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Home»Copertina»Le “Giuseppine”: storia delle ricamatrici di Cornacchiaia
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Le “Giuseppine”: storia delle ricamatrici di Cornacchiaia

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FIRENZUOLA – Otto anni dopo la sua fondazione, alla scuola di ricamo di Firenzuola, si affiancò un’altra interessante realtà del nostro terrritorio: il laboratorio di ricamo di Cornacchiaia. Fondato il 20 ottobre 1920, per iniziativa della Marchesa Maddalena Guadagni, ebbe funzioni e scopi simili (articolo qui); inizialmente vi si iscrissero venti ragazze e la direzione fu affidata alla cornacchina Eletta Rossetti.

La prima sede del laboratorio

La prima sede fu fatta costruire, nell’autunno del 1921, dalla Marchesa, in accordo con Luigi Corbatti nella zona di Ca’ di Mercato dove sorgerà in seguito la scuola elementare; il nuovo edificio era un locale vasto e comodo in grado di accogliere circa quaranta ragazze. Ben presto le giovani che erano unite per ragioni di lavoro, sentirono l’esigenza di riunirsi anche a livello organizzativo. Con l’aiuto del pievano Righini costituirono un’associazione consacrata al Sacro Cuore, ma dedicata a San Giuseppe perchè in quell’anno ci furono le celebrazioni di questo patriarca. L’associazione si chiamò “Laboratorio di san Giuseppe”; fu acquistato uno stendardo e con questo le Giuseppine, come le chiamava il popolo di Cornacchiaia, parteciparono per il Corpus Domini del 1921, alla solenne processione e fecero così la prima delle numerose uscite ufficiali.

Ragazze del laboratorio di ricamo sulla scala sul retro della pieve di Cornacchiaia ( foto tratta da: I cento anni delle suore stabilite a Firenzuola – Firenze 1992)

Nel 1922, seguendo le direttive dell’arcivescovo che auspicava la fondazione di circoli ricreativi cattolici, affiancarono alle attività del laboratorio un’attività ricreativa e religiosa, fondando quello che diventò il “laboratorio e circolo cattolico femminile di san Giuseppe”.

Furono svolte le elezioni che ebbero il seguente risultato:

  • Presidente: Eletta Rossetti
  • Vicepresidente: Gina Simonetti
  • Consiglieri: Maria Ballerini, Cornelia Simonetti, Giulia Zappoli e Maria Simonetti
  • Portabandiere: Agnese Simonetti
  • Segretaria: Daria Bellini
  • Cassiera: Elena Geroni
Eletta Rossetti, prima presidente del laboratorio, con il marito Guido Cavicchi e il figlio Franco, in una foto del 1924
Gina Simonetti, che ricoprì per prima l’incarico di vice presidente, con il marito Gino Pierantoni e la figlia Sandra, in una foto del 1926

Si provvide all’acquisto di un nuovo stendardo pagato 1250 lire non senza polemica da parte della popolazione che giudicò eccessiva la spesa. Le ragazze si prodigarono nell’organizzazione di numerose iniziative a scopo benefico quali tombole di beneficenza, gare di tiro a segno con buffet e molto altro; memorabile fu la pesca benefica, organizzata nel giugno 1922, che fruttò ben 2000 lire. Nel luglio di quell’anno ebbero anche l’onore di una visita del cardinale arcivescovo di Firenze, il quale, venuto per una visita strettamente privata alla pieve di Cornacchiaia, volle ricevere e benedire le Giuseppine e conoscere laloro bella iniziativa. Non mancarono nemmeno le iniziative strettamente caritative, come quella in cui andarono per alcuni giorni a mietere il grano di Giuseppe Zagni, in quel momento malato e incapace di lavorare, facendo sì che non andasse perso il raccolto frutto di tanti sacrifici.

Stendardo del laboratorio

Tra le prime attività si ricordano anche il festeggiamento per l’onomastico della Marchesa Maddalena Guadagni, il 28 maggio 1922 nel quale venne organizzato un pranzo in onore della patronessa con un bellissimo addobbo floreale. Le ragazze misero su alcuni intrattenimenti letterari con poesie e pezzi teatrali scritte da loro stesse. Altro festeggiamento fu fatto il 10 giugno in occasione della visita al laboratorio di Monsignor Simonetti, vescovo di Pescia ed originario di Cornacchiaia. Nella messa solenne fu benedetto lo stendardo acquistato e dopo, anche in questo caso, furono rappresentate scene teatrali e declamate poesie scritte sempre dalle giovani del circolo. Il discorso di ringraziamento fu scritto dall’allora studente universitario Tito Casini; il testo di questo purtroppo è andato perduto.
Un paio di anni dopo la fondazione la scuola aveva raggiunto il bel numero di ottanta lavoratrici, che in questo modo poterono avere un lavoro dignitoso che permettesse loro di restare nei loro luoghi natali, evitando di andare in città per lavorare a servizio o di compiere altri lavori faticosi ed umilianti.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 settembre 2019

Cornacchiaia FIrenzuola le ricamatrici
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