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Home»Copertina»Una ricerca sulle culture alimentari in Toscana, presentata a Scarperia
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Una ricerca sulle culture alimentari in Toscana, presentata a Scarperia

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SCARPERIA E SAN PIERO – Un incontro davvero interessante quello che si è svolto a Palazzo dei Vicari di Scarperia, dal titolo “Economie informali e culture alimentari in Toscana dal dopoguerra a oggi” con il professore Fabio Dei del Dipartimento “Civiltà e forme del sapere” dell’Università di Pisa, promosso dalla ProLoco di Scarperia con il patrocinio del Comune di Scarperia e San Piero – erano presenti  l’Assessore Pietro Modi, che ha introdotto, e la Vicesindaco Loretta Ciani -.

L’incontro intendeva presentare un progetto che si propone di esplorare le pratiche informali e quotidiane di autoproduzione, scambio e condivisione dei prodotti alimentari che hanno continuato a caratterizzare l’area del Mugello anche in un periodo di graduale urbanizzazione e affermazione della piccola industria, contribuendo a mantenere così attivo e significativo il rapporto della popolazione e delle realtà locali con la terra e la campagna.

All’incontro erano presenti non solo rappresentanti di organizzazioni locali, tra cui Auser Mugello, ma anche studiosi e persone interessate al progetto.

Non si è trattato comunque soltanto della presentazione di un progetto nazionale – da svolgere con l’Università di Macerata e Perugia -, ma anche un momento in cui invitare le persone a raccontare, reperire documenti, oggetti e testimonianze di pratiche di scambio dal dopoguerra ad oggi, soprattutto in ambito cibario..

Dopo la presentazione da parte dei Prof. Fabio Dei, Paolo De Simonis e Francesco Apergi, quest’ultimo già autore di un testo ‘La ricca cena. Famiglia mezzadrile e pratiche alimentari a Vicchio di Mugello’, scritto insieme a Carla Bianco, tanti sono stati gli interventi del pubblico su vari aspetti quali i forni di famiglia (o di famiglie, o di frazione), la raccolta di funghi e tartufi, la macellazione di animali – che quando erano morti accidentalmente non seguivano la modalità classica, ma venivano venduti a un prezzo ribassato e proprio per questo chiamati ‘Sant’Antoni’ – . i frati da cerca che mandavano avanti il convento (il Bosco ai Frati in questo caso, ma anche per altri era così) bussando alle porte dei contadini, e tante altre di queste situazioni, che dal 1945 ad oggi sono state e sono ancora molteplici. Ecco, della famiglia mezzadrile è rimasto in questi luoghi anche oggi il senso di solidarietà, l’essere sempre pronti ad aiutarsi reciprocamente nelle varie situazioni di difficoltà. E qualcuno ha sottolineato che tutto questo sta alla base del nostro Stato Sociale. E’ stata fatta una mappatura dei soggetti presenti, ma chiunque lo voglia, avendo qualcosa da raccontare o segnalare, può fare riferimento a Dario Nardini. [email protected] – tel: 3299384980

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 novembre 2021

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