesa alle misure originarie, dopo lo scorciamento eseguito nel 1778. Le pitture murali, eseguite sempre nel 1903 da Vittorio Pittaco, sono le seguenti: sulla volta quattro medaglioni raffiguranti gli evangelisti; sulla parete destra lo stemma della famiglia Casini e sulla sinistra quello del Capitolo Fiorentino, che esercitava il patronato sulla pieve fin dal 1491. Sulla parete di fondo una cornice a ghirlanda floreale che racchiude una iscrizione relativa ai lavori eseguiti. Ai lati due monofore sulle quali aveva fatto dipingere le figure di San Zanobi e Santo Stefano. Le due finestre, probabilmente danneggiate dal terremoto del 1919, furono sostituite dalle attuali, le cui vetrate risalgono agli anni 60/70. Nel presbiterio, come nelle cappelle laterali, vi erano anche numerose decorazioni, eseguite dal Pittaco con l’aiuto del firenzuolino Cesare Ulivi, tra le quali spiccava un fregio giottesco di colore rosso che girava tutta la chiesa, del quale rimane solo un piccolo spezzone.

Cappella dei terziari

Fu sempre Vittorio Pittaco, con l’aiuto dell’Ulivi, a decorare le volte e le pareti di questa cappella. Sul muro di fondo fu dipinto un dittico raffigurante San Francesco e Sant’Antonio da Padova. A causa della forte umidità, a metà anni settanta, le figure del dittico risultano quasi scomparse, mentre le decorazioni della volta risultano in precarie condizioni. Per eseguire alcuni lavori di restauro e di indagine, promossi dall’allora pievano don Breda, che portano alla scoperta di una monofora, una colonna dell’abside e parte della muratura della chiesa romanica, fu demolito il muro sul quale erano dipinte le figure sopraddette. Nel 1999 fu eseguita una ridipintura quasi totale e il restauro delle superstiti decorazioni della volta.

Tra la cappella predetta e l’ingresso della sacrestia si può notare una monofora appartenente all’edificio romanico.

Sacrestia

Dopo l’accorciamento della chiesa del XVIII secolo, si utilizzava per sacrestia un piccolo coro a forma circolare dietro l’altar maggiore; in seguito ci si servì di una stanzetta posta davanti al campanile. La nuova sacrestia fu edificata nel 1899, fu abbellita da decorazioni murali ora scomparse. Accanto alla porta di ingresso si trova un’interessante acquasantiera formata da una vasca cilindrica in marmo verde di epoca romanica, un fusto in pietra a colonna scanalata con foglie di acanto in basso, risalente al XVI/XXVII secolo, e una base cubica con dei bassorilievi, risalente anch’essa al periodo romanico.

Altare del Crocifisso

Posto anticamente a sinistra del portale d’ingresso, fu spostato nel luogo attuale, davanti all’altare della Madonna, nel 1897. Il Crocifisso è di epoca seicentesca e la cornice che lo racchiude è opera di Pietro Biondi, un artigiano di Cornacchiaia a cui si devono anche i due confessionali e le cornici della Via Crucis.

Lungo la navata sinistra:

Madonna che intercede per le anime del purgatorio.

Di epoca settecentesca, dovrebbe trattarsi del dipinto, definiti Madonna del Soccorso, donato dal Capitolo Fiorentino nel 1848. Copia da San Giovanni Battista del Caravaggio, conservato alla Galleria Corsini di Roma. Dipinto e donato da Franco Querci.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Gennaio 2026

Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email Telegram Copy Link
Previous ArticleMugello da Fiaba, cerca piccoli attori e attrici per la compagnia teatrale del Festival
Next Article Il ritorno del picchio nero e la qualità dei boschi del Mugello

Related Posts

Copertina

Il cinema Garibaldi di Scarperia compie 25 anni

Gennaio 27, 2026
Copertina

“Amici per la vita” a San Piero una storia dei tragici anni della Shoah

Gennaio 27, 2026
Copertina

Fedora e il suo amore grande per Marradi: presentato il libro dei suoi scritti

Gennaio 26, 2026
Copertina

A Firenzuola torna il festival letterario “Storie in cammino”

Gennaio 26, 2026
Copertina

“Via col venti – Storie di un tranviere bolognese” di Nick Lombardo presentato alla Biblioteca di Ronta

Gennaio 26, 2026
Copertina

PILLOLE DI FUNGHI IN MUGELLO – Che cos’è veramente l’organismo fungo? – Quinta parte

Gennaio 25, 2026
Add A Comment
Leave A Reply Cancel Reply

Facebook X (Twitter) Pinterest Instagram YouTube
© 2013 – 2026 Il Filo CF/P.IVA 05160370481 – Informazioni sul copyright
Web project by Polimedia – Siti che funzionano
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Redazione

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

Blocco annunci abilitato!
Blocco annunci abilitato!
Il nostro sito web è reso possibile dalla visualizzazione di annunci pubblicitari online ai nostri visitatori. Sostienici disabilitando il tuo blocco degli annunci.