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Home»Copertina»La Polentata delle Ceneri. E parroci coraggiosi
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La Polentata delle Ceneri. E parroci coraggiosi

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Benché esportassero libertà e diritti, i soldati napoleonici francesi non piacevano granché. Meno ancora i funzionari a seguito del Nappa. Troppe tasse, troppe ritorsioni, troppe prevaricazioni. Ti guardavano dall’alto in basso come fossero gli unti del Signore. Aggiungi il possente vento anticlericale che spazza una campagna piena di nostalgici e il conto è fatto.

Fu l’Aretino a organizzarsi per primo e presto calamitò il Mugello nella sua orbita. Nel 1799 ebbe inizio l’insorgenza anti francese. Su Borgo si abbatté violenta. Taglio dell’albero della libertà (pare che gli unici a rimanere in piedi siano stati quelli di Londa e Dicomano), colpi di fucile a porte e finestre del Comune, dove il ‘maire’ dettava legge, il Nappa ridotto a fantoccio, deriso e vilipeso. Figurarsi i suoi soldati, i suoi ufficiali. Guai toccare Napoleone. L’esito è noto: la chiesa perse, vinsero i Galli. Di quella vicenda ci è stata tramandata la polentata delle ceneri. È nel DNA della cucina della valle. Nasce proprio in quei giorni drammatici. 

A dire il vero, non sempre dal pulpito i pievani predicavano il quieto vivere e inneggiavano alla reazione. Oddio, tra le mura di Gerusalemme si aprivano otto porte e sette tra le mura di Borgo, in entrambe le città chiese e monasteri abbondano (là un po’ di più) ma nonostante questa forte impronta religiosa nella capitale mugellana qualcosa si mosse.

Non parlo di quel giacobino di Filippo Pananti nativo di Ronta. No, lui è fuori classifica. Parlo di un paio di sacerdoti. Eccoli.

Don Giotto Ulivi. Mentre una parte della popolazione festeggia il ritorno del Granduca sul trono di Firenze, il pievano viene arrestato dagli austriaci. Siamo nel 1849. Il ’48 è al tramonto, Garibaldi in fuga sull’Appennino, salvato a stento da Teresa – la locandiera – a Santa Lucia, la restaurazione è in agguato, cancellata la speranza. Don Giotto credeva nella repubblica. Vi vedeva la realizzazione del Vangelo. In galera, appunto.

Cento anni più tardi, nel 1943, il protagonista del salvataggio di una famiglia ebrea, gli Spiegel, è un altro religioso: don Ugo Corsini. Lo fece a rischio della vita. La sua. Chapeau.

Se ti sposti di poche miglia, verso Barberino, incontri un altro precursore delle idee risorgimentali. Ospitò Silvio Pellico, lo nutrì, lo nascose. Si tratta di don Lorenzo Nesi, altra bella figura di parroco ‘eretico’ poco incline a una lettura ordinaria della Bibbia. 

Don Rodolfo Cinelli, parroco a Casetta di Tiara durante il passaggio della guerra

Furono delle eccezioni? Sì, ma non furono da soli. E meno male. Parroci di campagna sfidarono le minacce del fascismo difendendo i sovversivi nel nome della libertà delle idee e perché non fossero percossi, esiliati. Preti senza un nome, che la storia ha dimenticato, protessero le popolazioni locali durante la ritirata nazista. Ve ne sono ovunque. 

La prova che il mondo non è divisibile secondo criteri rigidi, manichei. O di qua o di là. C’è chi riuscì a farsi spazio pur in condizioni tragiche, sposandosi a valori che ti rendono immortale. La prova che la virtù si nasconde nei luoghi più impensati. È come un fiume carsico. Appare dove meno te l’aspetti.

Riccardo Nencini

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 gennaio 2019

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