FIRENZUOLA – La prima menzione di Pietramala risale a un privilegio del 25 novembre 1220, con il quale l’imperatore Federico II riconobbe alla famiglia Ubaldini la signoria sulla curia di Pietramala e sui relativi allodi, insieme ad altri possedimenti.
Agli inizi del XIV secolo il borgo rivestiva già una notevole importanza strategica lungo l’antica direttrice appenninica. Come riferisce Cherubino Ghirardacci nella Storia di Bologna, nel 1300 il Comune di Bologna, constatato il grave degrado della Via Cassa Vecchia, ormai quasi impraticabile sia a cavallo sia a piedi, deliberò il ripristino del tratto compreso tra San Ruffillo e Pietramala, allora appartenente al territorio bolognese.
La chiesa è documentata fin dal 1257, anno in cui vi fu rogato un atto di vendita tra Ugolino di Azzone Ubaldini e il cardinale Ottaviano degli Ubaldini. Dal punto di vista amministrativo Pietramala rimase soggetta a Bologna fino al 22 giugno 1404, quando entrò a far parte dello Stato fiorentino, venendo inclusa nel vicariato di Firenzuola, del quale costituì un comunello autonomo fino al 1776.
Sul piano ecclesiastico continuò invece a dipendere dalla diocesi di Bologna fino al 1785. L’anno successivo fu elevata a pieve e le vennero assegnate come suffraganee le chiese di Bruscoli, Cavrenno (poi Montalbano), Le Valli, Covigliaio e Peglio.
Fino al XVIII secolo la chiesa era un modesto edificio officiato dai monaci Olivetani provenienti da Monghidoro. Nella seconda metà del Settecento fu restaurata per iniziativa dell’arcivescovo di Bologna Vincenzo Malvezzi, che fece costruire anche un piccolo campanile dotato di tre campane. Successivamente, durante il governo di Pietro Leopoldo, fu realizzato un più radicale intervento di ristrutturazione che comportò anche il ribaltamento dell’orientamento dell’edificio: la facciata, originariamente rivolta a sud, venne spostata verso ovest. Una lapide murata nella sacrestia ricorda ancora oggi quell’importante intervento, mentre della chiesa settecentesca non rimane più alcuna traccia visibile.
Fino alla fine del Settecento era inoltre presente a Pietramala un ospedale per pellegrini dedicato a San Lorenzo, fondato nel XIII secolo per assistere i viandanti che attraversavano il valico appenninico. Nel 1799, durante l’occupazione francese, l’edificio fu trasformato in magazzino, perdendo definitivamente la sua funzione originaria.

L’attuale chiesa iniziò a essere costruita nel 1884 per iniziativa del pievano don Innocenzo Zagni di Cornacchiaia. Il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Baldi dalle Rose, che seguì personalmente il cantiere per oltre vent’anni. L’edificio, ispirato all’architettura religiosa del Rinascimento, presenta una pianta a croce greca, murature esterne in filaretto di arenaria, soffitti a volte, una maestosa cupola ottagonale e un elegante campanile. In origine la copertura era realizzata con lastre di pietra, sostituite da tegole intorno alla metà degli anni Cinquanta del Novecento.
Secondo la tradizione, anche il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, ospite abituale della famiglia Baldi dalle Rose nella loro villa di Pietramala, avrebbe realizzato alcuni disegni che rappresentavano il cantiere. La stessa famiglia Baldi dalle Rose contribuì in maniera determinante al finanziamento dell’opera, permettendo la costruzione di uno degli edifici religiosi più significativi dell’Alto Mugello.

La nuova chiesa fu inaugurata nel luglio del 1902, mentre il campanile venne completato tra il 1904 e il 1906, secondo le diverse fonti.
Così il Messaggero del Mugello del 10 luglio 1902 descriveva la consacrazione dell’edificio:
“Domenica passata 6 corrente l’Arcivescovo di Firenze Alfonso Maria Mistrangelo, trovandosi in questi dintorni, consacrò la nuova e bellissima chiesa di Pietramala, eretta con private oblazioni sull’arena della vecchia chiesuola, sopra disegno lodatissimo dell’Architetto signor Giuseppe Baldi dalle Rose, il quale ha pure vegliato con amore, zelo ed assiduità all’esecuzione dell’opera grandiosa da varii anni iniziata.”
L’edificio si distingue per la sua facciata monumentale ed elegante, impreziosita da una pregevole formella in terracotta policroma, rappresentante San Lorenzo, realizzata dalla manifattura Chini di Borgo San Lorenzo, raffinata testimonianza della qualità artistica che caratterizza l’intero complesso.
L’interno colpisce per la luminosità degli ambienti e l’armonioso equilibrio delle proporzioni, dove la sobrietà delle linee architettoniche si fonde con un intenso senso di raccoglimento. Gli altari, realizzati in marmi pregiati, sono arricchiti da eleganti cibori donati da Cristina Baldi, mentre il coro ligneo, progettato da Giuseppe Baldi dalle Rose ed eseguito dal falegname Pietro Baldini con l’aiuto di maestranze locali, rappresenta una preziosa testimonianza della tradizione artigianale del territorio.
Durante la Seconda guerra mondiale la chiesa subì gravi danni a causa dei bombardamenti. Riporto le parole del pievano Federico Niccolai, che scrive, in una lettera inviata all’Arcivescovo i danni subiti dalla chiesa:
“ La chiesa ha molto sofferto per i bombardamenti, la cappella di S. Antonio (lato sud) è sfondata, sono crivellati di colpi i due altari laterali e tutto il mobilio è sciupato e distrutto; l’altare della Madonna è stato minato ed ha alquanto patito il muro esterno a nord. Il tetto, specie verso sud, ha molto patito. Tutte le finestre (16) sono distrutte. La casa canonica è tutta sforacchiata dai proiettili che hanno tutto devastato, in modo particolare la sacrestia. Non vi è più una porta , né esterna né interna, le finestre sono quasi tutte rotte insieme con le soglie, il tetto è tutto rovinato e piove dappertutto”
La statua della Madonna fu sostituita nel 1955 con quella tuttora venerata. Fu danneggiata anche la statua di San Giovanni Battista presso il fonte battesimale. Le ferite lasciate dal conflitto rappresentano ancora oggi una significativa testimonianza delle drammatiche vicende che hanno coinvolto la comunità di Pietramala nel corso del Novecento.
Tra le curiosità naturali che hanno reso celebre Pietramala fin dall’antichità meritano una particolare menzione due singolari fenomeni endogeni: i fuochi perenni e la cosiddetta Acqua Buia, entrambi legati alle naturali emissioni di metano presenti nel sottosuolo.
I fuochi perenni erano fiamme alimentate da fuoriuscite spontanee di gas metano, che si incendiava naturalmente dando origine a fuochi visibili anche da grande distanza. Le principali manifestazioni erano concentrate nei dintorni di Pietramala; un’altra si trovava in località Peglio, dove venne rinvenuta la celebre statuetta etrusca del dio Tinia, oggi conservata presso il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.
Questi fuochi ardevano da tempo immemorabile e colpirono l’immaginazione di viaggiatori e studiosi. Talvolta il vento forte riusciva a spegnerli, ma le emissioni di gas ne provocavano ben presto la riaccensione. La tradizione popolare sosteneva che le fiamme fossero più intense e visibili nelle giornate piovose o particolarmente umide. Per secoli si ritenne che il fenomeno avesse origine vulcanica; solo nel 1780 Alessandro Volta dimostrò che le fiamme erano alimentate dal metano naturale, contribuendo così alla comprensione scientifica del fenomeno.
Non meno singolare era l’Acqua Buia, una piccola pozza situata nei pressi del paese. Sebbene fosse spesso asciutta, dal terreno continuavano a fuoriuscire gas combustibili che, avvicinando una fiamma, si incendiavano dando l’impressione che fosse l’acqua stessa a bruciare. Anche questo fenomeno suscitò per secoli stupore e curiosità, alimentando leggende e interpretazioni fantastiche.
Oggi né i fuochi perenni né l’Acqua Buia sono più osservabili. Le naturali emissioni di metano sono infatti diminuite in seguito allo sfruttamento dei giacimenti locali, avviato nel Novecento. Proprio da Pietramala prese avvio, nel 1939, il primo metanodotto italiano, realizzato per trasportare il gas naturale fino a Firenze, segnando una tappa fondamentale nella storia dell’utilizzo del metano nel nostro Paese.
Di notevole impatto è la Via Crucis del Castellaro, composta da quindici formelle in marmo bianco. La quindicesima, aggiunta rispetto alla tradizionale sequenza delle quattordici stazioni, raffigura la Resurrezione. L’opera è stata realizzata nel 1986 dallo scultore Marco Lukolic su commissione dell’allora pievano, don Francesco Saverio Bazzoffi.
Proseguendo oltre la chiesa, lungo un suggestivo percorso immerso nel verde, si raggiunge una statua della Madonna in marmo.
Pietramala fu anche stazione di posta per i numerosi viaggiatori che percorrevano la strada carrozzabile della Futa. Quando questa via perse d’importanza, a causa della concorrenza delle strade ferrate, la località seppe trasformarsi in un apprezzato luogo di villeggiatura. Di questo, però, abbiamo già parlato in un altro articolo pubblicato sul Filo del Mugello.
La località fu inoltre, fin dai primi anni del Novecento, una stazione sciistica e un luogo frequentato per gli sport invernali.
Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 settembre 2026

