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Home»Copertina»Chiamata alle armi. Una lettera da Firenzuola a Barberino, del 1812
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Chiamata alle armi. Una lettera da Firenzuola a Barberino, del 1812

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MUGELLO – Vi propongo oggi questa missiva inviata da Firenzuola a Barberino, nella quale si chiede di recapitare il biglietto di chiamata alle armi ad un cittadino firenzuolino al momento dimorante in quel territorio.

Durante il dominio napoleonico in Italia si introdusse la coscrizione obbligatoria, tanto che molti giovani furono costretti a lasciare le loro occupazioni e a recarsi a combattere per l’esercito francese.

E’ anche interessante notare che, già all’epoca, ci si recasse da Firenzuola in Maremma per la transumanza.

La lettera è scritta dalla cancelleria del comune e ha firma autografa di Pietro Vivoli.

Il testo è il seguente:

“Il Maire della Commune di Firenzuola

al  sig. Maire della Comune di Barberino

Signore

prego la bontà sua a voler per mezzo del suo usciere far tenere al giovane Antonelli Virgilio, coscritto di questo Cantone l’accluso biglietto di chiamata per essere il dì 7 novembre a Firenze avanti il Capitano di Reclutamento, facendo egli parte del contingente di questo cantone.

L’Antonelli abita nel popolo di Lucigliano, presso un Bartolini in qualità di guardiano.

Hò dovuto indirizzarmi a Lei perchè suo padre, che fa l’istessa professione in questo mio Comune,

è partito da qualche giorno per la Maremma, e non ha qui ne casa, ne famiglia.

Hò l’onore di essere colla dovuta stima devotissimo servitore.

P.s. Mi favorisca riscontro di trasmissione di suddetto biglietto.

Pietro Vivoli”

Pietro Vivoli, esponente di una famiglia importante, che si era trasferita a Firenzuola, ed esattamente a Rapezzo, fin dalla fine del ‘400, ricoprì per un periodo di tempo la carica di Maire del comune di Firenzuola, sostituito dal dottor Gerli negli ultimi tempi della  dominazione napoleonica. Il Maire corrispondeva più o meno alla nostra carica di sindaco. Questa figura aveva poteri politici, amministrativi e di polizia; aveva anche funzione di ufficiale di stato civile, e aveva l’obbligo di conservare i registri di nascita, morte e matrimoni, che fino ad allora erano stati redatti dai parroci e conservati esclusivamente  nelle parrocchie.

Uomo di profonda fede religiosa, molto si adoperò per gli arredi della chiesa di San Giovanni Battista, per i quali spese 500 scudi, e per il seminario, dove ogni giovedì dirigeva una scuola di canto.

Si dice che fosse proprio Pietro Vivoli, nel 1808,  ad importare a Firenzuola le patate, che trovarono nel nostro territorio delle condizioni assai favorevoli, tanto che la loro coltivazione è ancora assai diffusa con dei risultati eccellenti. Ebbe il seme da ufficiali fiamminghi di stanza nel paese durante la dominazione napoleonica; questi ufficiali erano di buon carattere, non vessarono mai la popolazione, tanto che quando se ne andarono molti se ne dispiacquero. Atteggiamento ben diverso da quello delle truppe francesi che taglieggiarono e derubarono in ogni modo gli abitanti di Firenzuola.

Sergio Moncelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 6 marzo 2022

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