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Home»Scienza e tecnica»Che mondo sarebbe senza i topi?
4 Mins Read Scienza e tecnica

Che mondo sarebbe senza i topi?

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BORGO SAN LORENZO – Nel primo anno d’insegnamento al Liceo di Borgo (che nel 1972-73 non era ancora intitolato a Giotto Ulivi) misi in piedi, su ispirazione del prof. Pietro Piussi allora assistente alla cattedra fiorentina di Selvicoltura, una ricerca sul bosco ceduo di quercia organizzando uscite pomeridiane con le mie classi, grazie ai pulmini messi a disposizione dal sindaco Bruno Panchetti. Fu uno studio molto importante, che fu pubblicato in un periodico della Società Botanica Italiana. In quella occasione, girando nel bosco, vedevo i buchi dei topi e mi chiedevo chi fossero gli abitanti di quelle tane. L’unico modo allora conosciuto era il trappolaggio ed il successivo esame dei cadaveri (oggi i metodi sono molto diversi e, soprattutto, incruenti). Misi quindi un po’ di trappole a Vitigliano e così scoprii che c’erano topi con la coda corta e con la coda lunga; tra i secondi, poi, ce n’era uno dai colori molto belli, con dorso fulvo-aranciato, ventre bianchissimo e piedi e naso di un bel rosa tenero. Incuriosito, mi documentai e scoprii che il termine “topo” indica, in Mugello, almeno sette diverse specie di animali. La curiosità aumentò quando un mio studente di Vitigliano mi portò in una casa abbandonata, che aveva il pavimento ricoperto da palline scure fatte di pelo e di ossa. Raccogliemmo quella strana roba e la portammo a scuola. Aprendo qualcuna di queste palline vedemmo che contenevano piccoli crani con denti di topi. Si trattava di borre, cioè dei resti non digeriti dei pasti di un barbagianni, frequentatore abitudinario della casa.

Credits Photo @Focus junior

Così il trappolaggio fu rapidamente sostituito dall’esame delle borre. Infatti il barbagianni è molto più bravo di una trappola a prender topi, perché mangiandoli ci campa. Ogni borra rappresenta una notte di caccia dell’uccello e quindi il loro studio ci dà anche un’idea di quanto mangia un barbagianni, corrispondendo ogni cranio ad un animale. Le borre contenevano di solito da 4 a 7 crani, in qualche caso anche 9. La specie dei topi presenti confermava i dati del trappolaggio iniziale. Dall’esame dei denti si riconoscevano infatti gli arvicolidi (i topi a coda corta) e i muridi (i topi a coda lunga). Tra gli arvicolidi c’erano il topo campagnolo rossastro, più grosso, e il pitimio del Savi, più piccolo. I muridi comprendevano il topo selvatico, il topo selvatico a collo giallo (quello colorato) il topo di casa ed il ratto nero. A questi andava poi aggiunto il ratto delle chiaviche, presente nei paesi, ma non in campagna, quindi non predato dal barbagianni.
Dalle borre emergevano poi anche crani diversi e più piccoli, spesso con denti di color rosso vino: si trattava di toporagni, animali simili nell’aspetto ai topi, ma del gruppo degli insettivori, come il riccio e la talpa. Erano di due gruppi diversi: i soricini, coi denti rossi, con forse 5 specie, ed i crocidurini, coi denti bianchi ed almeno tre specie.
Potenza del barbagianni! Lui sì che ci permette di capire quali sono i piccoli mammiferi che vivono intorno a noi e che spesso nemmeno vediamo. Questo porta a un’altra riflessione: perché i topi hanno una così enorme capacità riproduttiva (in un anno da una coppia possono aversi anche più di mille discendenti)? La risposta è chiara: perché danno da mangiare ad una lunga lista di rettili, uccelli e mammiferi. Detto meglio, perché stanno alla base di un gran numero di catene alimentari. Senza di loro non ci sarebbero serpi di ogni tipo, né uccelli come il barbagianni, la civetta, il gufo o l’allocco, ma nemmeno falchi come il gheppio. Anche aironi e cicogne se ne cibano, così come, tra i mammiferi, donnole, puzzole, faine, tassi, cinghiali, volpi, gatti selvatici e persino lupi, in tempi di magra. Viene proprio da chiedersi: che mondo sarebbe senza i topi?

Paolo Bassani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 Aprile 2021

Borgo San Lorenzo Mugello paolo bassani
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