MUGELLO – Quest’anno ricorrerà l’ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, il Santo Poverello, uno dei Santi più amati e popolari, Patrono d’Italia dal 1939 sotto Papa Pio XI.
Come fu celebrato in Mugello, cent’anni fa, il settimo Centenario francescano?
Già sul Messaggero del Mugello del 4 ottobre 1925 si annuncia il proposito del Direttorio del terz’Ordine Francescano di San Carlo a Borgo San Lorenzo di inaugurare, accanto alla Scuola, “un ricovero per vecchi poveri, in particolare terziari francescani”, che diverrà nel tempo l’attuale RSA S. Francesco.
Nell’ultimo numero del 1925 del giornale, si pubblicarono le linee generale delle celebrazioni stabilite dalla Congregazione del Terzo Ordine Francescano: conferenze, pellegrinaggio mugellano a Assisi, mostre di arte sacra dedicate al Santo, inaugurazione del già citato ricovero per vecchi e di altre strutture collegate, predicazioni; cui si aggiungeranno con il passar dei mesi, convegni dei parroci mugellani, spettacoli teatrali, celebrazioni nei vari paesi e frazioni del Mugello con titolazione al Santo di vie, costruzione di tabernacoli, feste, intrattenimenti musicali, illuminazioni straordinarie.
Ultima frazione (e in gran ritardo) a festeggiare il Santo fu Galliano: ci fu bisogno di un accorato appello a celebrazioni ufficiali terminate (“anche il nostro paese deve unirsi all’universale dimostrazione”), perché il 31 ottobre anche i gallianesi adempissero al dovere.
Uno dei momenti maggiormente coinvolgenti l’intera popolazione fu il transito in Mugello, domenica 6 giugno, di una tonaca del Santo proveniente dalla chiesa di San Francesco a Cortona, che, a stare al racconto di san Bonaventura, frate Elia avrebbe dato «in prestito» a Francesco perché non morisse senza l’abito religioso scelto come espressione di povertà. Bande musicali, popolo, notabili, autorità civili e lancio di fiori, ne accompagnarono il passaggio. Accolta nella Villa di Ripa del conte di Collalto, la reliquia proseguì in processione verso la chiesa plebana di Borgo e da lì verso il Colle dei Cappuccini, dove nella nuova Casa dell’Ordine, appena inaugurata, venne esposta fino al 15 agosto al pellegrinaggio della popolazione che fu numeroso per tutto il periodo.
Oltre ai vari predicatori, ai parroci, ai conferenzieri laici, un ruolo centrale per tutto il periodo dei festeggiamenti ebbe il professor Mario Chini, borghigiano, figlio di Leto Chini e di Maria Pananti (discendente di Filippo). Laureato in lettere e filosofia, insegnò letteratura in varie scuole italiane, ebbe cattedra all’Università La Sapienza di Roma e fu traduttore e esperto di cultura cinese, giapponese e occitana. A lui furono affidate varie conferenze sulla figura di San Francesco, dei suoi successori e sulla presenza, secondo tradizione, del Santo in Mugello e in particolare sulla predica in Borgo San Lorenzo (in Piazza Garibaldi) nei primi anni del XIII secolo. Compito che, a leggere i brevi resoconti che se ne fecero sul Messaggero, il professore svolse in maniera filologica, da studioso e letterato, non cedendo a scivoloni politici come altri faranno.
Dopo la Messa a San Carlo (insieme al Bosco ai Frati il luogo più frequentato dalle celebrazioni) svoltasi l’ultima domenica di settembre – presente l’arcivescovo di Firenze Mistrangelo e l’immancabile Generale d’Italia Pecori Giraldi – il segno ultimo, tangibile e momento culminante delle celebrazioni fu l’inaugurazione il 4 ottobre del Tabernacolo dedicato al Santo posto lateralmente alla Pieve di San Lorenzo, nella ex via Galeazzo, da quel giorno Via San Francesco.
Opera di maestranze locali che Il Messaggero elenca, fu ideato da Chino Chini ed eseguito dai figli Tito per la parte decorativa e Augusto per la parte pittorica, con ceramiche decorative provenienti dalla Manifattura Chini; alla statua del Santo, a grandezza naturale, collaborarono anche Dino Chini, il falegname Augusto Maestrini e il muratore Odoardo Cipriani; del padre cappuccino Epifanio l’iscrizione, scolpita nella bottega dello scalpellatore Cesare Squarcini. La giornata e le celebrazioni ufficiali del Settecentenario Francescano si conclusero al Teatro Giotto di Borgo S. Lorenzo, con una conferenza serale, con proiezioni, del prof. Mario Chini.
Detto, molto sommariamente, delle principali iniziative celebrative a settecento anni dalla morte del Santo, resta da fare un accenno alla lettura che di Francesco e della sua opera dette Il Messaggero del Mugello, unica, diffusa pubblicazione mugellana di quegli anni e voce ufficiale del governo locale.
Nella sostanza fu quella che ne dette il fascismo al potere, né poteva essere diversamente, almeno in via ufficiale: cioè di un Santo patriottico, quasi un precursore del nuovo corso politico, come accennato anche da alcuni conferenzieri, sia religiosi che laici, nel corso delle celebrazioni mugellane. Una visione del tutto antitetica all’odierna (o almeno, alla più diffusa oggi) che vede nel poverello d’Assisi il Santo della Pace e dell’armonia del Creato.
Così la pratica di povertà di San Francesco venne tradotta, a fronte della crisi economica in cui versava l’Italia del tempo, nella necessità che il Paese aveva di stringere la cinghia e rinunciare ai “lussi” per ritrovare le antiche origini “romane” e “riprendere il suo fatale andare”, che era andare di conquista, di affermazione imperialista; e San Francesco che incontra il Sultano in Egitto, fatto oggi interpretato , forse con qualche forzatura, come primo dialogo interreligioso, nel fondo del Messaggero del 10 ottobre a firma Bernardino Filippi, diventò, con interpretazione ancor più disinvolta, “divina immagine dell’Italia che torna alla sua luce imperiale, trasfusale dallo Spirito Eterno”.
Con la figura del Santo si celebrava quindi la rinnovata unione spirituale e d’intenti tra religione e Stato, che porterà ai Patti Lateranensi del 1929 e al periodo di maggior consenso del fascismo.
“Visibilmente protetto da Dio, Egli (Mussolini n. d. a) ha sapientemente rialzato le sorti della Nazione accrescendone prestigio in tutto il mondo” dichiarò il Legato papale a Assisi, solennemente ricevuto dal sindaco della città durante le celebrazioni ufficiali del Settecentenario.
Parole riportate, con evidente soddisfazione, da Antonio Giovannini, direttore del Messaggero e mussoliniano della prima ora, sullo stesso numero di ottobre del giornale, in un articolo dal titolo “Nuovo clima politico”.
Povero San Francesco, è proprio il caso di dirlo. Usato, travisato, manipolato ad uso di propaganda politica.
Ma così andavano le cose in Italia (e anche in Mugello) cent’anni fa.
Bruno Confortini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 gennaio 2026


1 commento
Pingback: Il Settecentenario Francescano in Mugello – Il Filo – notizie dal Mugello