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Home»Copertina»“Le Pietre magiche di Firenzuola” di Filippo Bellandi al Museo di Moscheta
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“Le Pietre magiche di Firenzuola” di Filippo Bellandi al Museo di Moscheta

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FIRENZUOLA – Si terrà domenica 29 alle ore 16.00 presso il Museo di Moscheta la presentazione con video proiezione del libro di Filippo Bellandi “Le Pietre magiche di Firenzuola. Sculture e decori con significati simbolici sulle case del territorio”, pubblicato da EDIFIR, Edizioni Firenze, grazie al contributo determinante del Banco Fiorentino – Mugello Impruneta Signa – Credito Cooperativo, che ancora una volta ha dimostrato una particolare sensibilità per la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio. Si tratta di una indagine dedicata alle “pietre magiche”, ossia a quei decori e sculture in pietra serena che ancora sono presenti – alcuni in modo peculiare e talvolta esclusivo – sulle case del territorio, soprattutto su facciate e portali. Sono pietre particolari che venivano prodotte nei secoli scorsi per i loro significati apotropaici, in genere con aspettative di protezione delle case e dei loro abitanti, e anche beneauguranti fertilità e fecondità.

Sono analizzati e schedati ben 81 manufatti: ne è risultato una sorta di primo censimento – ovviamente provvisorio e incompleto – di questo patrimonio di “segni” diffuso sul territorio che, in molti casi, è purtroppo minacciato da degrado, abbandono e cattiva conservazione. Si tratta di “segni” che esprimono il loro valore simbolico proprio nel luogo dove sono nati, sull’architrave, sullo stipite, all’angolo della casa. Sono tutti manufatti di pietra: teste dall’espressione attonita, talvolta minacciosa, mammelle per invocare fertilità, stelle a sei punte di origine precristiana diffuse dai maestri comacini (per la prima volta documentati a Firenzuola dal Trecento), croci di ogni tipo, simboli solari antichissimi come la ruota/rosone e la raggiera, gigli arcaici fiorentini a ribadire l’appartenenza del territorio al nuovo governo fiorentino dopo la caduta degli Ubaldini. Alcuni sono databili al tardo medioevo (quello più antico con data incisa è del 1452), altri al Cinquecento e quindi ai secoli successivi per terminare ai primi del Novecento. In vari casi sono venuti alla luce esemplari rarissimi, altri considerati un unicum per le loro caratteristiche esclusive, come la mammella di Cornacchiaia o il bastone di Esculapio del Corniolo, simbolo dell’antico ospitale documentato dal 1158, altri ancora misteriosi come le scritte in lettere greche di Ara Fontigiana presso Scheggianìco.

Il repertorio che ne è risultato rappresenta di fatto anche una espansione del Museo della Pietra serena, una esposizione di manufatti complementare a quella del Museo, che ognuno può rintracciare sul territorio. La pubblicazione di 208 pagine, con oltre cento foto a colori, ha la Prefazione di Alessandra Biagi, storica e autrice di varie pubblicazioni sull’argomento. Segue l’Introduzione dell’autore sull’origine, i significati e il valore documentario di questi materiali. Il grosso del lavoro di ricerca è contenuto nelle 81 schede, ognuna con una pagina dedicata al manufatto, seguita a fronte da una pagina di foto a colori. Il volume – completato da dieci Itinerari, ognuno descritto e rappresentato su pianta a colori – vuole essere anche una guida, e insieme un invito, alla (ri)scoperta del territorio e delle sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche, un’occasione per una “caccia al tesoro” dove il tesoro sono questi “segni” di pietra che non hanno un valore venale, ma che sono da rispettare e conservare per il loro significato storico di testimonianze preziose delle paure antiche che angosciavano i nostri predecessori fino a qualche generazione fa, dalle quali appunto questi “segni magici” posti all’ingresso della casa dovevano proteggerli.

Il libro si pone come primo censimento di queste pietre particolari, sicuramente incompleto per la vastità della zona da esplorare e per le difficoltà oggettive a “scovare” i decori nei tanti ambienti di difficile accesso perché collocati in edifici privati, o degradati da crolli e abbandono. L’auspicio è quello di ampliare questo primo repertorio con le segnalazioni che si spera arriveranno numerose da parte di cittadini interessati a riscoprire e valorizzare un patrimonio di segni di pietra che per secoli hanno caratterizzato il territorio di Firenzuola, città della Pietra Serena.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Agosto 2021

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