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Home»Interviste»INTERVISTA – Piergiorgio Odifreddi “La bellezza accompagna la verità”
5 Mins Read Interviste

INTERVISTA – Piergiorgio Odifreddi “La bellezza accompagna la verità”

1 commento5 Mins Read
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BARBERINO DI MUGELLO – Piergiorgio Odifreddi, che, con lo spettacolo “Le meraviglie nel paese di Alice”, ha animato il secondo appuntamento all’interno della rassegna a cura di Catalyst “La rinascita della bellezza 2.0”, risponde alle nostre domande, fornendo un quadro interessante del nostro tempo, attraverso un punto di vista critico e preciso. Già studente di matematica a Torino, laureato con lode in logica, Odifreddi ha poi studiato negli Stati Uniti e in Unione Sovietica. È noto per i suoi impegni nell’insegnamento universitario e per la sua attività di divulgatore, anche grazie ai numerosi testi da lui scritti, che non si fermano all’aspetto prettamente matematico, ma che vanno a coinvolgere anche discipline come la letteratura, la storia, la musica, non tralasciando gli ambiti politico e religioso, verso i quali ha maturato una vera e propria vena polemica. Un intellettuale a tutto tondo, pungente e schietto, che non esita a cercare il dialogo, anche laddove questo può essere acceso e complicato.

Stasera sono uniti dalla bellezza il mondo del teatro e quello della matematica. A proposito di bellezza, Dirac diceva che è più importante il fatto che un’equazione mostri una bellezza teorica piuttosto che una praticità diretta. Pensa anche lei che lavorare su un’equazione ricercando un’armonia porti a un progresso? Certamente e dirò di più: Dirac non è stato l’unico a parlare della bellezza delle equazioni. Negli anni ’30 diversi fisici si interrogavano su questo, Einstein stesso sosteneva che sono infinite le possibilità di formulare una teoria. Verità e bellezza vanno d’accordo: è una questione metafisica. Nella Scienza, si va spesso alla ricerca di una soluzione che, però, può mutare e dare spazio a una serie di visioni diverse. Nel momento in cui si cambia idea, viene modificata la soluzione precedente. La modifica si basa su criteri estetici, dunque si procederà a scegliere la versione più bella, proprio perché la bellezza è indice di verità ed è un criterio fondamentale nella scelta della teoria.

A proposito di Einstein, lui parlava di un rispetto necessario nei confronti della matematica. Secondo lei, va recuperato un rispetto intimo verso questa disciplina? Sicuramente, come potrei non essere d’accordo, essendo un matematico?! Sono fermamente convinto che questo rispetto vada recuperato, perché è del tutto assente nel mondo in cui viviamo. Non c’è considerazione né per la matematica né per la scienza: lo abbiamo visto con la pandemia. La cosa più grave è che questo riguardo manca anche da parte degli scienziati stessi: infatti, in molti casi, la verità scientifica è stata contrastata proprio da persone del settore. Penso quindi che, per recuperare il rispetto, vada sviluppata ancora di più la cultura scientifica.

Si parla molto di un’era post-umana, in cui si mette in discussione la soggettività, che perde la sua dimensione “umanistica”, anche grazie a modelli proposti dalla cibernetica e dalla robotica. Si parla anche di un’etica post-umana, per cui il comportamento individuale dovrebbe muovere dal constatare un nomadismo diffuso e che dunque l’uomo di oggi deve essere nomade in quanto flessibile. Anche lei sostiene che serva un’etica di questo tipo? Ci sono molte questioni sul post – umano; io penso che, per delineare questo concetto, si possa partire dall’analizzare i problemi che il mondo deve affrontare. Negli anni ’50 era centrale il tema del nucleare e dunque c’era una grande diatriba su questo e su come si potesse intendere il progresso. Oggi sono più sentiti i problemi legati al clima e alla sovrappopolazione. Un’altra questione interessante riguarda il mondo dell’industria, che, forse, è più pericolosa del problema climatico: il possibile sopravvento che le macchine potrebbero avere sugli esseri umani, visto che si parla spesso di macchine intelligenti. Due casi del passato rendono l’idea di quanto questo tipo di approccio possa portare al danno. Il primo fatto avvenne intorno agli anni ’80 in Unione Sovietica: in piena guerra fredda, un addetto al monitoraggio del sistema satellitare di sorveglianza dei missili statunitensi vide sullo schermo una segnalazione di un missile lanciato dagli Stati Uniti. In casi del genere, era previsto che l’addetto desse l’allarme ai superiori i quali, a loro volta, avrebbero provveduto a contrattaccare. Ciononostante, il militare, ritenendo poco probabile un attacco con pochi missili, pensò ad un errore del macchinario e decise di non segnalarlo, evitando lo scontro. Quindi questo è stato uno dei casi nella Storia in cui si è scelto di non seguire le macchine. L’altro riguarda l’economia: il famoso crash in borsa che fu segnalato nel 2010, sempre per un errore del sistema. Questi due esempi, uno riguardante il mondo dell’atomica e l’altro quello dell’economia, ci danno un’idea di quanto l’uso esclusivo delle macchine possa essere rischioso. Penso che un modo interessante per intendere la post-umanità sia questo: problematizzare il rapporto fra uomo e macchina.

Sono celebri le sue “interviste impossibili”, rivolte a personaggi storici di indubbia fama, come Dante, Galileo, Hitler… se potesse intervistare Lewis Carroll, di cui ha tanto parlato stasera, quale sarebbe la prima domanda da porgli? Gli chiederei qualcosa circa la sua presunta pedofilia, visto che era anche un sacerdote… Scherzi a parte. Penso che gli chiederei cosa ci fosse scritto nelle lettere ad Alice Liddell, che la madre della bambina fece bruciare. La figura della madre di Alice è particolare, poiché impedì alla figlia di vedere Carroll, anche se poi questo fu invitato al matrimonio ma rifiutò di andarci. Ho la curiosità di sapere se, in realtà, lui non fosse stato interessato alla madre piuttosto che alla bambina. Sicuramente è stato un personaggio piuttosto eccentrico. Una volta andò da una donna chiedendole scusa per aver baciato sua figlia sulla bocca e si giustificò col dire che non sapeva che avesse già quattordici anni. Se la bambina fosse stata più piccola, non si sarebbe sentito in colpa. Un bel tipo, insomma. Sì, penso che gli chiederei di raccontarmi qualche gossip sulla sua vita.

Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 luglio 2021

Barberino di Mugello Catalyst Interviste la rinascita della bellezza piergiorgio odifreddi
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1 commento

  1. Aldo Giovannini on Luglio 5, 2021 3:44 pm

    PREFERISCO IL CANTICO DELLE CREATURE DI SAN FRANCESCO

    Reply
Reply To Aldo Giovannini Cancel Reply

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