
MUGELLO – Iacopo Maria Ninni, ha vissuto a Vicchio per 15 anni, e nel periodo nel quale ha abitato in Mugello ha collaborato con il giornale locale Il Galletto e si è occupato di organizzare eventi e laboratori legati alla poesia. Lo scorso Febbraio si è laureato all’Università di Roma 3 con una tesi sul Mugello etrusco che ha riscosso apprezzamento dalla commissione, grazie anche alla proficua ed entusiasta collaborazione del Centro Documentazione di Sant’Agata. Il titolo della tesi è “Vie d’acqua e vie di terra. Il Mugello area di culto e transito tra Etruria tirrenica e Etruria adriatica” Tesi in Archeologia dei Paesaggi, discussa alla facoltà di Storia dell’arte Archeologia, UniRoma 3 relatrice Prof.ssa Emeri Farinetti.
La tesi intende rileggere il paesaggio storico del Mugello area a nord della Provincia di Firenze così come si è consolidato tra l’età del ferro e le prime invasioni da parte dei Celti attorno al II sec. a.C.. Si definisce Mugello, a livello geomorfologico, l’area che un tempo costituiva il bacino del Lago Villafranchiano compreso tra i massicci della Calvana, Monte Morello, Monte Giovi, la dorsale appenninca e la stretta di Vicchio. Oggi l’Unione Montana dei Comuni del Mugello comprende anche il comune di Dicomano e i tre comuni oltre il crinale appenninico (Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi), mentre il Piano di Indirizzo Territoriale della regione Toscana (2015) nella scheda d’ambito sul Mugello inserisce anche Vaglia, Londa, Rufina e Pontassieve.
La tesi affronta il territorio compreso all’interno dell’Unione dei Comuni, non trascurando però accenni a comuni limitrofi o in correlazione con l’argomento della ricerca. Quest’area è stata fin dal XIX secolo luogo di ritrovamenti archeologici di epoca pre-romana di particolare interesse presi però in considerazione nella loro singolarità in quanto episodio locale, decontestualizzati quindi da una lettura più approfondita di un territorio che solo recentemente alla luce di nuove scoperte con approcci diversi e nuove tecnologie viene letto e ridefinito nella sua complessità in quanto territorio strategico funzionale alla città stato di Vipsul – Fiesole in connessione con l’area Pratese, la Valle dell’Arno, La Valle della Sieve e i valichi appenninici verso l’Emilia e la Romagna.
La gestione parziale e frettolosa di scavi spesso casuali, risultato di interventi di opere pubbliche o private (I lavori per il Campeggio di San Piero a Sieve e gli scavi del Lago del Bilancino per esempio) la mancanza di una lettura stratigrafica, l’assenza di ritrovamenti significativi e marcanti il territorio (come le tombe di Quinto o Gonfienti) oltre alla scarsità di documentazione sul Mugello pre-romano e su Fiesole stessa, ha impedito la definizione nell’immaginario non solo locale di un’idea di paesaggio etrusco o anche romano, contribuendo così a cristallizzare un’idea di territorio nel suo profilo “medioevale”, adattandosi ad una visione stereotipata tipica del paesaggio dell’Italia centrale. Ricordiamo come lafamiglia dei Medici provenga dalla zona di San Piero a Sieve e Vicchio sia conosciuta soprattutto come il luogo di nascita di Giotto e Beato Angelico.
Sia il Piano di tutela dell’Unione dei Comuni che quello regionale prendono in considerazione la sua evoluzione storica, grazie a planimetrie differenziate secondo l’epoca ma oltre all’identificazione di alcune evidenze architettoniche di pregio di epoca medievale o rinascimentale, l’idea del paesaggio storico da “tutelare” su cui si concentrano è l’ambito rurale delle coltivazioni di pianura e di montagna. Le schede relative ai “paesaggi rurali storici della Toscana” definiscono e di fatto “congelano” i caratteri originali del paesaggio toscano in quelli che si definiscono dopo il Mille con il rapido disgregamento del sistema feudale curtense. Se è un dato di fatto che gli attuali insediamenti urbani lungo la Sieve e i suoi vari affluenti nascono in epoca medievale definendo quella forma di organizzazione territoriale e paesistica che è ancora leggibile oggi, non possiamo non tenere in considerazione gli elementi oggi “invisibili”, tracce importanti seppur presunte o accennate sul territorio ma parti integranti di un sistema complesso e coordinato.
Se quindi consideriamo il paesaggio storico come contesto-palinsesto in cui si collocano elementi legati alla viabilità, al flusso delle acque e luoghi di culto, gli studi su Bilancino, Poggio Colla, i Monti e Albagino fanno emergere la necessità della lettura di un territorio che nel passato era sì fortemente rurale e scarsamente abitato ma funzionale fin dalla preistoria e di conseguenza adattato al transito oltre Appennino e al suo controllo. Il Lago degli Idoli sul Monte Falterona e il Lago di Albagino nei pressi del Passo della Futa si presentano come luoghi di culto legati alle acque e molto probabilmente al buon auspicio nell’attraversamento da parte dei viandanti data la collocazione nei pressi di due passi appenninici verso la regione padana. I recenti scavi a Poggio Colla e la scoperta dell’incisione del parto e della stele su cui sono leggibili il nome di Uni e Tinas hanno aperto nuovi scenari di ricerca su un Mugello etrusco dedicato al culto (in particolare quello femminile) ed è questa la direzione che hanno preso diversi ricercatori con i recenti studi sul culto delle acque (Nocentini, 2008). L’interesse per il Mugello etrusco si sviluppa grazie a F. Nicosia e G. De Marinis che sulla base anche della continua evoluzione dei ritrovamenti delle cosiddette Pietre Fiesolane, veri e propri segnali di una presenza diffusa in un territorio molto vasto che comprende anche il Mugello decidono di promuovere scavi e ricerche più focalizzati e approfonditi, grazie anche a nuove tecnologie. E’ il caso per esempio degli scavi a Poggio Colla nel comune di Vicchio fortemente voluti da Nicosia e affidati poi al professor G. Warden docente presso la Southern Methodist University. Le ricerche si sono sviluppate nel corso di 15 anni fino al 2015, anno di chiusura della campagna di scavi e anno della scoperta della Stele che utilizzata per l’antico santuario era stata poi utilizzata come base delle fondamenta del nuovo tempio. Questa scoperta è stata importante in quanto la presenza di un’iscrizione ancora in fase di traduzione ha dato un’idea sulla dimensione cultuale del territorio. Il rimando testuale alle divinità di Uni (l’area di Poggio Colla è sicuramente declinata ad un culto femminile data la presenza di parecchio materiale destinato alla tessitura e filatura, oltre al ritrovamento di un incisione su un Bucchero raffigurante un parto.) e a quella di Tinas che riporta a quanto ritrovato sul Monte Giovi (oronimo dal chiaro riferimento) nel quale compaiono parecchie punte di armi da lancio che danno l’idea di essere più un omaggio al dio del fulmine che il ringraziamento o l’auspicio di guerrieri pre o post battaglia. Si immagina quindi la stele come un’esortazione a pregare entrambe le divinità.
A. Maggiani e L. Cappuccini propongono un possibile sistema di raccordo tra diversi contesti cultuali, confermati anche da A. Nocentini nel considerare voluta la disposizione ad angolo retto di alcuni siti oltre al rapporto di visibilità tra di loro. La recente scoperta delle statuette di Albagino pur nei suoi limiti, apre un nuovo contesto di ricerca in ambito cultuale di montagna lungo percorsi di attraversamento immaginando i 2 santuari scoperti in territorio toscano (Albagino e lago degli Idoli) e i 3 in territorio emiliano (Montese, Monte Acuto Ragazza e Monte Bibele) come inseriti in un sistema cultuale di adorazione delle acque sacre oltre che luoghi di ringraziamento o auspicio per l’attraversamento montano. Ecco che quindi diventa importante studiare quest’area anche come luogo di attraversamento dimostrato già dalla scoperta dell’accampamento stagionale del Gravettiano ora sommerso dal Bilancino (oltre ai vari ritrovamenti nei pressi dei valichi) e dalla disposizione dei vari siti che seguono vie di attraversamento come il caso della tomba del principe di Radicondoli, la necropoli sottostante il colle San Martino ora occupato dalla fortezza medicea ma verosimilmente possibile luogo per un insediamento etrusco e la fortificazione di Frascole (unico scavo visitabile). Se per sentire parlare del Mugello dobbiamo attendere le cronache della battaglia dei Crocioni tra Totila e l’esercito Bizantino, quindi attorno al VI secolo d.c. o successive cronache di itinerari di viaggio, abbiamo però dei documenti che indirettamente dimostrano il ruolo strategico di questa parte dell’appennino. Da una parte Il periplo di Pseudo Skilax (VI sec. a,C), vero e proprio atlante marittimo che narra degli etruschi che in tre giorni compivano il percorso tra il porto di Spina e il porto di Pisa. Questo non poteva che avvenire seguendo Po, gli affluenti Reno, Idice, Savena Santerno per poi salire lungo i valichi appenninici e arrivare così ai porti sull’Arno. Nel III secolo a.C. è invece Livio che parla della costruzione di una strada che doveva collegare Bologna a Arezzo, Strada che è stata poiribattezzata Flaminia Militare, tracciato ipotizzato di cui però non si parla mai in alcun itinerario e non esiste sulla Tabula Peutingeriana. Si presume quindi che fosse un adattamento di antichi sentieri etruschi e il cui tracciato sia stato variato spesso, sostituito poi funzionalmente dalla strada Faventina documentata in diversi itinerari (Antonino e S.Ambrogio per esempio) oltre alla presenza di toponimi significativi. L’itinerario detto “Via degli dei” ricalca in gran parte l’ipotetico tracciato della Flaminia militare e passa in prossimità dei vari ritrovamenti descritti e infatti non è un caso che gran parte dei visitatori del centro di documentazione di Sant’Agata siano proprio camminatori. Alla luce di ciò e di quanto scritto e si reputa quindi necessario e importante recuperare e evidenziare la memoria etrusca del paesaggio mugellano e appenninico in genere attraverso non solo un’auspicata ripresa degli studi e delle ricerche, ma anche semplicemente allestendo un’informazione segnaletica che possa localizzare e descrivere in situ una presenza importante e fondamentale per lo sviluppo di queste aree e che sia così da integrazione sul territorio alla già arricchente diffusione e conservazione da parte del Centro di documentazione di Sant’Agata e i musei di Palazzuolo sul Senio e Dicomano.
Iacopo Maria Ninni
Tesi in Archeologia dei Paesaggi – relatrice Prof.ssa Emeri Farinetti
Facoltà di Storia dell’arte Archeologia, UniRoma 3
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 Aprile 2026

