VAGLIA – Chi era, e soprattutto, cosa fece di importante Carlo Bellesi da Vaglia, vissuto tra ‘800 e ‘900? Lo scoprirete alla fine di questo scritto basato su alcuni articoli apparsi su “Il Vero Operaio” (settimanale cattolico di breve vita che a inizio ‘900 stampava a Borgo San Lorenzo l’Officina Tipografica Mugellana Mazzocchi in Via Faentina,5 – Filippo Carlo Ciani il gerente responsabile) e su “Il Messaggero del Mugello.

Per prima cosa c’è da sapere cos’è, cos’era, la mineralizzazione detta anche pietrificazione con terminologia più allusiva e intrigante. Un’arte, una pratica, tra scienza e magia, o stregoneria, come qualcuno pensava quando se ne ebbero le prime dimostrazioni pratiche, che aveva come fine quello di solidificare le parti molli, i resti anatomici degli esseri viventi. Una tradizione, pare, tutta italiana.

Facendo una breve ricerca, si scopre che il capostipite è il bellunese Girolamo Segato (1792-1836) che stracciò i suoi studi e portò nella tomba il suo segreto quando il Granduca di Toscana rifiutò di ricevere un tavolino di carne (!) da lui pietrificato (ancora oggi visibile insieme a simili reperti nel Museo del Dipartimento di Anatomia a Firenze). A Segato successero in questa pratica altri studiosi: Gian Battista Rini, Paolo Gorini, Efisio Marini, fino a Francesco Spirito morto nel 1962.

A questo illustre elenco (tanto da trovare spazio biografico nelle enciclopedie) forse andrebbe aggiunto un umile operaio mugellano, appunto, Carlo Bellesi da Vaglia.

Facciamo parlare “Il Vero Operaio”, che sul numero del 9 novembre 1906 scrive di lui in un articolo dal titolo “Novello Segato”:

“Si tratta di un umile operaio mugellano che ha, dopo sette anni di esperimenti, trovato il modo di pietrificare gli esseri animali. […] Questa notizia sarà accolta dai lettori del Vero Operaio con sorriso un po’ scettico, ma noi che abbiamo toccato con mano i resultati ottenuti da questo umile operaio mugellano siamo in grado di poter affermare che davvero egli ha fatto resuscitare il segreto di Girolamo Segato. Abbiamo veduto due o tre pezzi di fegato di lepre ridotti allo stato di pietra, abbiamo veduto un uccellino pietrificato conservante ancora le piume; abbiamo osservate una rana e una lucertola parimente pietrificate dal nostro abile corregionale. Che più? Egli è pronto ad eseguire il suo esperimento alla presenza di medici, chimici, di qualsivoglia professionista in questa materia […]”.

Due settimane dopo, riprendendo l’argomento si aggiornano i lettori sullo stato dell’arte (“I segreti della pietrificazione” è il titolo dell’articolo)

“[…] Presentemente sta pietrificando una serpe e non è contento finché non potrà fare i suoi esperimenti su qualche parte del corpo di un cadavere […]”.

Ce l’avrà fatta a continuare i suoi esperimenti Carlo Bellesi? E avranno avuto successo? E se sì, come mai non ne è arrivata notizia fino a noi, escluse le brevi note sui due giornali mugellani?

“La preziosa scoperta del segreto del celebre chimico Segato è destinata certamente a fare molto rumore nel campo scientifico” scriveva “Il Messaggero del Mugello” sul numero dell’11 novembre 1906. Ma non ci fu nessun rumore, a quanto sembra. Forse proprio perché era un umile operaio mugellano e nulla più, lontano dai circoli scientifico/culturali dell’epoca.

Bruno Confortini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 febbraio 2026

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