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Home»Copertina»“L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo”, a Firenze si presenta il nuovo libro di Alessandro Masi
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“L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo”, a Firenze si presenta il nuovo libro di Alessandro Masi

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VICCHIO – Verrà presentato domani, venerdì 2 dicembre, alle 17,30 alla Sala del Cenacolo dell’Accademia di Belle Arti di Firenze il libro “L’arista dell’anima” di Alessandro Masi, giornalista e storico dell’arte oltre che segretario generale della Società Dante Alighieri. Sarà presente anche il sindaco di Vicchio Filippo Carlà Campa, il Direttore dell’accademia di Belle Arti ed il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

“L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo” – questo il titolo del libro – è un racconto storico che tratteggia i contorni della vita di uno dei più grandi artisti italiani attraverso la “voce” di chi lo ha conosciuto o ne ha comunque parlato in epoche a lui vicine. Giotto – si legge sulla quarta di copertina – “è l’artista che per primo ha dato un’anima alle sue opere. Dei suoi quadri e dei suoi affreschi sappiamo molto, ma della sua vita di uomo ben poco, avvolta com’è nella leggenda. Da un accurato lavoro di scavo negli archivi e dalle cronache dell’epoca, Alessandro Masi fa nascere una rigorosa e documentatissima biografia di Giotto, del «ragazzo» che rivoluzionò la pittura tra il Duecento e il Trecento, quando si preparava la Rinascenza. E lo fa narrando quella vita come fosse un romanzo. Così entriamo con Giotto nella Basilica Superiore di Assisi, nella cappella degli Scrovegni a Padova, nelle basiliche di Roma, Napoli, Firenze…Un racconto tanto vivido che sembra di sentire l’odore dei colori, di stare sulle impalcature a osservarlo dipingere, di percepire lo stupore dei committenti di fronte a opere che non avevano alcun paragone con quanto realizzato prima. Emergono con forza i suoi rapporti con il maestro Cimabue, con gli intellettuali della sua epoca e in particolare con Dante, di cui fece un ritratto giovanile nel 1302, prima dell’esilio del poeta, e che incontrò nuovamente a Padova mentre creava un capo – lavoro per una famiglia tanto ricca quanto chiacchierata, gli Scrovegni appunto. Boccaccio fece di Giotto un personaggio del suo Decamerone. E dietro di lui si stagliavano Petrarca e i papi del travagliatissimo periodo della sua esistenza. Ne esce lo spaccato di un’epoca, di un grande artista e di un uomo non privo di ombre e contraddizioni. Migliore interprete di sempre del poverello di Assisi, viveva nell’angoscia di diventare povero e di non poter sistemare la sua numerosa prole. Probabilmente una volta arricchito divenne anche usuraio e, invitato dagli intellettuali a schierarsi nell’agone politico dell’epoca, si dimostrò tutt’altro che incline alle azioni coraggiose”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 dicembre 2022

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