SCARPERIA E SAN PIERO – Sabato 3 ottobre, alle ore 15, al Compostela Forum del Villaggio San Francesco, si terrà lo spettacolo teatrale “Donne e uomini che cavalcano la tigre ogni giorno”. L’evento è inserito nei festeggiamenti dedicati a San Francesco, ed è realizzato principalmente da personale del Villaggio stesso, a cominciare dall’autrice e regista, Angela Santoni, alla quale abbiamo rivolto qualche domanda.
Angela, come ha preso forma il progetto?
L’idea è nata da una riflessione sul trascorrere dell’esistenza e sui temi che ci toccano come esseri umani. La vecchiaia, come l’infanzia e la disabilità, è una condizione che richiede più di altre il prendersi cura da parte di tutti, e su questo si può misurare anche il grado di civiltà di un paese. La mia esperienza qui – dove attualmente lavoro – mi ha permesso di conoscere un universo in continuo mutamento, dove non soltanto si viene assistiti, ma si può continuare a vivere e scoprire.
Puoi darci qualche anticipazione sul testo?
Sì, il testo è composto da sette brevi storie, tratte dalle vite di alcuni residenti della RSA e di una bambina che frequenta l’Asilo dei Nonni, e da una parte finale. Se lo spettacolo fosse un tessuto, le tracce biografiche rappresentano l’ordito, cioè la struttura principale della stoffa, mentre la trama vera e propria è costruita dalla mia fantasia.
E quale ne è il significato, il messaggio insito nella trama?
La traccia immaginata segue un’unica certezza: il mistero della vita che accompagna l’essere umano dal momento della nascita fino alla fine. Ma questa fragilità interiore che ci accomuna – come afferma fra gli altri il Prof. Vittorino Andreoli – può diventare una forza se la sappiamo accogliere e riconoscere, sia individualmente che come società. E qui mi vengono in aiuto le parole del copione dove la bambina dell’asilo dice: “Negli uffici gli addetti studiano, contano, sbrigano magagne burocratiche, si occupano della foresta, di tutti noi, mentre dottori, infermieri, fisioterapisti, operatori, si prendono cura degli alberi, che siamo sempre noi… Se questa è la società in cui crescerò, sento che qualcosa di buono verrà”.
Detto così il concetto è senz’altro ben esplicitato, ma anche delicato, profondo. Com’è stata accolta questa idea dai responsabili della struttura?
La direzione ha ben accolto e sostenuto il progetto fin dal suo nascere, dandomi la possibilità di coinvolgere gli attori, molti dei quali lavorano nella struttura, e questa testimonianza diretta del contesto entra a pieno titolo nel gioco teatrale. Anche gli ospiti sono stati incuriositi e appassionati allo spettacolo: dopotutto vi si narrano le storie di alcuni di loro, nelle quali anche gli altri si possono riconoscere, se non altro per lo scorrere stesso della vita.
Quale invito puoi fare per invogliare ad assistere allo spettacolo?
Beh, si tratta di un lavoro nato internamente per coinvolgere gli ospiti e chi lavora nella struttura, ma è aperto ai familiari ed a tutte le persone che hanno voglia di trascorrere un sabato pomeriggio diverso, piacevole e di riflessione. Venire significa fare festa e godersi uno spettacolo di parole e musiche, e stare – anche se per poco più di un’ora – insieme a chi abita e anima quotidianamente il Villaggio. Perché il prendersi cura non è soltanto accudimento, ma soprattutto costruire una comunità aperta, sentire che ci sosteniamo a vicenda, che ci si può guardare negli occhi, riconoscersi, al di là di ogni diversità.
Angela Santoni, autrice e co-regista dello spettacolo insieme ad Annalisa Santoni, è da sempre appassionata di teatro. Gli altri interpreti sono Annalisa Santoni, Matteo Berretti, Raffaella Cirillo, Francesco Bramanti, Sara Grassi, Massimiliano Boretti, Claudia Turchi, Aurora Bandelli, Barbara Borselli, Lorena Tronconi, Maresca Guidi, Milva Marroncini, Alessandro Bassi, Francesca Bonini e Franco Consigli. Tecnico del suono Damiano Cocchi.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 settembre 2026

