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Home»Opere»Palazzuolo sul Senio Opere»I Chini a Palazzuolo: la Cappella dei Caduti
2 Mins Read Palazzuolo sul Senio Opere

I Chini a Palazzuolo: la Cappella dei Caduti

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PALAZZUOLO SUL SENIO – Fra le varie piccole, ma grandi, meraviglie che adornano quel pezzetto di Mugello che già degrada dolcemente verso la Romagna non può passare inosservata la Cappella dedicata ai caduti della prima guerra mondiale sita in una loggia del Palazzo Melli-Filipponi dove si trova la residenza comunale di Palazzuolo sul Senio.

Già a partire dal 1919 si pensò di onorare con alcuni monumenti la memoria dei 109 palazzuolesi caduti al fronte durante la Grande Guerra. A partire da quella data si fece fondere una campana da porre nel campanile parrocchiale, si fece porre una lapide al milite ignoto sempre sulla facciata della parrocchia e si eresse un monumento alla Vittoria dietro la chiesa posto a culmine della nuova via delle rimembranze.

Ambizioso fu, quindi, il progetto di completare il perpetuarsi della memoria dei nomi dei caduti con una cappella da allestire nel palazzo comunale. Il progetto, affidato a Chino Chini, rispecchia i canoni tipici dell’artista. Dopo lungo impegno per reperire i fondi l’ opera fu inaugurata il 5 luglio 1925. Innanzitutto spicca la cancellata forgiata dall’artista locale, Donato Donatini (il fabbro poeta), su disegno del Chini. Indubbiamente peculiare della produzione del Chino il pavimento simile a diversi altri lavori analoghi nel Mugello così come il soffitto a crociera decorato con una fantasia decò tipica delle opere del periodo. Ovviamente lo sguardo è rapito dalla grande parte di fronte al visitatore che riporta con solennità i nomi dei ragazzi caduti e ricorda, con i segni floreali della melagrana, la speranza dell’immortalità del loro ricordo. Sottostante è ripetuta la parola “PRESENTE” che ogni soldato è, simbolicamente, chiamato a gridare anche se dalle nebbie dell’Ade.

Degno di nota il lampadario offerto dalle vedove e dalle madri che avevano perso un figlio in guerra. Fra di loro, mi piace ricordarlo, vi era Albina Benelli Tronconi, mia trisavola, che aveva perso il suo figlio più piccolo Antonio di soli 21 anni. Spicca, nell’elenco delle benefattrici, come l’ultima. Quella che aveva potuto dare solo una lira per il ricordo del suo figlio perduto per sempre, ma ricordato da quasi un secolo in quel meraviglioso scrigno di speranza ed arte che è la cappella dei caduti.

Gianfranco Poli ©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –17 aprile 2021

Cappella dei caduti Chini Gianfranco Poli Palazzuolo sul Senio
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