
VICCHIO – Attualmente tutta l’area di Pimaggiore è più nota agli storici per le sue qualità archeologiche che per i luoghi di culto che racchiude. Già nell’ultimo quarto dell’Ottocento, notevoli erano state le indagini e i ritrovamenti di reperti arcaici in grado di ascrivere questa zona fra le più interessanti in cui leggere la storia antica del Mugello. Ceramiche a vernice nera, frammenti fittili di età ellenistica, embrici e fondi di impasto grossolano, resti di tombe, furono rinvenuti nel podere del Bosco, alle falde di Poggio Colla. Nello stesso luogo, nel 1911, era stata ritrovata anche una piccola figura di bronzo poi andata perduta.
Più in basso, nei poderi di Ponticelli e Buscelli, tornarono in luce resti di mura in mattoni e pietre, docce fittili per condutture di acqua e avanzi di un ampio lastricato stradale. Tutti elementi indicativi di un’intensa attività umana che caratterizzava il luogo nel periodo ellenistico.
In questo particolare contesto storico naturalistico, trova giusta collocazione anche la chiesa di San Piero o San Pietro a Pimaggiore, le cui origini potrebbero risalire all’Alto Medioevo e agli ultimi secoli del primo millennio.
Infatti, fra i molti privilegi concessi dall’imperatore Ottone II al vescovo di Firenze nel 978, figurava anche il luogo di Piano Maggiore o Pino Maggiore, nomignolo poi corrotto in Pimaggiore in cui si identificava la chiesa e il popolo di questa zona.

Inserita nell’antico piviere di Santo Stefano in Botena, la chiesa compare più tardi nel Libro di Montaperti, quando ha come rettore Ser Bernardo Guidi e paga un censo di quattro staia di grano come sostegno a Firenze per la battaglia contro i senesi.
Citazioni simili sono leggibili nei decimari del 1276-77 e negli elenchi diocesani del primo Trecento.
Nel primo quarto delle stesso secolo, un podere con vigna e i terreni attorno alla chiesa appartenevano ancora al vescovo di Firenze, che ne concedeva il livello ai coloni del popolo. Nel 1330, al tempo del rettore Pietro Bruni, presso la chiesa fu stipulato un patto di collaborazione e amicizia tra tutte le famiglie locali che sanciva di fatto, il valore sociale del luogo di culto ed esaltava il ruolo del popolo, divenuto poi unico patrono di San Pietro.
Al 1613 dovrebbero risalire i primi interventi conservativi degli immobili, con l’adeguamento dello spazio di preghiera e dell’aula, munita in quel momento dei due altari laterali. Altri restauri radicali si sarebbero compiuti in chiesa nel 1661.

Già inserita nel piviere di San Martino a Scopeto, nel 1785 le fu unita parte del soppresso popolo di San Giusto a Montesassi, il cui beneficio però, fu interamente devoluto, per decreto vescovile, alla nascente pieve di San Giovanni Battista a Vicchio. Per qualche tempo ebbe annessa la chiesa di San Jacopo a Monteacutolo, stata a lungo di patronato degli Adimari.
A metà dell’Ottocento la parrocchia di San Pietro a Pimaggiore contava 310 anime fra boscaioli e agricoltori, secondo una crescita demografica contenuta, distribuita fra una settantina di famiglie, che ancora popolavano questo territorio nelle prime decadi del Novecento.
La violenza inaudita del terremoto che colpì il Mugello nel giugno del 1919, ebbe epicentro proprio a Vicchio, con conseguenze drammatiche per tutte le sue frazioni.
A Pimaggiore crollarono o restarono seriamente colpiti i due terzi delle abitazioni, con particolari danneggiamenti alla parrocchiale di San Pietro. Qui la scossa provocò lo spostamento delle mura portanti laterali, con il crollo del campanile, che a sua volta causò il dissesto della volta del presbiterio.
La chiesa fu ripristinata negli anni successivi e probabilmente restituita al culto fra il 1922 e il 1923.
Verso la metà degli anni Cinquanta del Novecento, vi fu nominato sacerdote don Ermindo Corsinovi, uno dei compagni di don Milani negli studi di teologia al seminario fiorentino.
Nella sua parrocchia il priore, si adoperò intensamente per l’assistenza e l’aggregazione delle famiglie rurali, dimostrando particolare sensibilità e apertura per le problematiche sociali. Tale fu la sua opera di carità, che il popolo di Vicchio volle ricordarlo intitolandogli uno spazio presso il lago di Montelleri.
Don Corsinovi fu l’ultimo parroco di Pimaggiore, se ne andò nel 1977, quando il suo “gregge” contava ancora 360 anime.
Come per altre parrocchie minori del Mugello, si concludeva così il tempo e la storia di un popolo dalle origini millenarie. Le esigenze del periodo, il miraggio economico cittadino, il ripudio alla dura vita di campagna, la carenza di vocazioni sacerdotali, avrebbero relegato all’oblio chiesa e canonica, secondo un processo di indifferenza e di abbandono che oggi si manifesta in tutto il suo squallore.
Nonostante le condizioni di degrado che ormai lo caratterizzano, il luogo vale comunque una visita, anche perché facilmente raggiungibile dalla provinciale SP41 che da Vicchio scende verso Dicomano. Poco a valle di Ponte a Vicchio, una stretta campestre devia sulla destra alle falde del Poggio di Montesassi e in breve giunge al cospetto della struttura.


Il complesso si trova adagiato sopra un terrazzo naturale che offre scorci gradevoli sui coltivi sottostanti e sul piano alluvionale della Sieve.
Gli ambienti della canonica si appoggiano alla parete absidale della chiesa, che a sua volta ospita un campaniletto a vela di mattoni, con due fornici privi di campane.
Tutto il complesso appare fortemente rimaneggiato, coperto da intonaci che hanno occultato forme e segnacoli del paramento originale, forse parzialmente individuabile nei due contrafforti presenti ai lati della facciata. Tracce simili restano visibili anche nella zona mediana della parete sinistra.

L’interno, nonostante l’avvilente stato di degrado, lascia intuire uno spazio di preghiera accogliente e certamente grazioso all’epoca della sua funzionalità pastorale.
L’aula è coperta a due spioventi, sorretti da travatura lignea a cavalletti. Il presbiterio, rialzato di un gradino, presenta invece una volta a botte ed è separato dall’aula da un arco a tutto sesto, poggiante su pilastri che danno origine a una modesta struttura di tipo serliano.
Sulla parete di fondo, una pittura murale simula la finta imposta di una teca con colonnette a torciglione e timpano arcuato, all’interno della quale è la figura benedicente di San Pietro.
Nella parte mediana dell’aula, restano i due altari laterali, entrambi di materiale e speculari nelle forme. Robuste mensole a voluta ne sostengono la mensa e sopra a questa si eleva la semplice dossale racchiusa da lesene piane.
Nell’altare di destra è ancora presente la nicchia centinata che ospitava un pregevole busto in gesso della Madonna col Bambino, databile alla prima metà del XVI secolo, conservato ora nella pieve di San Giovanni Battista a Vicchio. Nell’altare di sinistra era invece un Sacro Cuore a figura intera dipinto da Ferdinando Folchi nel XIX secolo e ancora visibile nei locali della sacrestia dell’oratorio di Meleto a Villore.


Massimo Certini
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Settembre 2026

