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Home»Copertina»Le manifatture dell’Alto Mugello protagoniste del nuovo progetto fotografico curato dalla Cooperativa di Comunità di Palazzuolo
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Le manifatture dell’Alto Mugello protagoniste del nuovo progetto fotografico curato dalla Cooperativa di Comunità di Palazzuolo

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PALAZZUOLO SUL SENIO – Partecipando a Strategia Fotografia 2022, avviso pubblico promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per  la selezione di proposte di acquisizione, conservazione e valorizzazione della fotografia e del patrimonio fotografico italiano, la Cooperativa di Comunità “la C.I.A. – Cultura Innovazione Ambiente” di Palazzuolo sul Senio si è aggiudicata il finanziamento di AAA Manifatture: un progetto che coinvolge importanti realtà manifatturiere del territorio e che si concretizzerà nel prossimo autunno in un catalogo e in una mostra nei Comuni di Palazzuolo sul Senio, Marradi e Firenzuola.

Nei mesi scorsi Giancarlo Barzagli, Ilaria Di Biagio e Franco Guardascione, ossia i tre fotografi che avranno il compito di raccontare AAA Manifatture attraverso i loro scatti, hanno effettuato un  sopralluogo presso le realtà produttive implicate.

L’iniziativa vede il coinvolgimento dei lavoratori di realtà quali la Copser di Firenzuola, La Fabbrica dei Marroni di Marradi, oltre alla Meccanica RC e l’Elettromeccanica Misileo di Palazzuolo sul Senio, ed è la naturale continuazione di “Archivio Appennino-R/Esistenze” (Strategia Fotografia 2020), che andava ad indagare com’è ancora esistere e resistere nei luoghi dell’Alto Mugello.

Con “AAA Manifatture” si vuole indagare su un’altro tipo di resistenza, ossia il lavoro manifatturiero, grazie al quale i tre comuni interessati (Marradi, Palazzuolo sul Senio e Firenzuola) riescono ancora a sopravvivere.

“AAA Manifatture”, sostenuto anche dagli enti locali e dalle aziende stesse, nasce per contrastare la retorica che vede questi territori come luoghi marginali, per dare loro una nuova centralità, con un racconto partecipato, che coinvolge i lavoratori stessi, in un approccio fra arte e lavoro passando anche attraverso un’analisi filosofica.

Il corpo del lavoro verrà raccolto in un libro fotografico, introdotto da un saggio della filosofa Federica Montevecchi. Verrà inoltre realizzata una installazione fotografica diffusa “site-specific” attraverso una campagna di affissioni negli spazi pubblici come luogo di condivisione e racconto in concomitanza con talk: momenti di divulgazione ma anche confronto collettivo dell’esperienza indagata. L’iniziativa è programmata per il 7, 8 e 14 ottobre.

“Per me Marradi è un luogo familiare. Mia mamma è nata qui e io ci ho passato parte dell’ infanzia” – racconta Giancarlo Barzagl che ha fotografato La Fabbrica dei Marroni di Marradi -. Il mio punto di vista è sicuramente influenzato dai racconti che ho sempre sentito sul Marrone (qualcosa di veramente radicato nel l’identità del paese) ma c’è anche il disincanto dell’adulto che conosce la lotta sindacale combattuta dalle lavoratrici e dai lavoratori della fabbrica per tenersi quel poco di dignità che un lavoro difficile e faticoso può dare.

Per i miei ritratti ho cercato di instaurare un rapporto di fiducia nel breve tempo di una pausa dal lavoro. Per me che la fase preparatoria allo scatto di un ritratto e quindi il legame che instauro con il soggetto sono quasi più importanti dello scatto stesso è stata una sfida non banale.

Negli sguardi c’è molta onestà e quello che arriva sono due sensazioni contrastanti: fierezza e rassegnazione. La vita ci costringe a combattere per un lavoro che si ci emancipa economicamente (più o meno) ma che ha una larga parte di colpa nel rendere la vita stessa difficile. Per questo ho deciso di immergere i volti delle lavoratrici e dei lavoratori negli sciroppi utilizzati all’interno della fabbrica. Per me rappresentano un po’ la metafora della vita che ti “appiccica” addosso cose belle e brutte fino a rendere opaco il confine che le divide”.

“L’elaborazione dell’idea è stata stimolante così come aver avuto libero accesso ad un mondo in cui non mi era mai capitato di affacciarmi, ossia una fabbrica metalmeccanica – afferma Ilaria Di Biagio -. Penso che il contributo delle fotografie prodotte sia innanzitutto quello di portare la nostra esplorazione fuori dal luogo fotografato, per arrivare a persone che non avrebbero altrimenti avuto modo di conoscere quel che accade all’interno delle aree industriali dei loro paesi.

Nella mia pratica prediligo un approccio lento sia nelle modalità che nei tempi, scattando la maggior parte dei progetti in medio formato in pellicola. Sono interessata all’indagine del territorio a me circostante, alla sua memoria e al rapporto che gli abitanti hanno con il propio ambiente; storie piccole che però possono avere un eco più generale.

Sicuramente quello che si nota sempre quando si è in piccoli centri, è la maggior coscienza che le persone hanno del proprio territorio. Mi auguro che questo sia di buon auspicio nel creare una rete più informata, attenta e consapevole, in cui l’aspetto storico e sociale del territorio prevalga”.

Infine Franco Guardascione, autore degli scatti sulla Copser di Firenzuola: “La mia visione fotografica, vuole provare ad essere diversa da quella consueta e quotidiana che può suscitare curiosità ed interesse per un lavoro le cui modalità esecutive sono quasi sconosciute alla maggior parte delle persone, ossia ‘estrazione e la lavorazione della pietra serena.

Ho realizzato questo reportage con una fotocamera digitale. La mia attenzione si è rivolta maggiormente verso i segni e gli strumenti del lavoro, tralasciando spesso la presenza umana, facendola comparire a volte come comparsa. Le immagini riprese le ho poi unite insieme in dei collage attraverso un’accurata elaborazione digitale.

Avendo lavorato come fotoreporter per circa trent’anni, di fronte a questa opportunità ho pensato che, raccontare un’attività lavorativa così antica e difficile con una modalità documentaria classica, potesse essere in un certo qual modo riduttivo. Per questo motivo ho deciso di avvalermi delle teorie filosofiche sulla fenomenologia della percezione di Merlau Ponty per raccontare e sublimare artisticamente l’attività lavorativa che mi era stata assegnata. Ho affrontato la difficoltà immaginifica di riuscire a rappresentare visivamente le teorie di un filosofo…e spero di esserci riuscito, almeno in parte”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 luglio 2023

AAA Manifatture Palazzuolo sul Senio
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