MUGELLO – La storia del Novecento italiano trova una sintesi perfetta, seppur drammatica, nella famiglia Ulivi. Da un lato Giulio Ulivi, un inventore dalla vita romanzesca e controversa, spesso paragonato a Nikola Tesla per la natura avveniristica delle sue scoperte; dall’altro suo figlio Giacomo, la cui scelta morale e il sacrificio estremo durante la Resistenza lo hanno reso un simbolo della lotta per la libertà.
Giulio Ulivi: il “Mago” dei raggi e del volo
Nato nel 1881 a Luco di Mugello, Giulio Ulivi si impose all’attenzione internazionale come una sorta di “Edison italiano”. Già nel 1910, a Scopoli, realizzò insieme a Domenico Micheli il “Maria”, celebrato dalle cronache come il primo aereo costruito interamente in Italia. Sebbene il velivolo non riuscì a compiere un volo ufficiale a causa di difetti tecnici alla coda, l’impresa testimoniò il genio meccanico di Ulivi.
La sua fama esplose tuttavia con l’invenzione della radiobalistica, basata sui cosiddetti “Raggi M” (o Raggi F). Secondo le sue teorie, questi raggi erano capaci di provocare la risonanza elettrica e l’esplosione di mine e munizioni chiuse in involucri metallici a chilometri di distanza. Nel 1914, Ulivi condusse esperimenti spettacolari a Firenze, facendo esplodere bombe nell’Arno mentre si trovava sul Monte Senario, a oltre 16 km di distanza. Queste dimostrazioni affascinarono scienziati come Padre Guido Alfani, che inizialmente lo paragonò a Hertz.
Questa sua “invenzione” suscitò un grande clamore anche oltreoceano, numerosi articoli furono scritti a tal proposito, il NY Times gli dedicò addirittura un’intera pagina alla sua vita “turbolenta” e alle sue scoperte.


Il mistero e la fuga
Nonostante i successi apparenti, la figura di Giulio rimase avvolta dal sospetto. Molti scienziati, tra cui il senatore Augusto Righi, espressero forti dubbi sulla validità scientifica delle sue spiegazioni. Il clima di sfiducia culminò nel luglio 1914, quando Ulivi, alla vigilia di esperimenti ufficiali richiesti dal Ministero della Guerra e da industriali milanesi, fuggì da Firenze con la fidanzata Maria Luisa Fornari, allora minorenne. La fuga, che portò a una denuncia per ratto, fu vista da molti come la prova che le sue invenzioni fossero parzialmente dei trucchi o delle “mistificazioni”. Tuttavia, Ulivi continuò la sua carriera all’estero, brevettando tecnologie per il cinema 3D e la prospezione mineraria elettronica, fino alla morte avvenuta nel 1948.

Giacomo Ulivi: dalla cultura alla Resistenza
Mentre il padre proseguiva la sua vita errabonda (anche a Bruxelles tra il 1930 e il 1932), il figlio Giacomo, nato a Parma nel 1925, cresceva in un ambiente di alta levatura morale e culturale sotto l’ala della madre e dei nonni materni. Studente brillante al Liceo “Maria Luigia”, dove ebbe come insegnante il poeta Attilio Bertolucci, Giacomo maturò presto una profonda avversione al fascismo.
Dopo l’8 settembre 1943, Giacomo non rimase spettatore e aderì attivamente alla Resistenza, fungendo da collegamento tra i vari Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) e i partigiani. La sua dedizione fu assoluta: arrestato più volte, riuscì inizialmente a fuggire, ma fu infine catturato dalle Brigate Nere a Modena nell’ottobre del 1944.

Il martirio in Piazza del Duomo
Giacomo Ulivi fu sottoposto a “torture più atroci e raffinate”, che sopportò stoicamente senza rivelare alcuna informazione sui suoi compagni. Il 10 novembre 1944, a soli 19 anni, fu fucilato in Piazza del Duomo a Modena. La sua eredità spirituale è racchiusa nella celebre “Lettera agli amici”, un monito contro l’indifferenza e un invito a costruire attivamente il domani. Per il suo coraggio, gli fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.
Luca Varlani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Gennaio 2026


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