MUGELLO – La presentazione del libro di Patrizia Carpini “Mugello in Cucina” edito da Il Filo a Monte di Fo’ è stata anche l’occasione per ascoltare la la storia della struttura situata lungo la Via degli Dei.
Qualche giorno fa, prima della presentazione del mio libro al Camping “Il Sergente” di Monte di Fò, ho avuto modo di fare una bella chiacchierata con Daniele Farnetani, il titolare.
Daniele mi ha raccontato la storia di questa struttura situata lungo la Via degli Dei, completamente immersa nella natura che offre anche la possibilità di ristorarsi con la cucina tipica del crinale appenninico.
Ecco il suo racconto:
Il nome de “Il Sergente” deriva dal soprannome di mio nonno, Narciso Agostini, che al termine della guerra d’Africa del 1935 fu congedato con il grado di sergente. Nel dopoguerra sua madre lavorava a mezzadria in un podere della fattoria di Panna e abitava in una casa, oggi diroccata, all’ingresso di Monte di Fò. Mio nonno possedeva allora una proprietà a Valdirosa, una frazione di San Benedetto Val di Sambro. Negli anni ’50 decise di venderla per avvicinarsi alla madre e acquistò questo edificio, con annesso terreno, a Monte di Fò da un certo Parigi di Barberino.
Accadde così che tutti i suoi amici di San Benedetto e Madonna dei Fornelli, di ritorno dai mercati di Barberino, Scarperia o Borgo San Lorenzo, passando di qui si fermassero a mangiare da lui. Finché un giorno la mia nonna gli disse: «Narciso, non è possibile cucinare per otto, nove, dieci persone senza che nessuno paghi. Bisogna cominciare a far pagare questa gente!». Fu così che ebbe inizio l’attività di ristorante e bar.
Un amico di mio nonno, di Madonna dei Fornelli, suonava la fisarmonica: il sabato sera veniva giù, si metteva a suonare con un fiasco di vino davanti, e la gente ballava. Nel dopoguerra il locale divenne una delle prime balere di ballo liscio del Mugello. La località cominciò a essere identificata come “Il Sergente” e non più come Monte di Fò. Si diceva: «Si va a ballare dal Sergente» o «Si va a mangiare dal Sergente». Da allora il nome è rimasto a indicare il luogo.
Mio nonno era una persona benvoluta da tutti. Nel periodo della macellazione del maiale ne uccideva sempre due: uno lo lavorava per il consumo familiare durante l’anno, l’altro veniva interamente consumato durante una cena organizzata per ringraziare coloro che lo avevano aiutato nell’azienda agricola. Era una grande festa e la sala era sempre gremita.
Al ristorante, i miei nonni lavoravano in cucina, mentre mia madre e mia zia si occupavano della sala. Nei fine settimana si aggiungevano anche i miei zii, che nei giorni di lavoro erano impegnati uno nell’azienda di autotrasporti e l’altro in quella di movimento terra. Così le attività aumentarono: oltre al Ristorante, all’Albergo e alla Balera, si affiancarono anche gli Autotrasporti, i Movimenti Terra, l’Azienda Agricola e infine il Campeggio.
Negli anni ’80 si decise di separare le diverse attività e gestirle singolarmente. Rimase il nome “Il Sergente”, in ricordo di mio nonno, scomparso nel 1974. Proprio allora nacque il campeggio, grazie alla determinazione di mio padre, che ne intuì le opportunità, e alla gestione attenta di mia madre, fino ad allora impegnata nella ristorazione.
Ancora oggi, mia moglie Gloria ed io portiamo avanti con orgoglio questa loro idea: abbiamo clienti stanziali, fiorentini che fuggono dalla città, turisti stranieri e, da una ventina d’anni, anche escursionisti, prima della GEA (Grande Escursione Appenninica) e poi della Via degli Dei.
Nel 2005 abbiamo ristrutturato il campeggio e aperto all’interno il bar e il Ristorante Foho. Il ristorante prende il nome dall’antica denominazione della zona. In passato, dal Mugello si vedevano salire colonne di fumo dalle montagne, prodotte dalle carbonaie. Per questo il luogo fu chiamato “Monte di Foco”, divenuto poi “Monte di Fò”.
Nel nostro ristorante, mia madre e mia zia hanno tramandato la loro idea di cucina tradizionale, che anch’io continuo a seguire: affettati, coccoli con lo stracchino, crostini di fegatini, bruschette all’olio, tortelli fatti in casa, piccoli come si preparano nell’Alto Mugello, ravioli di ricotta e spinaci, tagliatelle, trippa, lampredotto e carne alla griglia.
Cuciniamo come si fa in casa, a partire dalla scelta delle materie prime che, come diceva mia zia, “a sciuparle ce ne vuole!”. Ingredienti di qualità sono già un passo avanti, e se poi non li rovini, il risultato è certamente eccellente.
Serve attenzione, come per la pasta fresca. All’inizio la acquistavamo dai pastifici locali. Poi decisi di comprare i macchinari per produrla direttamente, ma la mia priorità era che pasta fresca e tortelli fossero il più possibile simili a quelli fatti a mano. Mia zia, che aveva 86 anni, era contraria: le sembrava che con le macchine le togliessimo il mestolo dalle mani. Un anno dopo, quando ormai avevamo preso pratica, ordinai anche la macchina per i tortellini: e fu proprio lei a voler concludere l’acquisto, avendo riconosciuto l’utilità delle attrezzature e l’ottimo risultato ottenuto.
Dai tempi del Sergente Narciso Agostini sono trascorsi molti anni, e noi siamo ancora qui, apprezzati dai nostri clienti, perché evidentemente di cose buone ne abbiamo fatte.
Il campeggio è oggi un luogo dove tradizione e natura si incontrano: un punto di sosta per viaggiatori, un rifugio per chi cerca quiete e autenticità, una casa per chi torna qui ogni anno. “Il Sergente” non è solo un nome: è una storia che continua, giorno dopo giorno, insieme agli ospiti che possono vivere l’autenticità del Mugello e sentirsi parte di quella storia.
Patrizia Carpini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 agosto 2025

