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Home»Opere»Marradi Opere»Cristo risorto tra i Santi Giovanni Gualberto e Antonio Abate (sec. XVI), Chiesa Crespino del Lamone
3 Mins Read Marradi Opere

Cristo risorto tra i Santi Giovanni Gualberto e Antonio Abate (sec. XVI), Chiesa Crespino del Lamone

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Cristo Risorto e Santi (intero)IGNOTO PITTORE TOSCANO, ATTIVO TRA IL XV E IL XVI SECOLO

Cristo risorto tra i Santi Giovanni Gualberto e Antonio Abate

Fine del secolo XVI

Olio su tela, cm 220×145

Crespino del Lamone (Marradi), Chiesa abbaziale di Santa Maria Nascente

Il quadro fu eseguito nelle misure adatte per sovrastare l’altare del transetto sinistro della piccola chiesa abbaziale, dove è tuttora collocato. È un altare molto simile per dimensioni e tipologia a quello del transetto destro, in pietra serena e pietra forte di origine locale, di forme sobriamente eleganti. Sul pilastro destro è incisa la data MDIIIIC (1596), anno in cui presumibilmente fu completato e consacrato per iniziativa dell’abate Marco Lavacchi da Pelago, insediato a Crespino dal 1592. È ragionevole pensare che anche il quadro sia stato eseguito intorno a quell’anno.

La raffigurazione mostra al centro il Cristo risorto, in piedi su di un alto gradino di pietra, quasi un rustico altare, mentre appare miracolosamente ai due Santi.Regge con la mano sinistra una grande croce lignea. La mano destra mostra agli astanti il palmo col foro della crocifissione, dal quale scende a gocce il sangue che va a raccogliersi in un calice dorato. Il capo è lievemente reclinato a destra nella luce dell’aureola raggiata. Il volto è sereno,delicatamente sfumato, ombreggiato da barba e baffi e incorniciato da una morbida chioma ricadente sul collo.Ifianchi sono avvolti da un perizoma drappeggiato di colore viola chiaro.

San Giovanni GualbertoA destra del Cristo appare inginocchiato San Giovanni Gualberto, fondatore dell’Ordine Vallombrosano, da quale dipende la badia crespinese. Il volto senile, di intensa espressività, è rivolto in alto verso l’apparizione miracolosa. La mano destra poggia sul bastone a tau, emblema dell’accoglienza ospitale, e regge il crocifisso astìle dorato, a ricordo del miracolo avvenuto durante la giovinezza del Santo. La mano sinistra è posata al petto in segno di adorazione. Il saio marrone scuro dalle ampie maniche ricopre l’intera figura. Ai piedi sono posate le insegne vescovili (mitria e bastone) e il libro delle regole vallombrosane.

S Antonio AbateA sinistra del Cristo è raffigurato in ginocchio Sant’Antonio abate, patriarca del monachesimo occidentale. Con la mano destra stringe il bastone degli Ordini ospitalieri, mentre il dito indice regge il campanello dei mendicanti, spesso presente nell’iconografia del Santo. La mano sinistra è protesa in avanti nel gesto dello stupore estatico. Il saio marrone riveste la figura e sopra di esso è posato un ampio mantello di colore nero sul quale risalta la grande tau bianca, simbolo degli Antoniani, in seguito adottato anche dai Vallombrosani. Il volto è quello di un vegliardo dalla lunga barba bianca, rapìtonella contemplazione del Cristo risorto.

Nello spazio in alto, a destra e a sinistra dell’alone luminoso, quattro teste di angioletti incorniciati dalle ali aperte sorridono fra le nuvole.

Il quadro è un tipico esempio di quella pittura devozionale e pietistica diffusa in Italia dalle disposizioni del Concilio di Trento relative all’arte sacra. La severità dottrinale della figurazione ha il compito di illustrare ai fedeli il concetto di Transustanziazione (la presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata)attraverso l’immagine del sangue che si raccoglie nel calice.

La presenza dei due Santi suggella la matrice vallombrosana dell’opera, che potrebbe attribuirsi a un artista molto legato alla committenza vallombrosana di fine secolo e, in particolare, alla figura dell’abate Marco, brillante ammodernatore di monasteri in pericolo di decadenza come quello crespinese.                                                                                                                                 Livietta Galeotti Pedulli

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