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Home»Copertina»Indietro nel tempo, cento anni fa. Una giornata speciale al laboratorio di ricamo di Cornacchiaia
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Indietro nel tempo, cento anni fa. Una giornata speciale al laboratorio di ricamo di Cornacchiaia

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La canonica della pieve di Cornacchiaia oggi

FIRENZUOLA – Il Laboratorio di ricamo San Giuseppe a Cornacchiaia, nel primo ‘900,  aveva lo scopo di  trovare un lavoro per le ragazze del posto affinché non fossero costrette ad andare a  servizio in città o a faticare in campagna, trovare insomma un lavoro che fosse mezzo di sostentamento ma anche mezzo di riscatto spirituale e morale (articolo qui).

Alcuni lavori del laboratorio di ricamo di Cornacchiaia

Per ringraziare la Marchesa Maddalena Guadagni per la fondazione della scuola di ricamo e per l’affettuoso interessamento nei loro confronti, le ragazze dell’associazione San Giuseppe pensarono di ricambiare le cortesie organizzando un festeggiamento per il suo onomastico. Quando giunse il giorno, il 28 maggio 1922, fin dalla prima mattina era tutto pronto. Il grande salone parrocchiale era stato addobbato a festa; un grande tavolo, disposto a ferro di cavallo, era stato apparecchiato per sessanta persone; le pareti erano abbellite con numerose ghirlande verdi e decorazioni floreali, al centro della stanza un grandissimo vaso di fiori freschi era sormontato da una statua di bronzo, raffigurante il genio del lavoro; sopra la scultura due colombe bianche vive che tubavano.

Le grandi finestre e le porte erano state chiuse, affinché nessuno vedesse l’addobbo prima dell’arrivo di Maddalena. Grande emozione dovette suscitare l’avvertimento della ragazza che fungeva da sentinella, che annunciò l’avvistamento sulla strada polverosa dell’automobile che portava la nobildonna. L’arrivo avvenne poco prima dell’inizio della Messa delle 11.00; la marchesa si sedette al posto d’onore che le era stato preparato. La funzione,  celebrata dal rettore del seminario di Firenzuola, fu allietata dai canti delle ragazze del laboratorio. Quando finalmente la grande sala fu aperta, le giovani allegramente presero posto mentre la marchesa veniva fatta accomodare al tavolo d’ onore. Il servizio ai tavoli, fu gestito a turno dalle Giuseppine. Si servì un  menù assai ricco che le povere ragazze del posto raramente avrebbero visto sulle loro mense e che comprendeva:

Minestra a brodo – Quadretti casalinghi

Principi – Affettato e crostini

Pietanze – Sformato di fagiolini con rigaglie

Arrosto di pollo e filetto di vitella

Dessert – Formaggio e frutta

Dolci, liquore e caffè.

La pieve di Cornacchiaia in un vecchio dipinto

Tutto il banchetto, che si svolse in una atmosfera assai gioiosa, fu allietato dagli stornelli che le ragazze avevano scritto e che recitavano a turno:

Di voci argentine in mezzo alla squilla
Di piatti e vivande in mezzo alla pompa
A voi, o Compagne, novello Balilla
Franca comando: “ Il ghiaccio si rompa “.

E tutte incoraggio all’ardua battaglia
E tutte ne sprono novel Pietro Micca
Dei propri stornelli a sparar la mitraglia
Dei propri rispetti a dar fuoco alla miccia.

Battaglia d’amore, mitraglia d’affetto
Che te colpiranno illustre Marchesa
Di figlie i stornelli, di bimbe il rispetto:
Avanti compagne! Fuoco a distesa! ….

E via di seguito a snocciolare ognuna il proprio stornello, qualcuno più banale qualcuno più profondo, ma tutti provenienti dal cuore (questi di seguito sono solo alcuni):

 

Fiorin di pera
Sempre al laboratorio il riso impera
E tutte le stagion fan primavera.

 

Fiorin di faggio
Per darti del mio affetto piccol saggio
Io t’offro tutti i fior che porta il maggio.

 

Fiorin di spigo
Quando lavoro salto fuor di rigo
Ma spesse volte me ne vo in gastigo.

 

Fior di limone
Faccio un po’ di vacanza a stagion buona
Mi tocca seminare il formentone.

 

Prato fiorito
Lascio il laboratorio un po’ scontenta
Ma mi consolo, perché vo a marito.

 

Mandorle amare
Un po’ sbadata son nel lavorare
E spesse volte mi tocca disfare.

 

Fior di castagno
Amo il Laboratorio e non mi lagno
Lieta ricamo e tesso come un ragno.

 

Fior d’erba nuova
Di un augurio sincer tenta la prova
Una fanciulla ancor di Casanuova.

 

Fiorin d’ortica
Nessuna musa mi ha fatto l’amica
Ho fatto un verso solo a gran fatica.

 

Fior d’olivastro
Semplice e rustica son come un ligustro
Non so dir nulla, perchè son di Castro.

 

Fior di tazzetta
Riman deluso il giovin che s’aspetta
Dalle Beppine il far della civetta.

 

Fior di liliane
Gioisci Cornacchiaia da sera a mane
Le tue ragazze non van più lontane.

Scritta del Laboratorio ricamata dalle ragazze

Alle 16.00, sgomberati tutti i tavoli, si tenne uno spettacolo letterario musicale, scritto e interpretato dalle fanciulle del laboratorio.

La presidentessa Eletta Rossetti lesse il discorso di saluto:  “Ci  sono dei musici e dei poeti a Cornacchiaia….. E questi musici e questi poeti, sono le figliuole del laboratorio, perché hanno un cuore che ama e perché hanno vent’anni.  Che importa se non si osserveranno le note, se si faranno delle stecche? Il cuore nei suoi palpiti non lascia ma raddoppia le note …. L’amore nelle sue manifestazioni non fa stecche. Che importa se non correranno i verbi … se zoppicheranno i periodi? …. La poesia nostra è figlia dell’entusiasmo che trabocca dal cuore …. è figlia del fuoco dei 20 anni che ci agita e ci ispira, e non conosce la rigida metrica …”

Eletta Rossetti, presidentessa e maestra del laboratorio, con il marito Guido Cavicchi e il figlio Franco nel 1924. (Foto di Monica Cavicchi)

Il pomeriggio proseguì con un programma nutrito, che si concluse con il discorso di Orsolina Fabbri, la quale nel ringraziare la Marchesa Maddalena per la giornata trascorsa con le ragazze, ribadì: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, vi abbiamo detto tutto quello che sapevamo. Semplici campagnole, vi abbiamo offerto la luce, l’armonia, le bellezze della campagna nella loro semplicità e rusticità: luce, stornelli, canti, augellini e fiori di tutti i colori, di tutti i profumi. E non sono forse queste semplici cose il frutto della Primavera, l’armonia, l’incanto del Creato? Il sorriso della vita?!”

Tutti quella sera, la Marchesa, le ragazze e il popolo di Cornacchiaia, tornarono alle loro case con il sorriso e il cuore pieno di gioia.

Per comprendere cosa fosse il Laboratorio di Ricamo San Giuseppe, basta leggere i seguenti versi:

Il Laboratorio “ San Giuseppe “

Sorge in mezzo alla borgata
consacrato al Sacro Cuore
per le cure di una fata
un local ripien d’amore
lì si prega e si guadagna
per la vecchia e inferma mamma.

Quell’Asil è un bel tesoro
per l’antica e vasta Pieve
che sa dar pane e lavoro
anche al tempo della neve
lì si ride e si lavora
Grazie a Te, buona Signora.

Quell’Asil sia benedetto
che risparmia tanto male
e coltiva tanto affetto
di Giuseppe sotto l’ale
lì si canta e si ricama
grazie a te, prodiga dama.

Lì si adunan della cura
le bambine e le ragazze:
ch’oggi grate alla premura
e di gioia quasi pazze
tutte gridano a distesa
Viva Viva la Marchesa !

 

Passato e Presente

Non più lontana dalla casa mia
dal mio paese dalla mia chiesetta.
Tutte le sere al suon d’Ave Maria
ritorno alla famiglia che mi aspetta.

Rivedo babbo, mamma, i fratellini,
mi siedo al desco allor tutta contenta:
sulle ginocchia ho due dei più piccini
che fan con me la festa alla polenta.

Detto il rosario, lì sull’uscio aspetto
nell’ascoltar dell’usignolo i carmi
l’ora opportuna per andare a letto:
e penso tanto pria d’addormentarmi.

Penso al passato: quando piccoletta
lungi da casa nell’età più bella
per mangiare e vestire ero costretta
contro mia voglia a far la pastorella.

Penso al passato: quando mia dimora
era il bosco, era il campo ed era il monte;
quando la pioggia, quando freddo bora
forte spirando mi gelava in fronte.

Penso al passato: quando il caldo afoso
opprimeva il Creato; a me sol, schiava,
si negava un momento di riposo
da gente cruda e vil che non amava.

Penso al passato: quando più grandina
in mezzo alla città piena di vizio
silenziosa piangea sera e mattina
annoiata e scontenta del servizio.

Penso al passato: bimba senza amore
vita senza sorriso e senza affetto
ed una spina mi trapassa il core
e pensier negri occupan l’intelletto.

Penso al presente: allor torna la calma
allor si acqueta l’agitato core:
la giovinezza torna a destar l’alma
torna la vita, allor torna l’amore.

Penso al presente: allor torna il sorriso
de’ bei vent’anni, e tosto in un baleno
si allarga il cuore, si rischiara il viso
e nella vita mia torna il sereno.

Non più col gregge sull’alpestre monte
non più lontana a guadagnar la vita.
Non più mi solca di sudor la fronte
il lavoro continuo e la fatica.

Alfine son passati i giorni amari
alfine della vita colgo il fiore
coltivando in famiglia fra i miei cari
il grande, il primo affetto, il dolce amore.

E questo per tuo merto, o nobil Dama
che un asilo fondasti di lavoro
dove si prega, si guadagna ed ama
asilo che per noi è un gran tesoro.

La luna occhieggia dietro la montagna
tutto è silenzio. L’usignol non sento.
Nessun rumore turba la campagna.
Prego per te, o Signora, e mi addormento.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 aprile

 

FIrenzuola Laboratorio di ricamo Sergio Moncelli
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