
FIRENZUOLA – Dove nasce la bellezza? Come si rivela? Può essere definita oggettivamente o si “nasconde” in ogni essere vivente del creato? Riuscirà davvero a salvare il mondo? Queste, e altre ancora, sono le domande che Vito Mancuso si è posto e alle quali ha cercato di rispondere nella sua Lectio tenutasi pochi giorni fa nella Pieve romanica di Cornacchiaia, a conclusione di un intenso programma di eventi, organizzati dal Comitato costituito per festeggiare adegutamente i mille anni della più antica chiesa romanica dell’Alto Mugello.
Una Pieve che nel corso dei secoli ha donato bellezza alla Comunità vissuta alla sua ombra, una sorta di grande quercia di pietra che ha “unito e protetto” generazioni e generazioni.
“Chi – ha affermato Silvia Galeotti nella sua presentazione – meglio del teologo e filosofo Vito Mancuso poteva approfondire il tema della bellezza e degli altri valori universali ad essa legati?”

In questa chiesa millenaria, ha esordito Mancuso, sono stati vissuti momenti di gioia e di bellezza (i battesimi, i matrimoni, le celebrazioni di feste con le loro liturgie solenni) alternati a momenti di autentico dolore (i funerali, il distacco dalle persone amate). Due, infatti, sono gli stati d’animo che ogni uomo, in qualunque epoca e di qualsiasi condizione sociale, ha sicuramente sperimentato nella sua vita: la gioia, che scaturisce dalla bellezza, e il dolore. E non dobbiamo considerarli antitetici, ma intimamente intrecciati. Quando ci poniamo di fronte alla natura e anche fronte alla bellezza non è la bellezza l’ultimo sentimento, ma un miscuglio strano di gioia e di dolore che provocano struggimento.
Non poteva mancare l’accenno alla dimensione salvifica della bellezza e alla celebre pagina di Dostoevskij tratta dal romanzo L’idiota. “E’ vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?” chiede il giovane ateo Ippolit al Principe Miskin, il personaggio che dà il titolo al romanzo perchè la sua fede viene spesso scambiata per idiozia.
Mancuso non ha dato una risposta, ma ha invitato il numerosissimo pubblico presente alla conferenza, a scoprire il bello nella natura e in ogni aspetto della nostra vita (un tramonto, un albero, un sorriso, una persona che pur non essendo esteticamente ed esteriormente bella ha un’anima che possiamo definire “bella”, persino una tavola ben apparecchiata).
La “bellezza” ci libera dal senso di vuoto e di nulla. Se ognuno di noi riesce a fare esperienza di bellezza, c’è qualche cosa per cui vale la pena vivere.
A conclusione della sua Lectio, Mancuso ha sottolineato che la percezione della bellezza, per quanto sia un dono, un’esperienza di gratuità, richiede al contempo fatica e impegno. E ha ricordato le parole che sant’Agostino nelle Confessioni rivolge alla bellezza quale simbolo di Dio: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco, tu eri dentro e io fuori, e lì ti cercavo e, brutto com’ero, mi gettavo sulle bellezze da te create. Eri con me, ma io non ero con te”.
Un ringraziamento particolare al Circolo MCL di Cornacchiaia per aver contribuito all’evento.

Michele Geroni – Componente del Comitato Cornacchiaia 1.000 anni
Foto Franco Guardascione
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Settembre 2025

