MUGELLO – Nel pomeriggio di sabato 14 marzo, il Prof. Marco Vannini ha presentato il suo ultimo libro “Esercitarsi a morire. Mistica e filosofia” (ed. Le Lettere, Firenze, 2025), in una gremita sala del teatrino della Pieve di San Piero a Sieve, gestita dalla parrocchia in collaborazione con il Circolo Insieme MCL.
È ormai consuetudine che l’illustre filosofo – studioso di pensatori mistici, medievali e moderni, e autore di numerosi trattati – torni nel suo paese di nascita dopo l’uscita di ogni nuova opera; il precedente incontro, riguardante il testo “Conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio”, si era svolto nel dicembre 2024.
Il titolo dell’ultimo lavoro di Vannini, “Esercitarsi a morire” , è tutt’altro che un invito ad avviarsi con più leggerezza verso la fine della vita. Si tratta, invece, di riflessioni per vivere meglio, più felici, in quanto distaccati dal nostro ego e dalle passioni che lo governano. Un concetto noto almeno da quando Platone, nel IV secolo a.C. – rifacendosi a Pitagora, come riportato da Porfirio – parlò nel “Fedone” della filosofia come “esercizio di morte”. Morire, quindi, come distacco, come liberazione dalle passioni che tengono in scacco l’intelligenza. Da qui ai Vangeli di Matteo, Marco e Luca, i cosiddetti sinottici, l’accostamento è d’obbligo – ha proseguito Vannini nell’analisi – , basti pensare all’esortazione di Gesù a seguirlo “rinunciando a se stessi”o alla parabola del chicco di grano, che soltanto morendo genera. L’evangelista Giovanni, ha anche evocato il tema della salvezza attraverso l’odio verso la propria anima. E, del resto, dove ha germogliato in questi secoli la filosofia occidentale, se non nei monasteri? Con S. Agostino, poi, filosofia e cristianesimo vengono a coincidere, e la libertà prende significato nella “morte”.
Normale, al termine della trattazione, che molte delle domande emerse dal pubblico abbiano avuto ad oggetto come declinare tutto questo nel quotidiano. Ma non esistono ricette, ha ribadito il Prof. Marco Vannini, perché ognuno ha il proprio percorso, il proprio modo di procedere nella vita. Non c’è da stravolgere niente, ma piuttosto da “morire” un po’ ogni giorno, per rinascere come la fenice, impressa sulla copertina del libro. Un messaggio importante, in tema con il periodo della Quaresima e della Pasqua.
Bello chiudere, come lo stesso autore ha fatto, con le tre citazioni riportate sulla quarta di copertina, che riassumono il senso del suo pensiero e del suo libro:
“Seguendo la filosofia di Cristo, facciamo della nostra vita un esercizio di morte”. Massimo il Confessore
“Su null’altro è fondato tutto il nostro essere, se non sull’annullamento di noi stessi”. Meister Eckhart
“Cosa santa è la morte. Quanto più essa è forte tanto più gloriosa ne diviene la vita”. Angelus Silesius
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 marzo 2026

