MUGELLO – La storia di oggi ci riporta indietro nel tempo intorno agli anni Cinquanta del Novecento quando la campagna mugellana era piena di vita, generosa e ubertosa, lavorata con coraggio e sacrificio, silenziosa e responsabile. I canti delle comari affaccendate sull’aia o chinate sui lavatoi riempivano l’aria assecondando il volo degli uccelli e la danza allegra delle nuvole. La saggezza del passato non si era ancora persa tra ville anonime e campi in abbandono, ora è difficile pensare che qualcuno riesca a ritrovarla. Alfredo e Giuseppe erano grandi amici e abitavano nei casolari tra Panicaglia e Mucciano dove avevano i campi. Inseparabili, li accomunava una grande passione; volete sapete qual era? Una volta detto che il soprannome del primo era “Fiasco” mentre quello del secondo “Tentenna”, avrete capito anche voi di che si trattasse. Una sera decisero di andare a trovare il loro vecchio amico Cecco che stava là vicino in località Figliano. Sapete come vanno a finire queste cose; parla che ti riparla, canta che ti ricanta, bevi che ti ribevi il tempo passò e i fiaschi si svuotarono velocemente. Come diceva sempre mio nonno “E gliera anche giusto, e un s’aveva altri divertimenti!”.
Quella notte piovve a dirotto e i due amici si trattennero a lungo sotto il loggiato di Cecco fin quasi al mattino. Alla fine Tentenna e Fiasco, completamente ubriachi, si avviarono barcollando tentando un improbabile ritorno a casa, ma la piccola salita per arrivare alla Pieve di San Giovanni Maggiore per le loro gambe tremolanti si rivelò come scalare l’Everest, tanto che si appisolarono più volte sul ciglio della strada. Giunti infine sulla piazzetta della pieve quando era ormai giorno e con la “briaca” pienamente attiva, s’imbatterono in una grande buca in mezzo alla strada a fianco della chiesa, che si era riempita d’acqua. Le loro menti annebbiate intravidero in quella semplice pozza un ostacolo insormontabile. “E adesso come facciamo a passare” pensò il confuso Tentenna cui all’improvviso, però, venne in mente un’idea fulminante. “Dammi una mano che spostiamo il campanile e lo allontaniamo dalla chiesa, così passiamo nel mezzo!”. “Bella pensata!” fece Fiasco farfugliando con la voce impastata, perfettamente convinto anche lui che quella fosse la cosa più logica da fare. Così i due amici si levarono le giacche, le appoggiarono per terra e si misero a spingere il campanile a più non posso verso la strada; pigia che ti ripigia, andarono anche spesso a controllare ma niente da fare, il campanile come potete ben immaginare non si mosse di un solo millimetro. Testardi come muli e con la testa annebbiata, non si diedero per vinti e continuarono a testa bassa spingendo sulle pietre con le poche forze rimaste.
In quel momento per la strada transitò Citrullo, un venditore ambulante della zona un po’ sordo che non disdegnava la raccolta di piume, pelli e anche capi di vestiario usati; quando vide le due giacche per terra, pensò a un lascito per lui e così le caricò velocemente sul barroccio e se ne andò non accorgendosi dei due ubriachi super impegnati nello sforzo. Nel frattempo, esaurite tutte le forze, Tentenna andò per l’ennesima volta a controllare se lo spostamento del campanile aveva avuto un qualche effetto. “Com’è andata?” chiese Fiasco tutto speranzoso. “Male” rispose Tentenna grattandosi la testa, “l’abbiamo pigiato troppo e ora le giacche sono rimaste sotto!”.
Fabrizio Scheggi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 Febbraio 2026


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