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Home»Copertina»Pietramala e i suoi alberghi
9 Mins Read Copertina

Pietramala e i suoi alberghi

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Albergo Gualtieri a Pietramala

FIRENZUOLA – Pietramala è un punto di passaggio, della via che da Firenze conduce a Bologna, da tempo immemorabile. Nel medioevo, quando la strada divenne la più importante arteria tra le due città, sorsero numerosi ospizi per l’assistenza e la cura dei pellegrini e i viaggiatori che la percorrevano. Anche se questi ospizi vennero nel tempo dismessi, quello di Pietramala fu uno degli ultimi ad essere chiusi tanto che risulta essere ancora attivo nel 1761.

Di una locanda nel settecento, questo borgo appenninico era sicuramente dotato; non sappiamo se coincideva con la stazione di posta istituita dopo l’apertura della strada della Futa o fosse un’entità autonoma. Sicuramente non godeva di buona fama, come testimoniano gli scritti di illustri viaggiatori dell’epoca, influenzati forse anche dall’ambiente circostante, ricco di emissioni di metano che spesso si incendiavano dando l’aspetto di un luogo “infernale”.

Il marchese De Sade, nel suo viaggio in Italia del 1775-76, così la descrive: “L’albergo di Pietramala è veramente un posto da tagliagole e …. consiglio di lasciare semmai i propri servi e la vettura fuori, piuttosto che entrare in questa stamberga, ove si rischierebbe, se vi si dormisse, di essere derubati, e può darsi peggio.”

Albergo La Terrazza a Pietramala

Stendhal, nel resoconto  del suo viaggio, scrive di un racconto lì ascoltato davanti al fuoco del camino dell’albergo, nel quale si narrano fatti avvenuti due anni prima nel quale l’ostessa, con la complicità del curato Biondi, che aveva la sua chiesa a circa tre miglia di distanza e che era a capo di una banda di malfattori, usava uccidere i clienti più facoltosi per derubarli, per poi cancellare i corpi e le vetture bruciandoli e sotterrandoli: “Quasi due anni or sono ci si rese conto con terrore, a Bologna e Firenze, che, seguendo la strada sulla quale ci troviamo, i viaggiatori sparivano. Le ricerche di due governi senza nerbo non arrivarono che a questa certezza, che giammai non si trovavano spoglie nelle montagne dell’Appennino. Una sera, la tormenta forzò uno Spagnolo e sua moglie a fermarsi in un infame albergo a Pietra-Mala, il villaggio in cui ci troviamo: niente di più sporco e di più disgustoso, e tuttavia l’ostessa, provvista di atroci sembianze, indossava anelli dib  uomo onestissimo. La polizia, sollecitata da questi, ebbe molta pena a fare arrestare senza confessione un uomo che compariva sovente a quell’albergo di Pietra-Mala. Minacciato di morte, egli rivelò che il curato Biondi, presso il quale l’ostessa inviava a prendere in prestito dei lenzuoli bianchi, era il capo della loro banda, che arrivava all’albergo sulle due del mattino, allorché si supponeva che i viaggiatori dormissero. C’era sempre dell’oppio nel vino servito a cena. La legge della banda era di uccidere i viaggiatori e il vetturino; ciò fatto, i ladri rimettevano i corpi morti nella vettura e la facevano trascinare dai cavalli in qualche luogo deserto tra le cime dell’Appennino. Là, i cavalli stessi venivano uccisi, la vettura e gli effetti dei viaggiatori bruciati; non si conservava assolutamente che il danaro e i gioielli. Sotterrati con la più grande cura i cadaveri e i resti della vettura, gli orologi e i gioielli venivano venduti a Ginevra. Risvegliata infine da questa confessione, la polizia sorprese tutta la banda a una grande cena nel presbiterio di Biondi: si trovò colà la degna ostessa che, inviando a prendere dei lenzuoli, dava il segnale alla banda che dei viaggiatori degni di attenzione erano appena giunti all’albergo.”

Anche Karl Morgenstern, filologo e accademico tedesco, nei suoi Ricordi del 1819, lo definisce “fra i peggiori alberghi d’Italia.”

E’ probabile che questo albergo si trovasse nella piccola stazione di posta, e fosse l’unico del luogo, anche perchè i viaggiatori l’avrebbero sicuramente evitato.

Albergo La Terrazza a Pietramala

Nel censimento del 1841 si trovano due locande: una è quella della famiglia di Domenico Baldi, con la quale convivono la moglie Maddalena, che esercita il mestiere di cuoca, e poi un cameriere, due servi e uno stalliere; l’altra è quella di Vincenzio Calzolari che vive con la moglie Maria, cuoca, e un cameriere, uno stalliere e un garzone. Vi sono anche due bettole una gestita da Antonio Calzolari e l’altra da Domenico Ramazzotti. Da notare che i locandieri e le mogli sanno, per ovvie ragioni, leggere e scrivere, mentre tra i bettolieri risulta analfabeta Domenico Ramazzotti.

La costruzione della ferrovia porrettana tolse molto del traffico di passeggeri rendendo precaria la situazione dell’ospitalità della frazione firenzuolina; tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento si assistette ad un aumento considerevole delle presenze; nella località iniziò un forte flusso turistico, dovuto alla bellezza dei luoghi e alla salubrità dell’aria.

Albergo La Terrazza a Pietramala

Nel 900 sono due gli alberghi di Pietramala che, col lavoro delle famiglie proprietarie, hanno rilanciato e dato lustro alla località, che nel passato non aveva incontrato benevolenza nei giudizi dei viaggiatori.

Uno è La Terrazza: gestito fino agli anni 40 dalla famiglia Cioni, si trovava davanti alla villa Baldi dalle Rose. Bombardato durante la seconda guerra mondiale, fu poi acquistato dalla famiglia Gualtieri e ricostruito facendoci quattro appartamenti e due locali al piano terreno. Nel 1958 fu acquistato da Remo Baldassarri per adibirlo a sua abitazione, al piano terra vennero aperti un negozio e l’ufficio postale; a metà degli anni 70 il primo e secondo piano vennero affittati ai carabinieri. Negli ultimi anni ha ripreso l’attività turistico ricettiva.

Albergo Gualtieri a Pietramala

L’altro albergo è il Gualtieri, una delle strutture più conosciute e frequentate del territorio di Firenzuola.

Fu punto di riferimento e di soggiorno per numerose personalità del novecento che qui trascorsero, a volte, anche lunghi periodi. Ce ne dà testimonianza il libro degli ospiti, ancora conservato, ricco di firme e dediche.

Albergo Gualtieri a Pietramala

Nel 1915, ai tempi in cui le abbondanti nevicate lo permettevano, fu quartier generale del convegno invernale di Pietramala, che richiamò numerosi cultori di sport legati alla neve; all’epoca il paese era una delle più frequentate mete del turismo invernale, ancor prima dell’Abetone che iniziò la sua attività nel 1920.

Uno degli ospiti più assidui fu, nei primi decenni del novecento, il poeta Diego Garoglio, che intrecciò un rapporto di amicizia con la famiglia Gualtieri e che qui scrisse alcune tra le sue poesie più belle, poi pubblicate in una raccolta intitolata “Canti di Pietramala”. Ve ne sono alcune sono dedicate ad ambienti della pensione: La mia camera, Il camino e lo specchio, Il termosifone; una, poi,  è dedicata ad Agatina Gualtieri, che insieme a Dante gestirà la pensione perlomeno fino agli anni 50:

Albergo Gualtieri a Pietramala

IL MONTE CANDA E LA SUA REGINETTA (ad Agatina Gualtieri)

Il Canda quasi tutto à già svestito
il bianco suo mantello d’ermellino,
che il sole à logorato e il vento sperde.
Or ne vuol uno di velluto verde,
soffice, caldo, d’assai fine ordito,
ma con ricami in bianco, oro, turchino.
Vuol festeggiare con la primavera
il monte Canda la sua reginetta,
che ama da tanto e già da tanto aspetta.
” Fuori i tappeti molli! è già l’aprile ….
Presto verrà la mia Gentile;
salirà al cuore mio leggera.
Si cingerà di tenera ghirlanda
d’ erbe e fiori le chiome, e sul mio manto
assisa, dalla vetta solitaria,
lampeggiando negli occhi, ebbra di canto,
canterà perchè il mio nome si spanda
armonioso e libero nell’aria.
Di canto e di fulgor sazia: O compagna,
sul mio soffice manto di velluto
( io le dirò ) distenditi, riposa.
Canterà il vento sotto il cielo muto
l’ epitalamio alla novella sposa,
reginetta, per me, della montagna”.
Io sento odore di fiorita landa,
donna, sulle tue vesti e sulle tue chiome;
vibra del sogno ancor la voce lieta,
brillan gli occhi di voluttà segreta …
Tradisce il vento ad un poeta il nome
della tua reginetta, o Monte Canda!

Albergo Gualtieri a Pietramala

La famiglia Gualtieri guidò l’albergo fino agli anni 70, dopo di che fu affidata la gestione alla famiglia Giovannelli di Prato.

All’inizio degli anni Ottanta l’edificio venne acquistato da Mario Ballerini, originario di Pietramala ma residente a Varese. In un primo momento si ipotizzò di trasformare l’albergo in una casa di riposo, ma il progetto non andò avanti. Si scelse invece di restaurare completamente la struttura e di rilanciarne l’attività alberghiera, affidandone la direzione a Barbara Baldassarri, figlia di Lucia Gualtieri e Remo Baldassarri.

Albergo Gualtieri a Pietramala

Barbara rimase alla guida dell’albergo fino al 1989, quando lasciò l’incarico per assumere la direzione dell’Hotel Privilege di Firenze. Nei primi anni Novanta la proprietà cambiò nuovamente, passando alla famiglia Perdisa, legata alla casa editrice Edagricole. La gestione venne quindi affidata prima a una coppia di Monghidoro, già nota per il Bar Centrale, e successivamente a una famiglia di origine rumena.

Il camino del Gualtieri

La fine dell’albergo arrivò nel 2002, quando una frana colpì l’area di Monte Beni causando la chiusura della strada statale della Futa, un collegamento fondamentale per la zona. Da quel momento l’albergo Gualtieri cessò definitivamente la propria attività.

Oggi l’edificio è chiuso da molti anni e si trova in uno stato di progressivo degrado, testimonianza silenziosa di una storia che ha segnato il territorio.

Una pagina del libro degli ospiti dell’albergo Gualtieri

Un grazie sentito a Roberto Stefano e a Barbara Baldassarri per i loro preziosi suggerimenti e per la loro pazienza.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2025

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