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Home»Copertina»Il ritorno del picchio nero e la qualità dei boschi del Mugello
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Il ritorno del picchio nero e la qualità dei boschi del Mugello

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MUGELLO – Dopo l’ombra silenziosa della puzzola europea, presenza quasi impercettibile ma decisiva per gli equilibri del Mugello (articolo qui), e quella del gatto selvatico (articolo qui) c’è un altro ritorno che parla con forza della qualità dei nostri boschi: quello del picchio nero. Una presenza oggi stabile, con più coppie osservate e riproduttive nell’area già a partire dal 2020–2021, che rappresenta un segnale chiaro di maturità forestale e continuità ecologica.

Il picchio nero non è una specie qualunque. È il più grande dei picchi europei e vive esclusivamente in boschi estesi e strutturati, caratterizzati da alberi maturi, grandi fusti e una presenza significativa di legno morto. La sua presenza indica ambienti complessi e ben funzionanti. Le cavità che scava nei tronchi diventano rifugi e siti riproduttivi per numerose altre specie, dai chirotteri ai piccoli rapaci, dai passeriformi forestali a diversi mammiferi. Dove vive il picchio nero, l’ecosistema è integro e la biodiversità trova spazio.

Il suo ritorno nel Mugello non è stato improvviso né casuale. A partire dal 2020–2021, la presenza della specie è stata progressivamente rilevata da appassionati di avifauna attivi sul territorio, che hanno iniziato a registrare segnali sempre più evidenti di una frequentazione stabile.

Tra questi c’è Claudia Giusti, che dal dicembre 2020 ha avviato un’attività costante di ascolto, registrazione dei vocalizzi e monitoraggio dei passaggi del picchio nero. Nel corso degli anni, questo lavoro ha contribuito a documentarne la presenza e a individuare le aree di utilizzo del territorio. In collaborazione con l’Unione Montana dei Comuni del Mugello, sono state segnalate la presenza della specie e le zone di possibile nidificazione, con l’obiettivo di favorire una gestione forestale più attenta e di salvaguardare gli alberi coinvolti nelle operazioni di taglio. Il monitoraggio ha permesso di rilevare almeno due aree di nidificazione, confermando l’importanza dei boschi maturi per la specie.

Questo lavoro di osservazione si inserisce in un quadro più ampio di conoscenza del territorio, in cui il Mugello emerge come una cerniera ecologica fondamentale tra il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Un corridoio ecologico che non è solo teorico, ma già funzionante, attraversato da specie che si muovono, si insediano e si riproducono.

La presenza stabile del picchio nero pone però anche una questione concreta di gestione del territorio. La conservazione della specie è strettamente legata a pratiche forestali sostenibili, che riconoscano il valore ecologico del legno morto, degli alberi senescenti e del materiale legnoso lasciato a terra. Il legno marcescente non è degrado, ma vita: ospita insetti, funghi e microrganismi ed è alla base di catene ecologiche complesse. Una gestione che tende a “ripulire” il bosco compromette proprio le condizioni che rendono possibile la presenza del picchio nero e, con lui, di molte altre specie.

Il monitoraggio, portato avanti attraverso il confronto tra osservatori sul campo e amministrazioni locali, dimostra come la conoscenza naturalistica possa diventare uno strumento concreto di tutela e pianificazione. Ma, come già emerso per altre specie, questo lavoro non può restare affidato solo all’impegno dei singoli. Il ritorno stabile del picchio nero chiama in causa direttamente le amministrazioni locali, la Regione Toscana e le fondazioni che operano sul territorio.

Un bosco che ospita il picchio nero è un bosco che va gestito con lungimiranza, evitando semplificazioni, tagli indiscriminati e frammentazioni. Un territorio capace di sostenere specie così esigenti non può essere considerato uno spazio residuale o sacrificabile. Le istituzioni hanno il compito di riconoscere il valore strategico di questo corridoio ecologico e di tradurlo in scelte politiche e gestionali coerenti.

Il picchio nero, con il suo volo potente e il suo tambureggiare profondo, rende visibile ciò che spesso resta nascosto: la qualità del bosco, la continuità del territorio, la possibilità di un futuro in cui conservazione e presenza umana non siano in contrapposizione. Il suo ritorno non è un episodio isolato, ma un messaggio chiaro. Sta ora alle istituzioni decidere se ascoltarlo o lasciarlo svanire nel silenzio.

Lorenzo Shoubridge
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Gennaio 2026

Lorenzo Shoubridge
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