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Pietramala e i Baldi dalle Rose

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La villa intorno al 1915

FIRENZUOLA – Una monumentale villa ormai decadente si trova a Pietramala appena fuori dal paese, lungo la strada che conduce alla Raticosa. Circondata da un grande parco è stata per molti anni il centro della vita sociale e culturale del paese. Fu luogo di lavoro e di riposo di Telemaco Signorini; il pittore amico personale dei proprietari qui soggiornò spesso, negli ultimi vent’anni dell’ottocento, dipingendo alcune delle sue opere più belle ispirandosi alle vedute e ai personaggi di questi luoghi. E’ appartenuta ad una delle famiglie più in vista di tutto il circondario di Firenzuola: la famiglia Baldi dalle Rose. Avevano antenati comuni con i Baldi della Scarperia, che a Firenzuola possedevano l’antica locanda della Scala, che era posta dove ora sorge il seminario. Abitarono inizialmente a Firenzuola, dove avevano attività di commercianti e banchieri, ma, nel 1752, portarono il loro domicilio a Pietramala in seguito all’apertura della strada della Futa. I nostri si chiamarono semplicemente Baldi fino al 1877, quando con un decreto di re Vittorio Emanuele II, considerato che il loro stemma portava tre rose, furono chiamati Baldi dalle ( o delle ) Rose.

La traduzione dell’Eneide di Leopoldo Baldi dalle Rose

La famiglia si estinse nel 1910 e il titolo passò ai Nobili. Ultimi esponenti furono due interessanti figure: i fratelli Giuseppe e Leopoldo. Leopoldo fu scrittore, poeta e attento traduttore delle opere Virgilio; dette alle stampe la versione dell’Eneide nel 1900 e delle Bucoliche e Georgiche nel 1909. Fu anche arguto scrittore di epigrammi. Per quanto ne so non furono mai pubblicati, ma ce ne dà un saggio Stefano Casini nel suo Dizionario di Firenzuola. Fu anche consigliere e segretario del consiglio provinciale di Firenze. Giuseppe fu valente architetto specializzato nel progettare edifici in stile neogotico e neorinascimentale.

La chiesa di Pietramala negli anni 10

A Pietramala ristrutturò l’oratorio di Sant’Anna, all’interno della sua villa, ma quello che fu il suo capolavoro fu la chiesa parrocchiale del paese. Giuseppe eseguì il progetto, seguì personalmente i lavori contribuendo anche dal punto di vista economico. Fu progettata in stile rinascimentale con pianta a croce greca con cupola ottagonale, rifacendosi alle forme fiorentine del quattrocento; rivestita in pietra proveniente dalle cave del Santerno e addobbata da una bella lunetta ispirata ai lavori dei Della Robbia. I lavori cominciarono nel 1884 e l’edificio venne inaugurato solennemente nel 1902 dall’arcivescovo Mistrangelo.
Di seguito alcuni epigrammi di Leopoldo e una bella poesia del poeta Diego Garoglio, dedicata alla villa Baldi dalle Rose, che scrisse, nel 1924, durante uno dei suoi soggiorni nel paese.

A un mancatore di parola
Quando promette, lui suol dire: ho sola,
Lo giuro, una parola.
Egli è dunque per farne economia
Che appena data la riporta via?
A Miss Brum
Qui riposa Miss Brum, che mentre visse
Amò soltanto i cani e li protesse
Ma senza che giammai le riuscisse
Di ritrovare un can che la volesse.
A un Cavaliere d’industria
Trappola ha fra le mani un buon mestiere
Da mettersi da parte un milioncino,
Se la fortuna gli starà vicino
E lungi il brigadiere.
Quel che si fa in alto
Al Questore il Prefetto:
Io proibisco la dimostrazione.
E’ già finita e tutto andò benone.
Oh! Allora la permetto.
Ad un arrogante
Se qualcuno azzarda delle osservazioni
a Tito l’arrogante
Egli suo dir: non ricevo lezioni!
E per questo è rimasto un ignorante.
Alla Caserma
Un ufficial che schiaffeggiò un soldato
Agli arresti tre dì fu consegnato,
E il soldato che tutte se le prese
Ai ferri corti un mese!
Per un Sindaco
Il somaro del Sindaco defunto
S’è ridotto decrepito e sfinito:
La vedova però ne fa gran conto,
Chè le ricorda il povero marito.
Ad un droghiere
Coscienzioso all’evidenza
Sei, droghier, ma, per preghiera;
Non pesar con la coscienza,
Pesa sol con la stadera.
Poveretta
E’ soldato il suo marito,
Son tre anni che l’aspetta,
E tre volte ha partorito
Senza lui, la poveretta!
Le filantropesse del giorno
A Cia Presidentessa delle buone
Filantropiche Dame,
E’ morto il cagnolin d’indigestione
E la serva di fame.
VILLA DALLE ROSE
Lo so che assai ti piace
quest’ampia Villa,
così austera e tranquilla,
dall’olezzante nome: Dalle Rose,
che se di fuori appare un poco tetra
coi muri antichi del color di pietra,
dentro dev’esser bella assai, capace
di sale spaziose;
che, a fronte dell’alta Pieve,
ultima ai raggi del morente sole
sopra la valle accesa,
à dietro una così vasta distesa
di verdi prati ameni,
ora già costellati
di bucaneve,
di mammole, di primule, e viole,
con macchie qua e là di pini e abeti,
che offrono nei recessi più segreti
a spiriti sereni,
contemplativi,
pei brevi dì del viver fuggitivi,
la più profonda pace.
Non so, Minna, perchè tanto ti piace
questa misteriosa
villa, che dentro non vedesti mai,
di cui sente il tuo cuor quasi il bisogno
come di una tua cosa,
e di cui tanto sai
per non so qual malia …
L’ài vista forse in un notturno sogno,
che, non mendace,
dir ti farebbe ” questa villa è mia?”
O forse anticamente
fu solinga dimora
di un’obliata tua dolce parente,
che vi chiuse la splendida fiorita
della sua vita
intensa e breve,
in una molle sera
della lussureggiante primavera,
o fra il candor virgineo della neve?
Mistero ….
Eppure mi tormenta e un po’ mi culla
questo pensiero
dell’arborata villa
– così ampia e tranquilla –
che appar quasi lasciata in abbandono;
che invano, invano agogno
d’offrirti in dono
come sol posso con la fantasia.
Eppur chi ne sa nulla!
Ascolta, o Minna mia,
ascolta:
non mente sempre una voce segreta …
La vita qualche volta
è ancora più ricca del sogno
e del cuor di un poeta!

Sergio Moncelli
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – giugno 2021

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