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La chiesa di San Donnino e San Pietro a Celle

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DICOMANO – Il suolo di Celle si colloca su una stretta fascia di territorio compresa tra i rilievi del Poggio Spicchio e il piano alluvionale della Sieve, quasi in fronte al capoluogo e alla confluenza del Comano nel corso principale. La zona è nota per la presenza di eleganti dimore signorili, disposte ai margini di terre ben coltivate, risorsa essenziale per le generazioni del passato che qui vivevano di agricoltura e trasformavano i propri cereali nel piccolo mulino posto sul Fosso di Celle.

Pur compreso nell’area dicomanese, il luogo appariva un tempo condizionato dalla presenza della Sieve e dalle difficoltà incontrate nel suo attraversamento, che quasi lo isolavano dal resto della comunità. In alternativa alla totale assenza di ponti, operava una chiatta o battello (Nave), indispensabile a traghettare uomini e merci fra le due sponde. Un mezzo ancora attivo nelle prime decadi del Novecento e abbandonato solo dopo la costruzione del ponte di Celle, avvenuta nel 1912.

Agli inizi del Trecento, tutta la zona faceva parte della Contea del Pozzo, il feudo appartenuto allora ai Conti Guidi di Porciano, che a loro volta avrebbero venduto ai Bardi nel 1337, ad eccezione però delle parrocchie di San Donnino a Celle e San Pietro a Fostia, terre tornate in quel momento fra gli averi del Vescovo cittadino, o addirittura inglobate fra i possedimenti del Comune di Firenze, nella sua rincorsa alla conquista del Contado.

Con l’avvento delle Podesterie, il territorio di Celle fu assegnato alla giurisdizione di Vicchio e tale rimase fino al 26 marzo del 1893, quando un Regio Decreto annetteva definitivamente le parrocchie di San Donato a Villa e San Donnino a Celle, al Comune di Dicomano.

In antico dunque, la zona di Celle era assistita spiritualmente da luoghi di culto distinti, consistenti nella chiesa di San Donnino e in quella di San Pietro a Fostia, distanti fra loro circa un miglio.

Non conosciamo con esattezza le origini degli edifici che comunque, appaiono censiti  per la prima volta nei decimari ecclesiastici di metà Duecento. Le differenze evidenti degli importi dovuti, annotate in quei registri, lasciano intuire una consistenza demografica diversa fra le due parrocchie, con quella di Fostia probabilmente più estesa e popolata.

Nonostante il suo ruolo primario, nelle prime decadi del Quattrocento la sede di San Pietro a Fostia risultava vacante, priva del titolare e abbandonata da tempo per le sue condizioni di precarietà statica. Nei tempi successivi le condizioni dell’edificio peggiorarono ulteriormente e nel 1473 la chiesa fu definitivamente abbandonata e mai più ricostruita.

Nello stesso momento storico, fu probabilmente traslato in San Donnino lo splendido trittico di Ventura di Moro, una tempera su tavola datata al XV secolo, fino ad allora pala d’altare della chiesa diruta.

Pieve Dicomano – Madonna col Bambino e Santi-Ventura del Moro, Sec. XV, da San Pietro a Fostia

L’opera, tutt’ora visibile sulla navata sinistra nella pieve di Dicomano, riproduce la Madonna in trono col Bambino fra i Santi Antonio abate e Pietro, con scene dell’Annunciazione nelle cuspidi.

Finalmente, nel 1563 vi fu l’unione delle due parrocchie e la chiesa di Celle, insieme a quello di San Donnino, ebbe anche il titolo di San Pietro.

Si concludeva così la storia della comunità di Fostia, una zona poco conosciuta ma importante per il Mugello, che la tradizione popolare (purtroppo non documentabile), indica come luogo di nascita del Beato Angelico.

Più nitide e dettagliate le memorie di San Donnino a Celle, che già nel primo quarto del Trecento disponeva di lasciti e donazioni ottenuti per la volontà caritatevole di benefattori locali, a dimostrazione del valore sociale ormai assunto dalla chiesa. Una condizione comune e di elevato significato civico, propria di molti popolani, fra i quali anche un tal Silvestro Tieri, che alla fine del secolo, si era offerto come converso nella gestione dei beni parrocchiali, ottenendo in cambio da messer Iacopo Spina pievano in Dicomano, solo un semplice contributo di “vitto e vestito”.

Dopo il riassetto strutturale seguito al terremoto del 1542, l’edificio subì altri interventi conservativi nella prima metà del Seicento.

Una lapide in arenaria posta  sui muri della canonica a sinistra della facciata, ricorda l’importante intervento di restauro compiuto nel 1774 ad opera di Pietro Domenico Famoni, rettore pro tempore che si adoperò per salvare gli immobili dal degrado, ampliando gli ambienti e decorando la chiesa a proprie spese.

Lapide sul muro della canonica 1774

Nonostante la crisi mezzadrile e il progressivo abbandono della campagna dovuto al boom economico degli anni Sessanta, il popolo di Celle contava ancora 213 anime alla fine del Novecento,

I tempi successivi, che registrarono un ulteriore calo demografico, avrebbero contribuito alla definitiva chiusura del luogo di culto, relegandolo nell’attuale stato di abbandono e di degrado.

Il complesso parrocchiale appare imponente, con la canonica distribuita sul lato sinistro e sul retro della chiesa.

Il campaniletto a vela, con due fornici e due campane, è collocato sull’angolo sinistro della facciata, che si presenta con un portico rustico sorretto da robusti pilastri quadrangolari.

Il portale d’ingresso in arenaria mostra un architrave modanata, a sua volta sormontata da una formella acroma della Madonna col Bambino.

Croce delle Indulgenze 1903

Sulla sinistra del portale è il medaglione che porta la Croce delle Indulgenze, concesse da Papa Leone XIII per la ricorrenza del diciannovesimo centenario della nascita di Gesù Cristo. Il simbolo, apposto nel 1903, reca una croce latina a rilievo e alcune epigrafi, la più suggestiva delle quali recita: “A coloro che baceranno questa croce e reciteranno il Padre Nostro, verranno concessi 200 giorni di indulgenza una volta al giorno”.

L’interno è a navata unica, coperto a volta e pavimentato con formelle esagonali di tre dolori, prende luce da due finestre aperte sulla parete destra dell’aula e da una nel presbiterio.

La cantoria in legno posta sopra l’ingresso, offre un colpo d’occhio suggestivo sullo spazio di preghiera, con l’ampio presbiterio rialzato di due gradini e delimitato da una balaustra di legno a colonnette cilindriche sagomate. L’altare, non originale,  è orientato verso il popolo, secondo le disposizioni post conciliari.

Volta decorata del transetto
Cornice parietale

Un’arcata trionfale segna il limite del transetto, con volta decorata dal simbolo eucaristico. Sulla parete di fondo è l’imposta vuota di una grande pala d’altare, circoscritta da una cornice dipinta a motivi geometrici che si ripete come decoro, su tutto il perimetro dell’aula. Un pulpito di legno si affaccia sulla parete sinistra in prossimità del presbiterio.

Due gli altari laterali di materiale, dipinti a colori scuri e con timpano interrotto dal simbolo eucaristico. Su entrambi i plinti dell’altare di sinistra, campeggia la figura di un elefante che sostiene una torre con bandiere, a sua volta sormontata da una piuma.

Altare di sinistra, stemma a rilievo sul plinto

Questa blasonatura potrebbe avere attinenze con i nobili Pulazzini e la loro relazione con un ramo della famiglia Facchinetti, probabili benefattori e committenti dell’altare verso la metà del Seicento.

Nella seconda metà del Novecento, prima che i tempi determinassero la sospensione del culto e della definitiva chiusura, la chiesa era ricca di opere pittoriche notevoli, poi traslate e ancora visibili nella pieve di Santa Maria a Dicomano.

Insieme al Trittico di Fostia, collocato sulla parete di fondo come pala d’altare, vi si poteva ammirare una Madonna in gloria con San Donnino martire e Santi, dipinta dal fiorentino Antonio Melissi nel 1648 e una splendida Deposizione di Cristo, olio su tavola del XVI secolo, copia tratta dal famoso disegno realizzato da Michelangelo Buonarroti per Vittoria Colonna.

Pieve Dicomano – San Donnino martire con la Madonna in gloria e Santi-Agostino Melissi 1648, da San Donnino a Celle
Pieve Dicomano – Cristo deposto e la Vergine Orante-Sec. XVI, da San Donnino a Celle

Massimo Certini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 Maggio 2026

Dicomano vicchio
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