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Soldi soldi soldi

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MUGELLO – Fu un evento almeno pari alla scoperta dell’America, rivoluzionò l’Europa modificando gli assetti della chiesa, la nostra, e dire che sorse in una città insignificante nel cuore della Germania – Wittemberg – ed ebbe come protagonista uno sconosciuto monaco agostiniano di nome Lutero. Stiamo parlando del traffico delle indulgenze, dei più grandi banchieri del ‘500, i Fugger, e del tentativo di dominare i tanti staterelli tedeschi da parte degli Hohenzollern. Si scatenò l’inferno. Conclusione: dallo stesso ceppo germinarono due religioni, ancor oggi vive e vegete.

La vendita delle indulgenze era una pratica consentita dalla chiesa cattolica: paghi e godi della remissione delle pene connesse a peccati già perdonati attraverso la confessione. Niente male, davvero. L’indulgenza si fa risalire all’Antico Testamento e però, tra il Quattrocento e il secolo successivo, divenne un fenomeno talmente ampio da suscitare tra i fedeli critiche a non finire. Lutero sferrò il colpo finale.

Della pratica è rimasta traccia anche qui. Girati intorno e fermati di fronte alla pieve di Borgo San Lorenzo, anzi di faccia al portone di lato rispetto alla facciata. Monastero di Santa Caterina voluto dal pievano Damiano Manti per trarre dalla strada, e dal peccato, ragazze in odor di santità. Come ne finanziò la costruzione? Semplice. Si recò da papa Leone X, un Medici, di transito da Cafaggiolo, si fece annunciare, presentò l’idea, al pontefice piacque e molto, concordarono di trarre il denaro necessario a edificare il convento vendendo la liberazione dalla colpa un tanto a fiorino, secondo un tabellario semplice ed efficace. A ogni peccato da scontare venne assegnato un valore, quanto incassato si trasformò in mattoni, capitelli e marmo. Molto meglio che ricorrere ai prestiti bancari. Sai, se chiedi denaro a una banca poi lo devi restituire e con gli interessi, e invece così tutti contenti, chi paga e chi riceve.

Il lato positivo della storia è che i fondi vennero impiegati davvero e per opere d’arte di cui ci vantiamo da secoli. Temo che San Pietro, sì, proprio quello, debba alle indulgenzela cupola, molti affreschi michelangioleschi e di un tal Raffaello, probabilmente piazza e colonne.

A Borgo non raggiunsero punte così alte di bellezza tuttavia il monastero servì, eccome se servì. La ‘cittadella’ ha ospitato nel tempo un centinaio di monache sempre al servizio della comunità borghigiana. Nel fortilizio medievale edificato sulla Sieve la fede veniva rispettata, era il sale della vita quotidiana.

Che abbia ragione Machiavelli quando sostiene che la religione è necessaria a tenere unito un mondo?

Riccardo Nencini

(Foto Marta Magherini)

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 agosto 2019

 

riccardo nencini
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