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Home»Copertina»Pillole di storia mugellana. (E trova l’intruso…)
3 Mins Read Copertina

Pillole di storia mugellana. (E trova l’intruso…)

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MUGELLO – Anche quassù la storia ha fatto tappa. Grandi eventi e storie piccole, macchie di colore dentro la leggenda. Spesso, le singole storie prendono la piega di simpatici aneddoti. Ci chiediamo se siamo invenzione o realtà.

Questi sono accaduti davvero. Tutti meno uno. Quale? Eccoli, come uno scioglilingua.

Brunelleschi, sì, proprio lui, l’architetto del Cupolone, arrampicato su una scala appoggiata alla torre del Palazzo dei Vicari di Scarperia. Montava il suo orologio.

Giovanni dalle Bande Nere nei panni di una bambina e nascosto in un convento per sfuggire a eventuali sicari. Fu la madre, una Sforza, a progettare la messa in scena. Funzionò, eccome.

Nel’500, durante l’assedio di Galliano, il prete alla testa degli sbandati impicco’ a una finestra anche il crocifisso. Pare lo facesse per rabbia. Paese troppo povero.

Prima di depredare Roma, i lanzichenecchi fecero esperienza nel ‘sacco di Barberino’. Era di strada. Come non cedere alla tentazione?

Durante l’offensiva alleata dell’estate 1944, un tedesco con una mitragliatrice uccise, sparando dall’Omomorto, circa 250 soldati che risalivano il monte provenendo da Scarperia.

Buonaventura da Bagnoregio fece fiorire l’albero cui aveva appeso il cappello cardinalizio. Stava lavando le scodelle dove i frati avevano mangiato e non voleva essere disturbato dal messo pontificio. Avvenne diversi secoli fa nel convento del Bosco ai Frati.

La costruzione della carrozzabile del passo della Futa, nel ‘700, promosse begli esempi di malaffare, speculazioni soprattutto, quanto ad acquisto dei terreni interessati ai lavori della strada, forse anche una bella spartizione di tangenti. Già, chissà…

Il fattore di Trebbio era l’amico più stretto e fidato di Giovanni dalle Bande Nere. In caso di bisogno, per trarlo dalla solitudine, gli inviava anche le ‘pute’ di suo gusto. 

Il prete di Sant’Agata intrattenne con Galileo Galilei una straordinaria corrispondenza. Cose religiose e cose celesti, naturalmente.

Giotto era così brutto che Boccaccio lo immortalò in una novella mentre cavalcava nel suo Mugello. È l’aspetto fisico che emerge, non il talento dell’artista. Invidia?

Nei campi attorno a Pietramala sfavillano fuochi provenienti dal sottosuolo, da secoli. Gli antichi immaginavano si trattasse dell’inferno che sbucava sulla terra per afferrarti. Siccome era raro imbattersi in fenomeni del genere, i fuochi divennero presto un’attrazione. 

Napoleone ebbe anche soldati mugellani ai suoi ordini. Qualcuno si distinse in battaglie epiche e nella ritirata dalla Russia. Chi tornò a casa, venne considerato un traditore. Becco e bastonato!

Buona estate.

Riccardo Nencini

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 luglio 2019

riccardo nencini
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1 commento

  1. Ia on Luglio 29, 2019 10:15 am

    Nel Decamerone di Boccaccio quello brutto – e a cavallo – non è Giotto ma Forese da Rabatta

    Reply
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